Ancora un suicidio in carcere
Un detenuto si uccide a Tolmezzo. Sono 63 dall’inizio dell’anno.
L’imprenditore navale Bruno Vidali, detenuto in carcere a Tolmezzo con l’accusa di essere il presunto mandante di un’aggressione con sparatoria avvenuta in Laguna di Venezia nel 2008, si è suicidato in prigione.
La morte di Vidali risalirebbe alla serata di sabato. L’uomo condivideva la cella con altri due detenuti e avrebbe approfittato dell’ora “di socialità” per togliersi la vita. Un paio di giorni fa aveva avuto un colloquio con la figlia.
Vidali era detenuto da aprile di quest’anno nel carcere di Tolmezzo con l’accusa di essere il mandante di una sparatoria, avvenuta contro un barchino che stava viaggiando nella laguna di Venezia, nella quale erano rimaste ferite due persone. Il presunto autore della sparatoria, arrestato, fece il nome di Vidali comemandante, ma quest’ultimo aveva sempre respinto le accuse..
Sentito telefonicamente, il direttore del carcere ha confermato il suicidio a Rita Bernardini, parlamentare radicale, che ha dichiarato: “Dal Congresso Radicale, parte l’appello a tutta la comunità penitenziaria, affinché ci faccia e si faccia fiducia, di avere ed essere speranza. Come ha detto Marco Pannella nel suo intervento, inizieremo nei prossimi giorni uno sciopero della fame sulla drammatica situazione carceraria. Per quanto mi riguarda chiedo che venga immediatamente insediata una commissione di indagine sulle morti in carcere, che ha già registrato l’accordo della presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, della capogruppo del PD in commissione, Donatella Ferranti, e del deputato del Pdl, Gaetano Pecorella”.
Secondo il Centro Studi di Ristretti Orizzonti dalla Sardegna, intanto, è arrivata la segnalazione della morte di un detenuto nella Casa di Reclusione di Isili, in circostanze che ancora devono essere chiarite.
Ristretti orizzont in un comunicato ha affermato: “Da parte nostra, ribadiamo la necessità e l’urgenza di un “Osservatorio permanente sulle morti in carcere”. Bisogna che tutti, chi ci lavora dentro e chi le guarda da fuori, siano convinti che le carceri devono essere trasparenti, e che una società che, quando punisce, sa anche essere mite, attenta e rispettosa dei diritti dei condannati è senz’altro una società più sicura. A far parte di questo Osservatorio devono essere chiamate persone che hanno prestigio, competenza e voglia di regalare un po’ del loro tempo all’obiettivo di ridare dignità alle galere”.


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