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Crisi: i numeri abbelliti

Autore: . Data: martedì, 24 novembre 2009Commenti (0)

I dati diffusi dai media sono parziali ma fanno comodo a molti.

poveriIeri l’Osce ha diffuso nuove cifre sulla situazione dei Paesi aderenti. Per l’Organizzazione nel terzo trimestre di quest’anno il prodotto interno lordo è cresciuto nell’area Ocse dello 0,8 per cento rispetto al trimestre precedente, mentre ad aprile, maggio e giugno si era invece fermata, registrando quota ‘zero’.

Il dato, quindi è confortante. Per l’Italia in particolare gli ultimi dati mostrano un lieve progresso dopo cinque trimestri negativi consecutivi. La crescita è dello 0,6 per cento rispetto al periodo precedente.

Così ‘Il Corriere della Sera’ ha pensato bene di titolare: “Ocse: nel terzo trimestre dell’anno il Pil italiano cresce più della media Ue. Per l’Italia +0,6% rispetto al 2° trimestre, superiore sia alla media Ue (+0,2%) che all’area Euro (+0,4%)”.

E’ del tutto vero? In realtà il nostro ‘successo’ è stato inferiore a quello degli altri Paesi del G7 (i nostri diretti concorrenti), che sono saliti dello 0,7, ma migliore degli altri partner dell’Ue (la media è dello 0,2 per cento) e di quelli che utilizzano l’Euro (attestati allo 0,4 per cento).

I problemi, però, sono su base annua. In dodici mesi il Pil nei Paesi Ocse ha visto un calo del 3,3 per cento, ma l’Italia è scesa di più di un punto in più dgli altri, il 4,6.

Per l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo nei sette Paesi maggiormente industrializzati il prodotto interno lordo nel terzo trimestre ha visto, su base congiunturale, andamenti molto diversi: si va dalla crescita dell’1,2 per cento del Giappone al calo dello 0,4 dell’Inghilterra, Paese che registra il sesto trimestre consecutivo di contrazione dell’economia.

Fatta eccezione per la Francia, dove la crescita è rimasta invariata rispetto al trimestre precedente, tutti i Paesi del G7 hanno mostrato un miglioramento dell’andamento del Pil rispetto ai dati del secondo trimestre.

I numeri sono difficili e freddi da interpretare, ma mostrano senza dubbio una situazione seria, nella quale le capacità di ripresa italiane sono minori rispetto ai Paesi più sviluppati e questo non è un fatto da sottovalutare o da nascondere dietro titoli inutilmente ottimistici.

Ed infatti la ricaduta della crisi è evidente se si considerano  comportamenti quotidiani dei cittadini. Un’indagine Format Salute -’la Repubblica’ sui comportamenti alimentari e le abitudini di spesa degli italiani ha rilevato alcuni fatti di rilievo.

Sono aumentati gli acquisti di cibi ‘economici’ come pasta e riso e diminuiti quelli dei più ‘costosi’ pesce e carne. Un italiano su cinque, poi, ha problemi a fare la spesa ed è costretto a fare colazione, a pranzare e cenare a casa, limitando al massimo bar, pizzerie e ristoranti.

Solo il 20 per cento circa degli italiani va a cena fuori una volta alla settimana. Il 40 per cento lo fa una volta al mese mentre il restante 40 non lo fa mai o quasi mai.

Anche la spesa alimentare si è ridotta e sono cambiati i consumi. Secondo i dati raccolti sono diminuiti, rispetto allo scorso anno, i consumi di vino del 25,8 per cento, di pesce del 20 e di carne dell’11,6.

Crollati gli acquisti di alimenti arricchiti con vitamine e/o minerali, precipitati del 44,8 per cento, in forte difficoltà i dolcificanti, scesi del 26,4, il latte e i derivati, sotto del 26,3.

Sono saliti i consumi di riso del 12,3 per cento, della pasta dell’8 e dell’olio d’oliva del 6,8.

Giorgio Calabrese, docente di nutrizione umana all’Università Cattolica di Piacenza ha commentato: “Mangiar sano oggi non è sempre possibile, perchè mentre prima costava molto il cibo ottimo, oggi costa molto anche quello mediocre. È necessario ritornare alla filosofia della filiera corta, del cibo acquistato dal contadino o dall’allevatore vicino a casa e riattivare piccoli supermercati di vicinato che permettano alle persone di fare la spesa ogni 2 giorni piuttosto che ogni 15 giorni con conseguente spreco di cibo”.

Indipendentemente dalla praticabilità delle tesi del docente piacentino, al quale forse sfugge che decine di migliaia di cittadini non hanno tempo ed energie per cercare “i cibi del contadino” e neppure saprebbero dove trovare un allevatore “vicino casa”, è vero che l’aumento dei prezzi generalizzato ha colpito anche la fascia media dei prodotti.

Sul terreno del lavoro, infine, le informazioni non danno sollievo. In Europa a trovarsi disoccupati dall’inizio della crisi fino alla metà del 2009 sono 4,3 milioni di cittadini, facendo invertire per la prima volta dal 2000 la crescita del numero di occupati.

Secondo i dati sull’occupazione in Europa 2009, resi noti ieri a Bruxelles dalla Commissione europea, l’Italia in particolare è sia lontana dall’obiettivo fissato dalla strategia di Lisbona di portare il tasso di occupazione al 70 per cento entro il 2010.

Il nostro Paese è fermo al 58,7 per cento, ben al di sotto delle aspettative ed è in compagnia di economie un tempo considerate molto più deboli della nostra,.come Malta, Ungheria, Polonia e Romania.

Inoltre, le differenze di genere sul mercato del lavoro italiano sono molto accentuate: il tasso di occupazione maschile è di oltre 20 punti percentuali più alto di quello femminile (rispettivamente 70,3 per cento contro il 47,2) così come il tasso di attività, mentre la disoccupazione femminile dura di più di quella maschile nel 4 per cento dei casi.

I giornali ed i telegiornali insistono nel nascondere le cifre della crisi o peggio le sottopongono ai cittadini in modo inesatto, mostrando una situazione ben diversa da quella reale. Le notizie che riguardano le aziende in crisi e le decine di migliaia di lavoratori in cassa integrazione sono quasi sparite dai sommari, coperte dal chiacchiericcio inconcludente su gossip, retroscena o scontri tra forze politiche che non sembrano porre la necessaria attenzione alle difficoltà materiali che affliggono moltissimi italiani.

L’idea è, forse, che la crisi non aumenta le vendite dei quotidiani o non fa crescere gli ascolti dei programmi. Basta questo per far vivere un popolo nel Paese dei balocchi?

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