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Fame: i vertici inutili

Autore: . Data: martedì, 17 novembre 2009Commenti (0)

Ieri a Roma si è aperto il meeting della Fao sulla sicurezza alimentare.

fameIn avvio della manifestazione il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha detto: “Oggi più di 17mila bambini moriranno di fame. Uno ogni cinque secondi. Sei milioni all’anno. Questo non è più accettabile. Dobbiamo agire”.

InviatoSpeciale aveva deciso di non affrontare l’argomento, perchè la tragedia della fame è un falso obiettivo. Le decine di migliaia di persone che muoiono per mancanza di cibo sono le vittime più sfortunate di un esercito di miliardi di esseri umani che vivono in condizioni inaccettabili di povertà, mancanza di diritti civili, sfruttamento e violenza. Così i due Barnum in corso nella capitale, quello ufficiale della Fao e quello ‘ufficialmente alternativo’ della ‘società civile’ in svolgimento da venerdì scorso sono solo parate di individui che da anni spendono per queste megariunioni cifre enormi e non raggiungono risultati tangibili.

Chi non ha mai frequentato gli incontri istituzionali dell’Onu non sa che all’ora di pranzo i buffet sono ben frequentati, il cibo abbondante, ben cucinato e vario. Mentre i 500 delegati del ‘contovertice”  sono i rappresentanti di un universo spesso velleitario e inutile, se non in alcuni casi egualmente contraddittorio per non dire corrotto.

Nelle intenzioni il summit sulla sicurezza alimentare si dovrebbe mercoledi prossimo con la votazione di un documento che dovrebbe impegnare i governi a “prendere misure urgenti per sradicare la fame nel mondo”. Ma già ieri si è capito che non c’è nè una data da ripsettare, nè un obiettivo da realizzare.

Il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, ha sostenuto di essere “rammaricato” ed ha aggiunto: “Non ho negoziato io il documento, anzi ne sono stato escluso”. Non sapeva tutto questo anche prima di venire a Roma, l’ha scoperto per caso?

Diouf ha anche aggiunto: “Abbiamo un impegno a breve termine per mobilitare 20 miliardi di dollari” e “in due anni dobbiamo tirar fuori questa cifra”. Il capo della Fao, per sostenere i piccoli agricoltori, aveva chiesto ai Paesi industrializzati 44 miliardi di dollari, arrivando a pretendere anche dai Paesi del Sud del mondo “il 10 per cento dei bilanci nazionali” per un ammontare di 76 miliardi di dollari.

L’equilibrio mondiale è semplice da spiegare: alcuni Paesi sono ricchi e non solo consumano oltre i limiti del tollerabile, ma anche ritengono di dover utilizare per farlo materie prime, lavoro e risorse che appartengono alla parte povera del pianeta. In questo stato di cose la ricchezza è distibuita in modo iniquo e la conseguenza è la disparità. La fame è solo una conseguenza estrema, preceduta da livelli di diseguaglianza non solo tra Paesi ricchi e poveri, ma anche tra i cittadini di tutti e due i gruppi di nazioni.

Secondo i ‘contestatori del vertice Fao’ “i piccoli contadini e altri piccoli produttori di cibo, come i popoli indigeni, sono oltre un miliardo e mezzo nel mondo e producono oltre il 75 per cento del fabbisogno di cibo del pianeta. Possiamo arrivare a coprire il 100 per cento delle necessità attraverso un’agricoltura sostenibile e allevamenti su scala ridotta”, perchè “al contrario di quanto viene detto, la produzione agricola su vasta scala è sufficiente a nutrire tutti”.

E qui viene il bello. I delegati della società civile sostengono che l’80 per cento del miliardo di persone colpito direttamente o vicino alla soglia di povertà che indica lo stato di malnutrizione è composto da piccoli produttori agricoli e abitanti delle campagne. Costoro grazie a ‘politiche pubbliche’ corrette e finanziamenti specifici dovrebbero in tempi ragionevoli essere in grado di risollevarsi, produrre cibo per se stessi ed anche per altri.

