Cantine d’Italia, luoghi da assaporare
Presentata al Wine Show di Torino la “Guida al vino quotidiano 2010” di Slow Food: bottiglie di qualità anche a meno di 5 euro
Buone notizie per i nostri lettori amanti del buon bere ma costretti a fare i conti ogni giorno con le conseguenze della drammatica crisi economica.
Da pochi giorni è in libreria (dopo che è stata presentata, la settimana scorsa, al Wine Show di Torino) una guida che propone vini di livello, da acquistare in cantina, a costi accessibili: è pubblicata da Slow Food editore e si intitola “Guida al vino quotidiano 2010 – i migliori vini d’Italia a meno di 10 euro in cantina” (a cura di Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni, pp. 958, euro 16).
Sono recensite 4300 etichette distribuite in 1700 cantine e desideriamo immediatamente rassicurare i lettori meno abbienti (visto e considerato che per molte tasche la cifra di dieci euro a bottiglia è decisamente proibitiva): il criterio di valutazione qualità-prezzo è articolato per soddisfare una clientela molto vasta.
Infatti le fasce di costo abbinate alle bottiglie sono tre (sotto i 5 euro, da 5,01 a 8 e da 8,01 a 10) e ad ogni prodotto corrisponde una valutazione organolettica e qualitativa (da una a tre stelle, cioè da “buono” a “eccellente”). Peraltro non è raro – sfogliando attentamente la guida – imbattersi in cantine, da nord a sud del Paese, in grado di proporre prodotti di rilievo alla prima fascia di prezzo.
Qualche esempio? Se un lettore-girovago capitasse nell’astigiano in una cantina di Montegrosso strapperebbe un’ottima Barbera d’annata al costo di quattro caffè. Alla stessa sorte andrebbe incontro colui che, durante la settimana bianca, passasse a trovare il vignaiolo di Mezzacorona, vicino a Trento: a meno di 5 euro porterebbe a casa un eccellente Pinot.
Non si illudano, invece, i cultori di vini da invecchiamento: sul “prontuario” Slow Food non troveranno “offerte” riguardanti Barolo, Brunello o Sagrantino (tanto per citare tre denominazioni a prova di bomba), per il semplice fatto che neanche un benefattore venderebbe un simile prodotto (se di accertata qualità e con i relativi costi di produzione) a meno di 10 euro a bottiglia.
Potranno però, gli stessi cultori, agevolmente ripiegare su etichette meno blasonate ma di sicuro affidamento: restando ai tre esempi citati, al cospetto di una tavola imbandita non sfigurerebbero affatto un Nebbiolo acquistato a Diano d’Alba a poco più di 5 euro, un Rosso di Montalcino (disponibile in almeno una cantina dell’omonima cittadina) allo stesso prezzo o un Montefalco (nel perugino in più luoghi) sempre a costi popolari.
Hanno poco da temere anche gli amanti del vino bianco, finora non adeguatamente considerati da chi scrive. Alcune proposte di assoluto rilievo riguardano vini spesso e volentieri inavvicinabili da chi non possa vantare conti in banca a più cifre.
Pensiamo al Gavi, ottima etichetta ottenuta dal vitigno Cortese, con straordinario rapporto qualità-prezzo in svariate cantine piemontesi o, senza spostarsi eccessivamente, il Pigato ligure, proposto nel savonese a prezzi ragionevoli. Analogo discorso per il Verdicchio dei castelli di Jesi, reperibile nell’anconetano a costi ancora minori.
La citazione di ogni cantina è accompagnata da descrizioni più o meno approfondite riguardanti la storia e le abitudini dei produttori. In perfetto stile “slow”, a beneficio di chi pensa che la vita (a tavola, e non solo) vada assaporata lentamente, con la dovuta consapevolezza.
Paolo Repetto


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