I ‘carabinieri infedeli’ forse rapinatori seriali
I responsabili dell’affaire Marrazzo potrebbero aver derubato anche altri.
In attesa delle decisioni, previste per lunedì prossimo, del Tribunale del Riesame che dovrà decidere se accogliere la richiesta di scarcerazione presentata dai 4 carabinieri coinvolti nel caso Marrazzo, prosegue l’indagine parallela avviata dalla Procura di Roma sul possibile coinvolgimento di due aderenti alla ‘banda’ in aggressioni e rapine subite da transessuali.
L’indagine dei magistrati Giancarlo Capaldo e Rodolfo Sabelli si basa sulle dichiarazioni di alcune persone interrogate come testimoni nel caso Marrazzo. Costoro sostengono di avere identificato nelle immagini loro mostrate almeno due dei 4 carabinieri ora in carcere.
A Regina Coeli sono in stato di detenzione Luciano Simeone, Carlo Tagliente, Antonio Tamburrino e Nicola Testini. A seconda della loro posizione processuale sono accusati di violazione di domicilio, concussione, rapina, violazione della legge sugli stupefacenti, ricettazione e omessa denuncia.
In procura vengono smentite, poi, le notizie riguardanti ispezioni e perquisizioni da parte dei carabinieri alla regione Lazio con riferimento all’ipotesi di un uso illecito, da parte di Marrazzo, a fini di necessità personali, di fondi di rappresentanza a sua disposizione.
L’incarico conferito agli investigatori avrebbe invece avuto come scopo la ricerca di elementi esistenti presso la segreteria di Marrazzo di documenti o appunti riguardanti il presunto atto di ricatto a cui sarebbe stato sottoposto l’ex governatore della regione.


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