Sarebbero stati violati trattati internazionali e leggi italiane. Lanciata una azione mondiale di sostegno ai romanì.
Amnesty International ha lanciato un’azione urgente mondiale sullo sgombero forzato del campo ‘Casilino 700’ di Roma, nel quale vivevano circa 400 persone, avvenuto mercoledi’ 11 novembre all’alba.
Nella zona della capitale una volta aeroporto di Centocelle, con una operazione quasi militare scattata quando era ancora buio, polizia, militari, polizia municpiale e Corpo forestale dello Stato, l’altro giorno avevano proceduto ad una vera e propria invasione del campo tentando l’immediata distruzione delle baracche.
Raffaele Clemente, che coordinava il lavoro ha dichiarato durante lo sgombero: “Stiamo procedendo per moduli, il campo è diviso in tre diverse aree. La zona è stata cantierizzata e delimitata con nastro rosso perchè ci sono mezzi pesanti in movimento per l’abbattimento delle baracche, una ottantina circa, per evitare rischi alle persone. Per il momento stiamo abbattendo un terzo delle baracche”.
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che probabilmente ignora il senso dei diritti civili, ha commentato le fasi dello sgombero con soddisfazione: “E’ stato fatto il punto della situazione e tutto procede bene”. Mentre Roberto Mastrantonio, presidente del Municipio VII, però si lamentava: “Non siamo stati avvertiti di questo sgombero. Forse questa operazione è stata fatta dopo il sollecito dei consiglieri del Pdl sulla questione nomadi. Avevamo chiesto l’inserimento nel piano di trasferimento elaborato dal prefetto anche per questo campo, avevamo chiesto l’apertura di un tavolo di confronto con scuole, associazioni e Municipio. La richiesta era stata reiterata 10 giorni fa e invece nulla”.
A testimoniare la totale incapacità a comprendere che tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro etnia, debbano godere di rispetto le dichiarazioni Fabrizio Santori, del Pdl, presidente della commissione Sicurezza del comune: “Le sollecitazioni e le segnalazioni dei cittadini sul costante aumento del numero dei nomadi nel quadrante della città compreso tra i Municipi VI, VII e VIII rendevano questo sgombero particolarmente atteso dalla gente, soprattutto a causa dell’impennata della quantità di furti e rapine, ma anche per i fenomeni di degrado ambientale che minacciavano l’intera zona. Questa operazione ben si colloca nell’attenta e sensibile politica dell’amministrazione Alemanno verso la questione nomadi, volta a dare una sistemazione definitiva all’assetto dei campi autorizzati a Roma, con strutture ricettive adeguate a dare la giusta accoglienza a coloro che si mettono in regola con la legge. Ancora una volta dal sindaco Alemanno arrivano risposte concrete alle attese dei cittadini romani”.
Risposte così ‘corrette’ da aver spinto una delle più autorevoli organizzazioni per la difesa dei diritti nel mondo, Amnesty International a sollecitare “il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro e il sindaco Gianni Alemanno ad assicurare che a tutte le famiglie sgomberate sia fornita una sistemazione alternativa come soluzione di emergenza e sia accordato un risarcimento per tutti i beni che sono stati distrutti durante lo sgombero forzato”.
Amnesty International ricorda che “gli sgomberi forzati, eseguiti senza protezioni legali o di altro tipo, sono proibiti dal diritto internazionale in quanto grave violazione dei diritti umani, in particolare del diritto a un alloggio adeguato”.
Scive l’associazione: “Secondo quanto riferito dalle Organizzazioni non governative (Ong) e dai mezzi d’informazione, all’alba dell’11 novembre circa 150 agenti di polizia hanno sgomberato le famiglie dal campo di via Centocelle, nella parte est della capitale. Tutti gli accampamenti della comunità sono stati distrutti e circa 20 rom sono stati arrestati, nonostante non si sappia di cosa siano accusati. Le Ong locali affermano che la comunità non ha ricevuto alcuna notifica dello sgombero forzato nè è’ stata consultata, e che il Comune di Roma ha offerto rifugi per brevi periodi solo ad alcune donne e ai bambini piccoli, nei dormitori dei senza tetto
della città ”.
