I romanì dimenticati di via Rubattino
Di loro non parla più nessuno. Che fine ha fatto la comunità sgomberata la settimana scorsa alla periferia milanese?
Dopo essere stati cacciati dal loro per decisione dell’amministrazione comunale di centro destra milanese e senza nessuna alternativa o preavviso, i romanì di via Rubattino vagano per l’hinterland del capoluogo lombardo.
Secondo alcune fonti sarebbero arrivati a Segrate e lì passerebbero il tempo sulla riva del laghetto. Ma neppure questo è accettabile per i padani doc e così il sindaco Adriano Alessandrini, del Pdl, ha protestato contro le decisioni della giunta Moratti: “E’ stato uno sgombero fatto – ha detto – senza nemmeno avvisare noi che siamo confinanti con il campo nomade in questione”.
Il primo cittadino di Segrate aveva immaginato che i ‘pericolosi zingari’ avrebbero potuto varcare i confini del suo comune e giovedì scorso aveva piazzato un presidio, formato dalle forze dell’ordine, proprio alla rotonda di via Rubattino sul confine tra Milano e Segrate. Ma la precauzione, a quanto pare, non è servita.
I romanì, che dopo essere stati privati della casa possono ora essere definiti ‘nomadi’, hanno cercato prima alloggio dove potevano e poi, senza altra possibilità hanno raggiunto a piedi Segrate, dove hanno piazzato alcune tende.
Sono solo una quarantina dei circa 300 che abitavano in via Rubattino e già sono sottoposti alle pressioni di polizia locale e carabinieri. Alessandrini ritiene che “il problema è relativo, visto che presto dovrebbero andarsene. Però sono infastidito dal fatto che Milano fa uno sgombero e non ci avvisa. Prima permettono di creare una situazione assurda e poi non pensano a precauzioni per evitare che i nomadi cacciati si insedino altrove. Si invoca tanto l’area metropolitana e poi non ci si parla per cose così importanti. Il prefetto ha detto: “ Basta campi nomadi a Milano”. Cosa intende? Che saranno spostati in periferia? Segrate non intende diventare un nuovo centro di accoglienza”.
La violenza ed il razzismo che alcune amministrazioni comunali stanno operando nei confronti di uomini donne e specialmente bambini lascia senza parole e ricorda antiche e famigerate pulizie etniche.
Tuttavia non tutti i cittadini sono insensibili al dramma di queste persone. Gli alunni della primaria “Elsa Morante”, quella frequentata da 26 bambini sgomberati giovedì mattina dal campo di via Rubattino, hanno scritto decine di letterine per far sentire la propria vicinanza al compagno di banco perso chissà dove.
I piccoli cittadini della Morante vogliono far sapere agli amichetti che l’affetto e l’amicizia sono quelli di sempre. “Le hanno consegnate ai volontari delle associazioni – ha spiegato Flaviana Robbiati, una delle maestre dell’elementare – che poi le hanno recapitate ai destinatari”.
Un gesto di coscienza civile che non sembra appartenere agli amministratori di Milano e Segrate e che nei giorni scorsi aveva avuto precedenti. “Nel weekend – ha continuato Robbiati – alcuni di loro, saputo che i compagni erano nella chiesa di Sant’Ignazio, si erano fatti accompagnare dai genitori per poter giocare insieme. Perché i bambini non fanno differenze”.
Alcuni dei piccoli romanì si sono presentati a scuola. “Qualche genitore – ha spiegato la maestra – è riuscito ad accompagnarli, ma logisticamente non è stato possibile per tutti. Il problema è il futuro: non sappiamo per quanto tempo resteranno nei dormitori e quindi chissà se e quando potranno tornare. E’ un vero peccato, perché attraverso la scuola si era creato un bel processo di integrazione. Dopo lo sgombero, alcuni se ne sono già tornati in Romania. Quelli li abbiamo persi, per sempre”.


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