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I silenzi della stampa ed il fenomeno D’Agostino

Autore: . Data: giovedì, 5 novembre 2009Commenti (0)

Il direttore di Dagospia da ‘El Pais’ a ‘Otto e mezzo,’ mentre Epifani denuncia le censure dei media sulla crisi.

gossipRoberto D’Agostino da molti anni elabora singolari teorie sul mondo, raccogliendo gossip e trasformandolo in informazione. In una intervista a Sabelli Fioretti, pubblicata su ‘La Stampa’ il 19 marzo del 2008, spiegò quali fossero abitualmente le sue fonti: “Feste tutte le notti. Anche tre a volta. Stare a casa a vedere la tv mi faceva passare la voglia di fare sesso. Alle cene conoscevo tutti e tutti mi raccontavano delle storie, anche i giornalisti. Mi dicevano: alla Rai è successo questo. Il giorno dopo sui giornali non c’era scritto niente. Non capivo per quale motivo loro non le scrivessero. E allora le scrivevo io”. Allora il giornale che ospitava i suoi ‘scoop’ era ‘l’Espresso’, dal quale fu però allontanato in seguito, a suo dire, per un articolo nel quale definì l’avvocato Agnelli uno che “porta sfiga”.

Fondato il suo sito, che raccoglie decine di migliaia di visitatori al giorno, ebbe una illuminazione: “Ho scoperto che l’economia e la finanza avevano preso il sopravvento sulla politica” e sempre nella stessa intervista spiegò come: “Una settimana dopo aver lanciato il sito mi arrivò la notizia che Tatò, amministratore delegato dell’Enel, stava studiando lo sposalizio fra telefonini e televisione. Nel frattempo aveva fatto in modo che sua moglie Sonia Raule venisse nominata direttore dei programmi di Tele Montecarlo. Io all’epoca non ero così smaliziato da capire che dando la notizia avrei bruciato l’operazione. Titolai “Sonia e lumière” e successe un casino. Così capii che non erano le scopatine degli attori ad interessare i miei lettori, ma l’insieme gossip-potere- economia”

Sempre a Sabelli Fioretti raccontò di una anticipazione per la quale va fiero: “Fui sbeffeggiato quando annunciai con due giorni di anticipo la nomina di Folli a direttore del Corriere. Nessuno ci credeva. Mi dicevano: “Così perdi credibilità”": Come raccoglie le sue informazioni: “Il potere invisibile. Mi contattano persone insospettabili, quelle che muovono davvero il teatrino dei burattini”. Alla domanda: “Non hai mai il sospetto di essere strumentalizzato?” rispose: “Sempre” ed al quesito: “Cossiga è un tuo informatore?” aggiunse: “E’ di più. E’ la guida spirituale di Dagospia. E’ stato il primo a darmi fiducia. All’epoca della guerra da parte di Profumo e Geronzi a Maranghi per la conquista di Mediobanca, Cossiga scelse Dagospia come veicolo per picconare a difesa di Maranghi”.

Queste poche frasi dicono quasi tutto sul mondo italiano dei media. Feste per trovare news, economia trasformata in surrogati per nutrire con maggior vigore la tradizionale curosità dei lettori sulle “scopatine degli attori”, la consapevolezza di essere strumentalizzato “sempre” e la collaborazione di un ex presidente della Repubblica indicato (speriamo non sia vero) come protagonista di una campagna ‘picconatoria’ per intervenire in una questione che riguardava l’assetto direttivo della principale banca d’affari italiana.

‘El Pais’, descrivendo ‘Dagospia’ ha scritto di recente: “Le sue anticipazioni, analisi e pettegolezzi sono appuntamento obbligato per giornalisti, imprenditori e politici, come dimostrano le 700.000 pagine viste al giorno, con 12 minuti di permanenza media”. Cercando di svelare la propria identità poltica e supponendo di essere molto spiritoso, D’Agostino ha detto al quotidiano spagnolo di sentirsi “romano, romanista e dopo italiano”, e di essere “un conservatore anarchico che alla destra e alla sinistra preferisce il centro (della tavola)”.

Il giornalista “romano, romanista e dopo italiano” ha anche una idea chiara sugli assetti poltici globali: “Un fatto incontrovertibile, che i concetti di sinistra e destra appartengano al secolo passato. Sono obsoleti come il telex rispetto all’e-mail. Materiale da antiquariato che va avanti in Italia con stereotipi polverosi e discorsi in lingua “politichese”, che repellono al cittadino e suonano indecifrabili ai giovani. Che significa oggi essere di sinistra? Semplice: non vedere il Dalai Lama, come ha fatto Obama, perché la Cina è il principale creditore degli Stati Uniti. Ecco, meglio che depiliamo tutto il pelo ipocrita dalla nostra mente e ammettiamo che, da Zapatero a Sarkozy, da Brown a Lula, da Merkel a Berlusconi, ogni Governo è già un “comitato d’affari”. E che la distinzione ideologica destra/sinistra ricorda il dibattito tra i nostri nonni: è più eccitante il tango o il valzer?”.

