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Gruppo Agile, migliaia di lavoratori a rischio

Autore: . Data: mercoledì, 11 novembre 2009Commenti (0)

Si avvicina una carneficina occupazionale nel grande polo elettronico. Ieri all’alba, nella fabbrica romana della holding, Eutelia, blitz di quindici energumeni contro i dipendenti in lotta. L’indignazione del sindacato

euteliaC’è voluta l’irruzione di una quindicina di energumeni, alle 5 e 20 di ieri mattina nella sede aziendale occupata sulla via Tiburtina a Roma, per aprire un flebile spiraglio mediatico sulla drammatica vicenda che riguarda 1200 lavoratori della società Eutelia (di cui 284 occupati nella Capitale) e più complessivamente i circa 10mila dipendenti del gruppo Agile.

I dispacci di agenzia hanno iniziato a susseguirsi sei ore dopo il fattaccio: “Questa mattina – ha dichiarato la Fiom Cgil – una squadraccia di una quindicina di uomini capitanata dall’ex amministratore delegato di Eutelia, Samuele Landi, ha fatto irruzione nella sede romana presidiata all’interno dai lavoratori. Con piedi di porco hanno divelto le porte degli uffici, hanno svegliato i lavoratori che presidiavano la sede puntando loro negli occhi le torce elettriche, spacciandosi per poliziotti, chiedendo i documenti, minacciando gli stessi lavoratori e impedendo loro di muoversi. L’immediato arrivo delle forze dell’ordine, chiamate dai lavoratori, ha evitato il peggio visto l’atteggiamento violento e arrogante di questi loschi personaggi”.

Immediatamente dopo la denuncia, Fiom-Cgil, Fim-Cisl e la Camera del Lavoro di Roma Est hanno presentato un esposto circostanziato alla Procura della Repubblica di Roma: “L’attacco violento da parte dell’azienda nei confronti dei lavoratori per cacciarli dal sito produttivo – ha spiegato Claudio Di Berardino, segretario generale della Cgil di Roma e Lazio – mostra il volto violento dell’imprenditoria”.

Perciò “la Cgil di Roma e Lazio richiede l’intervento immediato della presidenza del Consiglio dei ministri affinché convochi un tavolo per risolvere con un vero piano industriale la vertenza Eutelia e il dramma occupazionale dei suoi dipendenti”.

A dire il vero, la settimana prima, i lavoratori in lotta avevano provato a coinvolgere il governo a proposito della loro grave vicenda occupazionale, attraverso una lettera indirizzata al sottosegretario Letta, che – oltre a ricordare a palazzo Chigi che i dipendenti sono senza stipendio da agosto – poneva l’accento “sull’apertura della procedura di mobilità per 1192 impiegati, senza la presentazione di un piano industriale che la motivi, e che pertanto non dà garanzie di continuità lavorativa neanche alla esigua forza lavoro rimanente”.

I lavoratori vollero precisare per iscritto a Letta che “la loro situazione non è causata dalla crisi economica, ma da una mala gestione ai ‘limiti della legalità’ che sta impoverendo giorno per giorno la potenzialità finanziaria e commerciale costruita in decenni di professionalità ai massimi livelli” e auspicavano dunque l’intervento della politica.

Considerando “che solo negli ultimi venti giorni abbiamo perso commesse da Enti pubblici per circa 12 milioni, mentre altri, come il Comune di Roma, Poste, Regione Puglia, stanno rescindendo i contratti in essere per un valore di circa 7 milioni”.

Ecco l’ennesima conferma, avevano aggiunto i dipendenti, che “la Dirigenza ha messo in atto un piano ‘industriale’ che prevede il ribaltamento dei costi derivanti da un licenziamento di massa, sulla collettività. Ci chiediamo, come può un’azienda che non riesce a liquidare gli stipendi avere la disponibilità del Tfr di 1192 impiegati, con un’anzianità lavorativa pluridecennale?”.

E’ proprio il caso di dire che la missiva è rimasta lettera morta, almeno finché non sono piombati in fabbrica, ieri all’alba, gli energumeni. I lavoratori si ostinano a rimettere in fila le loro buone ragioni, quelle di un gruppo finito nel consueto “spezzatino” produttivo che produce a sua volta cassintegrazioni, mobilità, licenziamenti.

Così è successo ad Agile, dove è stato messo a serissimo rischio il futuro degli ex dipendenti Olivetti, Getronics, Bull, Eutelia, Noicom, Edisontel (tutte aziende confluite nell’unica Srl “madre”) e si sono poste le basi per “consegnare la società ai professionisti del fallimento”.

Ora la drammatica sorte, accusano i dipendenti in lotta, potrebbe abbattersi come una scure su larga parte del gruppo industriale mettendo a rischio il futuro di tanti dei 10mila lavoratori che lo compongono. Alla faccia di chi fa finta di indignarsi ogni giorno contro i cosiddetti “catastrofisti”. I quali hanno lanciato ieri l’ennesimo allarme-licenziamenti: alla preoccupazione di Cesare Damiano del Pd, hanno fatto eco la protesta di Paolo Ferrero di Prc, Gianni Pagliarini del Pdci e dell’Italia dei Valori di Di Pietro.

Paolo Repetto

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