cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » cronaca
Regola la dimensione del carattere: A A

Brenda, la morte ed il banchetto dei media

Autore: . Data: lunedì, 23 novembre 2009Commenti (0)

Ipotesi, supposizioni, fantasie ed invenzioni: lo show della stampa italiana.

stampaL’unica cosa certa sull’episodio che sta scatenando l’appetito famelico dell’informazione italiana in crisi di vendite è in un primo flash (già da subito inesatto) lanciato dall’Ansa alle 8,34 di venerdì scorso: “MARRAZZO:TRANS BRENDA TROVATA MORTA, CARBONIZZATA ++ (ANSA) – ROMA, 20 NOV – Il corpo del transessuale Brenda, coinvolta nella vicenda di Piero Marrazzo, è stata trovata carbonizzata all’interno di un appartamento in via Due Ponti a Roma stamani. Lo si apprende da fonti invetigative sul posto gli agenti della polizia scientifica della questura di Roma. (ANSA). GUI-FG 20-NOV-09 08:34 NNN “.

A parte la traballante lingua italiana: “il corpo” “del transessuale”, “coinvolta”, “è stata trovata”, che mostra quanto sia difficile anche accordare soggetti, generi e complementi se si scrive di transgender, nient’altro è certo per quanto riguarda fatti, circostanze e scenario dell’episodio in questione.

Come si saprà dopo, il cadavere di Wendell Mendes Paes, il vero nome di Brenda, non era affatto carbonizzato, ma solo coperto di fuliggine. Il primo riscontro autoptico, inoltre, ha escluso violenze sul corpo della vittima ed il fatto non è di poco conto.

Per capire quanto la professione giornalistica sia in crisi in Italia è utile ricordare, tra i tanti, due lanci. Un paio di ore dopo la diffusione della prima notizia, un’agenzia di stampa ha fatto sapere: “”Non escludo che si sia suicidata”. Lo ha detto ai cronisti un’amica di Brenda, Barbara, davanti alla casa di via dei Due Ponti dove questa mattina è stato trovato il cadavere carbonizzato della transessuale coinvolta nel caso Marrazzo. “Siamo tutte a rischio – sostiene la trans – Viviamo con paura”.

Circa cinquanta minuti dopo, un’altra agenzia di stampa ha diffuso quest’altra tesi: “”L’hanno ammazzata, non so chi”. Stava male psicologicamente, voleva tornare in Brasile: ora devono trovare chi ha fatto tutto questo”. Visibilmente scossa, Barbara, parla così una transessuale brasiliana amica della vittima. “Ieri con Brenda ci siamo incontrati in un parcheggio, abbiamo bevuto un bicchiere di Ballantynès, poi lo abbiamo lasciato in casa a vedere la televisione”, dice Barbara. La trans brasiliana ha affermato inoltre che “né polizia né carabinieri hanno fatto nulla” spiegando che “tutti i trans che abitano in questa zona sono a rischio di morte, abbiamo molta paura dei romeni”.

La stessa persona, tale Barbara, che poi per tutta la giornata di venerdì è stata ospite di tg e programmi di ‘approfondimento’, nel giro di sessanta minuti, aveva fornito due ipotesi opposte sullo stesso avvenimento tranquillamente ‘digerite’ dai media e sbattute un faccia ai cittadini. Da notare che la transessuale non era stata sulla scena del ‘presunto’ crimine, per cui esprimeva pensieri e congetture, quelli che persino nei telefilm americani i giudici fanno ‘cancellare dal verbale’ perchè ‘opinioni personali non confortate da fatti’.

I lettori, spesso e volentieri, ignorano cosa porta un giornalista a divulgare la cronaca di un avvenimento. Il cronista va sul posto, fa delle domande, cerca di ottenere risposte credibili, le verifica e poi riferisce. Il punto centrale è in quel ‘le verifica”.

La differenza tra il pettegolezzo e la notizia è tutta lì. Un tempo esisteva (ed ancora esiste nei Paesi anglosassoni) una regola semplice: tre fonti diverse, tra loro non collegate, debbono confermare un dato. Se non c’è l’incastro l’articolo rimane nel cassetto.

D’altra parte eguale logica si applica alla ricerca scientifica. Se per più volte, almeno due, non si è in grado di ottenere con un esperimento lo stesso esito vuol dire che la scoperta non ha valore alcuno.

Sono oltre 72 ore che i giornali ed i  telegiornali bombardano i cittadini con incredibili fantasie su complotti, macchinazioni, omicidi di Stato, trame, oscuri collegamenti, filmati misteriosi, omicidi seriali. Nessuno può escludere che dietro la morte di Brenda – Wendell Mendes Paes possa esserci un piano criminale, anche se al momento la possibilità di una serie di coincidenze fortuite e di una ‘semplice’ e tragica fatalità è egualmente possibile.

Qualunque cittadino in grado di riflettere è perfettamente in grado di comprendere un paio di cosette: prima del completamento delle indagini anatomo-patologiche e dello studio degli elementi raccolti dalla polizia scientifica qualsiasi conclusione è prematura e stupida.

Uno dei mitici poliziotti del ‘Csi’, Crime Scene Investigation, la fortunata serie poliziesca americana, dice spesso ai suoi più giovani collaboratori: “Io non debbo decidere cosa sia accaduto, seguo le prove. Loro parlano, vediamo cosa dicono”. C’è da pensare che alcuni giornalisti italiani, occupati come sono ad origliare, non abbiano tempo neppure per guardare la tv. Almeno quella meno trash.

Solo dopo le perizie tossicologiche, dalle quali si capirà se la vittima di questo tragico accadimento fosse cosciente, avesse assunto farmaci, droga o alcool ed in quale quantità, sarà lecito avventurarsi per le impervie vie delle speculazioni giallistiche o sulle strade più rassicuranti delle indagini serie.