Senza rendersi conto della pesantezza con la quale  il cronista di ‘El Pais’, in una domanda specifica, “Come è riuscita l’Italia a distruggere la sua cultura in solo 30 anni?”, definiva un drammatico processo di imbarbarimento della nostra società nazionale, D’Agostino ha reagito: “Per pochi euro puoi comprarti ancora una novella di Dostoievski, o la Bibbia. Ma i sussidi di Stato sono un cancro. I geni non hanno bisogno di finanziamenti. La RAI, per esempio, non dovrebbe essere un servizio pubblico, i bambini già non vedono la televisione, sono tutto il giorno appiccicati al computer e il telefonino (che sono ormai la stessa cosa). Che senso ha la Rai? Costa un patrimonio in imposte, ma il potere non vuole privatizzarla. Il corporativismo è un altro demonio italiaco. Se lo Stato dà milioni di euro a fondo perduto ai giornali, come possono essere indipendenti? Il risultato è che le notizie sono scomparse. Siamo comprati e venduti. Un catalogo vivente di anomalie”.

Per concludere il patchwork di risposte del proprietario di Dagospia, un’ultima sua considerazione: “E’ facile nascondersi dietro Berlusconi, ma tutti abbiamo un Berlusconi dentro di noi. Io non ho paura di Berlusconi, ma del Berlusconi che porto dentro”. Perchè sostenga di rappresentare un intero popolo non si sa, ma è vero che alberga in lui un certo spirito napoleonico tipico del Cavaliere.

Nella serata di martedì anche Lilly Gruber ha sentito il bisogno di offire a D’Agostino un pò di spazio, invitandolo ad ‘Otto e Mezzo’, insieme ad un altro giornalista, Aldo Cazzullo, in una puntata dal titolo: “Roma degli eccessi e l’Italia degli scandali”. Un’altra bordata impietosa di luoghi comuni si è riversata sui telespettatori.

Mentre tanta attenzione si riversa sulla ragnatela misteriosa di scandali che stanno definitivamente mettendo al tappeto il Paese, su ‘L’Unità’ il 3 novembre scorso il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, ha scritto: “Ci dobbiamo porre una domanda: perché non si vuole parlare della crisi, perché si vuole tacere la realtà, perché la si relega ai margini dell’attenzione dell’opinione pubblica, e perché questo avviene solo in Italia?”.

Il sindacalista ha spiegato: “Basta prendere, ad esempio, le prime pagine dei grandi giornali europei dell’ultimo anno, verificare come hanno presentato i problemi economici, le ricadute occupazionali, le tensioni sociali, e confrontarle con le prime pagine dei maggiori quotidiani italiani. C’è un abisso. Da noi si parla di tutto tranne che della crisi. Ora è comprensibile che il governo e i giornali vicini facciano questa operazione. Se Berlusconi ha detto alcuni mesi fa che il peggio era passato e oggi afferma che la crisi è già finita, evidentemente i giornali e le tv più sensibili agli interessi del governo non possono raffigurare quello che sta avvenendo nel Paese, preferiscono parlare d’altro”.

Il paradosso è che ormai dalle interviste di ‘Novella 2000′ ad uno dei transessuali coinvolti nel caso Marrazzo ai reportage di ‘Chi’ sembra che il gossip sia entrato nel mondo un tempo più autorevole della stampa di informazione.

Per fare un esempio, Signorini ha risposto senza nessun pudore alla domanda di Barbara Romano di ‘Libero’: “Vero che si fece raccomandare da un suo alunno per farsi assumere a ‘Sorrisi e Canzoni?” con una affermazione agghiacciante: “Verissimo. Insegnavo al Leone XIII, prestigioso liceo dei gesuiti frequentato dall’alta borghesia milanese. Primo giorno di scuola: tema sulla famiglia, così potevo scoprire gli affari di tutti. E uno scrisse che suo padre era vicedirettore a ‘Sorrisi. Gli dissi: “Davvero? Chiama immediatamente il papà”".

Il ‘Corriere della Sera on line’ pubblicava in home page ieri una notizia di questo tipo: ” Joelle: “Sono la figlia segreta dello stilista Etro” -  Ha 44 anni, prima ha chiesto soldi, poi l’azione legale a Milano. Lui rifiuta il test del Dna di E. Serra”.

Sempre ieri i lavoratori dell’Agile si sono riuniti in assemblea permanente negli stabilimenti di Ivrea e Torino. L’zienda ha 10 mila dipendenti circa in tutta Italia e non paga gli stipendi da settembre. Inoltre ha deciso di mettere licenziare circa 200 degli oltre 300 dipendenti di Ivrea e Torino. Per loro neppure un cenno. Sono solo dei morti di fame

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