Giustizia per Mbarka Sami Ben Garci
L’uomo, detenuto nel carcere di Pavia, era morto a causa di uno sciopero della fame.
InviatoSpeciale si è occupato della vicenda del carcerato tunisino, scomparso il 5 settembre scorso dopo uno sciopero della fame di 40 giorni (leggi qui). Ieri il suo legale ha presentato un esposto alla Procura di Pavia nel quale accusa la direzione del carcere, il direttore sanitario della struttura e una psichiatra di essere responsabili della morte dell’immigrato.
Mbarka Sami Ben Garci aveva deciso di protestare dopo che gli era stata inflitta una nuova condanna per violenza sessuale, accusa che aveva sempre respinto considerandola “infamante”.
La Procura, subito dopo l’accaduto, aveva aperto un fascicolo a carico di ignoti con l’ipotesi di omicidio colposo, disponendo l’autopsia che, stando ai primi esiti, avrebbe individuato in una crisi metabolica la causa della morte.
Ora in Procura è arrivato anche l’esposto presentato dall’avvocato Aldo Egidi, al quale sono allegate alcune lettere che il legale inviò alla direzione del carcere per richiedere il trattamento sanitario obbligatorio (tso) per il detenuto, che non intendeva interrompere lo sciopero della fame.
“Il mio assistito – ha chiarito il legale – venne trasferito in via d’urgenza in ospedale solo quattro giorni prima di morire”. E al tunisino, ha concluso il legale, “non venne mai praticato il tso, che forse avrebbe avuto l’effetto di salvargli la vita. Dalla psichiatra dell’ospedale al direttore sanitario del carcere, tutti dissero che non c’erano elementi per il tso”.
Infatti, l’uomo è morto durante una protesta non violenta in un Paese che si definisce democratico dopo essere stato ‘dimenticato’ per oltre un mese.


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