Il ministro Brunetta? “Non funziona”
La Funzione pubblica Cgil di Roma e Lazio ha organizzato una campagna di controinformazione per denunciare gli effetti della riforma varata dal dicastero della Pubblica amministrazione
Si concluderà il 1° dicembre, con un presidio a Palazzo Vidoni, a Roma, sotto la sede del ministero della Funzione Pubblica e un’assemblea di quadri e delegati delle Rappresentanze sindacali unitarie, la prima fase della campagna di mobilitazione della Funzione Pubblica Cgil di Roma e Lazio per contrastare la contro-riforma del lavoro pubblico.
Lo ha reso noto Lorenzo Mazzoli, segretario generale della Funzione pubblica Cgil di Roma e Lazio.
“Da ieri e per tutto il mese di novembre – ha spiegato Mazzoli – si svolgeranno assemblee ed iniziative di mobilitazione nei posti di lavoro di tutto il Lazio per informare i lavoratori sul processo di ‘restaurazione’ del lavoro pubblico che riporta alla legge materie che per funzionare avrebbero altresì bisogno del massimo sviluppo della contrattazione e della partecipazione. Dopo i tagli alle retribuzioni della scorsa Finanziaria – ha aggiunto Mazzoli – con l’approvazione della legge 15 si ridisegna una parte vitale per lo sviluppo del nostro Paese configurando un’idea di società più povera, con meno diritti, più ingiusta e diseguale, che travolge l’idea di un welfare universale, puntando a sostituirlo con un welfare minimo e corporativizzato”.
L’insieme di azioni intraprese dal governo “ha messo in atto – taglia corto il segretario romano di Fp Cgil – una vera e propria controriforma del lavoro pubblico che svilisce il lavoro dei dipendenti pubblici, imbavaglia i lavoratori e distrugge le relazioni sindacali, non premia il merito, criminalizza la malattia, e impoverisce i lavoratori non rinnovando i contratti e confermando i tagli al salario accessorio.
Per alimentare la campagna di mobilitazione sindacale, la categoria dei pubblici dipendenti ha aperto un sito (www.brunettanonfunziona.it) attraverso il quale, come ha argomentato lo stesso Mazzoli, intende “smascherare l’azione demolitrice del governo e porci l’obiettivo di richiamare l’attenzione dei cittadini perché vogliamo far funzionare l’Italia. L’obiettivo – ha concluso il sindacalista – è quello di rilanciare la nostra convinzione di quanto un modello di lavoro pubblico sia legato ad un progetto di società e che occorre costruire una nuova ipotesi di riforma del lavoro pubblico: condivisa ed utile al Paese”.
Come se niente fosse, il Ministro tira dritto sulla strada della cosiddetta “efficienza”. “Il certificato di malattia online per i lavoratori dipendenti del pubblico e del privato sarà una realtà al massimo a metà 2010″, ha affermato recentemente pronosticando “una vera e propria rivoluzione”.
“Stiamo avviando – ha spiegato Brunetta – le procedure per l’invio online all’Inps dei certificati di malattia”, poi la “rivoluzione” dovrebbe riguardare anche tutto il settore privato. Sempre in nome di “trasparenza, controlli di efficienza e interventi specifici per ovviare a situazioni di assoluta opacità o degrado come avviene per alcune regioni italiane”.
Ai medici preoccupati dalle burocrazie connesse all’adeguamento tecnologico, Brunetta ha promesso la necessaria gradualità : “Ci sarà una road map per arrivare gradualmente all’applicazione del certificato online. La legge entra in vigore domenica 15 novembre, delineerò fasi, modalità e protocolli informatici per attuarla. Avvieremo un doppio canale che durerà un paio di mesi in cui la certificazione online sarà compatibile con la certificazione cartacea”.
Sarcastica, manco a dirlo, la reazione del sindacato. L’invio telematico del certificato di assenza per malattia all’Inps direttamente dal medico di famiglia o dalla struttura sanitaria “è una buona notizia, peccato sia solo un altro spot del ministro Brunetta”: così si sono espressi Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici, e Nicola Preiti, coordinatore nazionale dello stesso sindacato per la medicina generale.
“In gran parte del Paese – hanno aggiunto – non ci sono ancora le condizioni per attuare questa lodevole iniziativa. Magari il ministro, con la bacchetta magica, riuscisse a tradurre in realtà questo proposito”.
Per Cozza e Preiti “ancora una volta il ministro della Pubblica amministrazione, prima di intraprendere iniziative molto apprezzate dall’opinione pubblica ma difficilmente realizzabili, farebbe bene a incontrare prima chi dovrebbe attuarle invece di annunciarle, prevedendo punizioni esemplari, inderogabili dagli accordi contrattuali, per chi non le applica. Licenziare chi in modo reiterato non invierà i certificati dal 15 novembre, data di entrata in vigore del decreto, o togliere la convenzione al medico di famiglia ‘infedele’, pur privo della strumentazione necessaria, non è certo una soluzione”.
Paolo Repetto


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