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Il mondo oltre quel Muro

Autore: . Data: martedì, 10 novembre 2009Commenti (0)

Occhi puntati su Berlino: in corso i festeggiamenti per una delle ricorrenze cruciali della nostra epoca. Un articolo per “Tu Inviato”

MuroBerlinoLa caduta del “Muro della vergogna”, venti anni fa, sbalordì i contemporanei. Con esso crollava anche il blocco sovietico e cominciava, nei fatti, una nuova epoca storica. Per lo storico britannico Eric J. Hobsbawm quell’avvenimento coincideva simbolicamente con la fine del ‘900 (“Il Secolo breve”). Il politologo statunitense Francis Fukuyama avrebbe invece, di lì a poco, addirittura parlato addirittura di “fine della storia”. Di fatto da oggi ovunque si ricorda l’evento. A Roma, a Zagabria, a Varsavia,a Parigi, a Seoul (a ricordare la divisione fra le due Coree).

Per la celebrazione dell’avvenimento sono giunte nella città del muro le maggiori personalità politiche del mondo, di oggi e di ieri. Da Hilary Clinton a Barroso, da Lech Walesa a Sarkozy (è appena uscita una foto su facebook che lo immortala col piccone di fronte al muro ai tempi del crollo), da Nelson Mandela a Kofi Annan, da Medvedev a Gorbaciov. Quest’ultimo, oggi come ieri, all’estero più che in patria, si conferma uno degli uomini più acclamati, “Gorbi”, colui il quale, secondo l’ex ministro degli esteri della Germania ovest, Hans-Dietrich Genscher, ha dato il maggior contributo non solo alla caduta del muro, ma a tutto il cambiamento storico che visse il mondo in quegli anni. Il tutto sarà coordinato dalla donna più potente del mondo, una Ossis doc, Angela Merkel, che ha definito questo, come uno dei momenti più belli della storia tedesca ed europea, e della sua vita personale.

I festeggiamenti sono ufficialmente cominciati nella Getshsemankirche, con la predica dell’Arcivescovo Robert Zollitsch, alla presenza delle maggiori cariche istituzionali tedesche. Negli anni della Ddr la Chiesa evangelica costituiva infatti uno dei rifugi privilegiati dell’opposizione al gruppo dirigente della Sed.  Zollitsch ha ricordato il lieto evento, definendo la “Libertà come un dono di Dio” ed esprimendo l’auspicio di continuare a “costruire con pazienza e costanza nuovi ponti fra est e ovest”.

“Der Tag aller Tage”. Il giorno dei giorni, è la definizione di Walter Momper, Borgomastro di Berlino ovest ai tempi della caduta del muro. La Germania è una patria seria e moderna, che non si nasconde dal suo proprio passato. La sua capacità di introspezione, l’equilibrio della sua coscienza, sono di modello per tutti i popoli del pianeta.

La “festa della libertà”, la sera alla porta di Brandeburgo, non vedrà dimostrazioni di potenza marziale. Nessun simbolo obsoleto dello Stato-Potenza. Un migliaio di parallelepipedi di polistirolo alti 2 metri e mezzo, decorati da artisti e studenti, che cadono in un effetto domino dal Reichstag fino a Potsdamer Platz.

Una festa della repubblica “easy-going”, l’ha definita qualche osservatore nostrano. Ma di easy c’è ben poco, perché tutto è fatto all’insegna della storia e dell’espressione di un nuovo concetto di patria. Il 9 novembre, “Der Tag der Deutschen” (Il giorno dei tedeschi), è la data simbolo della Germania contemporanea. Il 9 novembre 1918 cadeva Guglielmo II, imperatore di una Germania lanciata verso la Weltmachtpolitik, la politica di potenza mondiale che avrebbe dovuto renderla il fulcro del sistema imperialista mondiale. Il 9 novembre del 1938 il regime nazista dava il via libera alla “notte dei cristalli”, la notte del pogrom anti-ebraico, anticamera dell’inferno di Auschwitz.

Queste cose, in Germania, nessuno le dimentica. Le istituzioni, le università, la stampa. Soprattutto ieri, 9 novembre, gli appelli all’attenzione, alla cura e alla responsabilità necessarie per sostenere una matura democrazia provengono da chiunque, e a quanto sembra, la società tedesca ne trae i benefici effetti.

Stefano Adrianopoli

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