Ecco lo ‘scoop’ di InviatoSpeciale: al momento non si sa nulla, se non che ‘forse’ il soffocamento, dopo un incendio di modeste dimensioni, potrebbe essere il motivo del decesso.

I cittadini sono liberi quando sanno. Questo è il principio grazie al quale si regge qualunque sistema democratico. Perchè conoscere i fatti vuol dire anche essere in condizione di maturare le proprie convinzioni.

Sempre in queste ore a Perugia l’accusa ha chiesto la condanna all’ergastolo per due ragazzi, Amanda Knox e Raffaele Sollecito, per l’omicidio di Meredith Kercher. In questo caso lo svolgimento del processo non ha per nulla chiarito il quadro accusatorio, anzi ad alcuni l’ardita sintesi dell’accusa sembra di un teorema improbabile, ma saranno i giudici della Corte d’Assise a decidere ed in un secondo momento lo rifaranno i magistrati dei diversi gradi di appello. Comunque vada a finire, un fatto sembra essere sfuggito a tutti i solerti cronisti, ovvero la surrealtà di una frase pronunciata dal pm Magnini nella sua requisitoria: “E’ ora di tirare le fila di questo lungo dibattimento, in una vicenda unica nel suo genere nel panorama giudiziario italiano e mondiale e che ha interessato tre continenti”.

Il New York Times aveva pubblicato nello scorso giugno un articolo firmato del Premio Pulitzer Timothy Egan dal titolo “Un innocente all’estero”, nel quale si leggeva: “Il caso contro Knox ha tante così tante crepe ed è così legato alla carriera di un potente procuratore italiano, incriminato per comportamento scorretto, che qualunque giuria seria lo avrebbe già ricusato da mesi”. Certo, alla luce delle considerazioni di Egan, la frase del pubblico ministero lascia perplessi. Il Pm si sente al centro del mondo, mentre due ragazzi poco più che ventenni stanno in galera da un paio di anni. E se a Corte li dovesse ritenere ‘innocenti’ chi restituirà loro questo tempo infinito? Perchè non sono almeno agli arresti domiciliari?

Il columnist americano, nel suo articolo, cercava di spiegare due cose che per un cittadino di quel Paese non sono facilmente comprensibili: “Questo non significa che i tribunali italiani non siano onesti”, ma, riferendosi ai ‘tempi’ del processo, specificava: “La sorte di Knox e nelle mani di sei giurati, tra loro due giudici, che si riuniscono due giorni a settimana e prenderanno a breve una pausa estiva prima di arrivare a un verdetto in autunno”.

Egan, quindi, fotografava la situazione italiana con una straordinaria precisione, facendo presente che nel processo l’accusa era stata condotta in modo “superficiale” ed era stata affiancata da un giornalismo “predatore”. Il New York Times faceva notare come la ragazza “sia stata quasi un anno in carcere senza avere alcuna responsabilità” accertata.

Il dibattito politico di questi giorni sul ‘processo breve’, le ‘investigazioni’ di programmi televisivi come ‘Porta a Porta’, ‘Matrix’, ‘Blu notte’ ed altri, telegiornali ‘da paura’, indagini spesso condotte in modo confuso, colpevoli ‘certi’ poco dopo risultati del tutto ‘estranei ai fatti’ (come è successo per i due rumeni accusati per lo stupro della Caffarella), prove ‘incontestabili’ diventate d’un colpo ‘contestabili’ (vicenda Alberto Stasi), la morte ‘misteriosa’ di Stefano Cucchi e adesso il caso di Brenda-Wendell Mendes Paes impongono di riflettere. Perchè non si tratta di casi isolati.

Il presidente del tribunale di Sorveglianza di Perugia ha dichiarato: “Il vero scandalo della giustizia penale è l’altissimo numero di persone in carcere per 2, 3, 10 giorni. In carcere c’è il 50 per cento di persone in custodia cautelare” ed ancora: “Sono punite in carcere le pene brevi legate ai reati di strada, non quelli di criminalità economica, c’è una discriminazione sulla base dell’aurore del reato, i colletti bianchi sono privilegiati. Il nuovo testo di legge che privilegia di nuovo le persone incensurate sui recidivi, rafforza questo principio, perché addirittura non si celebrerà più il processo”.

La stampa italiana invece di occuparsi di ‘cose vere’ alimenta il clima di insicurezza con il chiacchiericcio, non affronta i problemi, ma insiste nello sbattere poveracci-mostri in prima pagina mescolando le ingerenze dei partiti alle ‘utilità’ del presidente del Consiglio e facendo diventare ‘politica’ quello che è invece ‘giustizia’. E tutto all’interno di un sistema nel quale i diritti civili dei cittadini non vengono rispettati e le responsabilità reali depotenziate fino a diventare patetiche raffiche a salve. Ultimo esempio: il processo Tarantini, la corruzione nella sanità pugliese, le escort e le ville in Sardegna, i party e gli affari: chi ne sa più qualcosa? E tutto questo perchè quasi nessuno è più capace di fare il proprio mestiere con professionalità o ha la dignità per dire che è necessario cambiare registro, studiare ed imparare a fare i giornalisti.

Questo allora potrebbe essere l’alto ‘scoop’ dell’affaire di via Gradoli: non si racconta quasi mai la verità. I cittadini lo tengano presente ed invece di vestirsi da tifosi, da  innocentisti o colpevolisti, da berluscones o dipietristi, da garantisti o giustizialisti, si impegnino per pretendere maggior qualità all’informazione, anche perchè la tv e i giornali si pagano. Per poter tornare a pensare con la propria testa ed essere liberi.

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti disabilitati.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008