Politiche pubbliche e finanziamenti specifici, questa la ricetta. Peccato che i governi della gran parte dei Paesi a Sud del mondo siano corrotti, idirizzati dall’influenza dei Paesi leader e dipendenti dagli interessi delle multinazionali occidentali e dalle manovre espansionistiche della Cina.

Ancora peccato che la crisi finanziaria mondiale abbia mostrato con chiarezza come le economie ‘avanzate’ siano diventate sistemi senza regole, nei quali le ricchezze hanno preso le sembianze di bond senza valore econimico reale, distuggendo il rapporto prodotto-ricchezza, che è alla base dei sistemi industriali.  Così la povertà non solo è cresciuta anche tra i ‘potenti’, ma è aumentata anche tra i ‘poveri’, facendo esplodere disoccupazione, emarginazione e come sonseguenza anche maggiori flussi migratori, razzismo ed esclusione.

Per capire ancora meglio quanto sia demagogica la lotta alla fame, è necessario passare dalla Fao, agenzia delle Nazioni Unite, alla casa madre, l’Onu, ed al suo Consiglio di sicurezza. Da anni se ne discute la riforma, ma senza arrivare a nulla. Così il vertice del mondo resta nelle mani di Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina. Gli altri Paesi, pur potendone far parte a rotazione, non hanno il noto ‘potere di veto’, ovvero contano come un due di briscola.

Oggi il malessere del pianeta è profondo. Dalle diseguaglianze al rispetto dei diritti civili, dall’inquinamento alle disparità di sviluppo, la corsa verso il punto di rottura è frenetica. Il ritardo che le menti migliori di questa epoca hanno accumulato rispetto alla ricerca di altenative ad un possibile crash è gravissimo e l’assenza di una proposta ideale e politica capace di condurre milardi di cittadini della Terra verso una scelta planetaria di pace ed eguaglianza lascia sgomenti.

Il vuoto politico lasciato dalla crisi del marxismo, dalla sconfitta di un pensiero diventato più crdele del capitalismo (laddove era stato realizzato), non ha visto la nascita di una nuova opportunità per catturare il cuore e la mente dei popoli e condurli ad un nuovo assetto gloabale.

La globalizzazione, inoltre, ha impoverito anche aree del mondo occidentale, con la delocalizziazione di innumerevoli industrie, trasferite dove la mano d’opera costa meno e producendo una crescita della disoccupazione non tutta rissorbita da nuove iniziative imprenditoriali.

Infine i paradossi. Nei giorni scorsi  Ban Ki-moon e Jacques Diouf avevano scelto un gesto clamoroso per attirare l’attenzione alla vigilia dell’apertura del vertice. Il Direttore generale della Fao e il Segretario generale dell’Onu volevano sollecitare un’azione immediata in solidarietà con il miliardo di uomini donne e bambini che soffrono di malnutrizione cronica.

Diouf aveva fatto appello alle persone “di buona volontà” in tutto il mondo affinchè si uniscano a lui nello sciopero della fame mondiale. Per dare maggiore risalto a questa iniziativa Diouf aveva trascorso una notte nell’atrio della sede della Fao. “Spero che con questo gesto si riesca a far crescere la consapevolezza e far sì che l’opinione pubblica faccia pressione affinchè coloro che possono cambiare questa situazione lo facciano” aveva detto ai giornalisti.

Allo sciopero aveva aderito anche il sindaco di Roma, Alemanno, a pochi giorni dal varo di una misura che punisce con una multa da 200 euro chi perchè povero è costretto a pulire i vetri agli incroci della capitale. Finchè i poveri sono altrove è facile solidarizzare, ma quando sono nel giardino di casa ‘sporcano’ ed è meglio ‘allontanarli’.

Fino a che a ‘Nord’ i cittadini non impareranno a condividere le proprie ricchezze ed a rinuciare al proprio predominio militare ed economico a ‘Sud’ si morirà. Sempre di più.

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