Molto gravi poi le accuse che Amnesty lancia contro il prefetto, le forze impegnate nell’operazione ed il sindaco Alemanno: “In base alla legge italiana, le autorità dovrebbero notificare lo sgombero a tutte le persone oppure pubblicare un’ordinanza o un preavviso. In ogni caso, non essendo l’ordinanza formalizzata in questo modo, la comunità non ha potuto rivolgersi alla magistratura per tentare di fermare o posporre lo sgombero”.
Ha concluso l’associazione: “Nella comunità ci sono circa 140 bambini, di cui 40 frequentano una scuola nelle vicinanze. Lo sgombero minaccia di interrompere la loro scolarizzazione e sconvolgere seriamente la loro educazione. La maggior parte di coloro che vivono nel campo di Centocelle ha già subito in precedenza sgomberi forzati, con distruzione di accampamenti, vestiti, materassi, e qualche volta, di medicine e documenti”.
Anche il Gruppo EveryOne ha denuinciato la gravità della situazione. Ha scritto l’altra associazione: “Non traggano in inganno le dichiarazioni pubbliche, l’uso di un linguaggio rispettoso dei diritti umani (dove di continuo il dichiarante si premura di affermare che “lavoriamo per la legalità e l’integrazione” [...] Le operazioni di “purga etnica” dipendono sempre da precise scelte politiche di governi e autorità , sulla base di discriminazioni etnico-linguistiche, religiose e ideologiche e su considerazioni di ordine politico e strategico, in particolar modo riguardo a un concetto distorto di sicurezza. Le più gravi forme di pulizia etnica avvengono quando i governi fanno dipendere le loro politiche dai comparti di maggioranza delle popolazioni, ovvero alla percentuale di cittadini sufficiente a ottenere il successo alle elezioni politiche o amministrative. Ci si può opporre alle politiche di pulizia etnica solo rispettando le Carte dei Diritti Umani, che tutelano le minoranze. Senza tale rispetto, che dovrebbe essere obbligatorio, la democrazia si trasforma in un regime persecutorio e spesso gli eventi di pulizia etnica non vengono avvertiti fuori dai confini dello Stato divenuto regime razziale”.
Il Gruppo EveryOne ha fornito anche una cronaca a margine dello sgombero: “Grazie all’aiuto dei Blocchi precari metropolitani e all’intervento della Croce Rossa presso le autorità , è stato occupato l’ex deposito Heineken di via dei Gordiani (uno stabilimento in disuso nella zona,ndr). Cento bambini andranno ancora a scuola, perché i genitori vogliono che sia riconosciuto questo loro diritto basilare, ma non si sa per quanto potranno continuare a sedersi ai banchi, accanto ai “fortunati” bambini italiani. Quasi duecento persone, con giovani donne incinte, in preda al panico si sono allontanate, facendo perdere le tracce. Vi è notizia, da confermare, di un aborto spontaneo e diversi casi di malori causati al freddo e dal disagio di vivere senza riparo”.
Nel suo comunicato l’associazione rende noto che “dopo un contatto con il Gruppo EveryOne, che gli descriveva la situazione sul campo, interveniva, contemporaneamente ad alcuni gruppi di attivismo, il dottor Marco Squicciarini, Responsabile Nazionale della Croce Rossa Italiana per le attività di accoglienza e assistenza Rom e soggetti senza fissa dimora. Il dottor Squicciarini attivava un’azione di sostegno alle famiglie, identificando alcuni dei soggetti in cattive condizioni di salute e fornendo loro assistenza. Contemporaneamente, avvalendosi di una piccola rete virtuosa, riusciva a fornire coperte e generi di prima necessità a una parte degli sfollati, nonché a collaborare alla creazione di condizioni di vita minime presso la ex Heinken. Con un intervento “disperato”, siamo riusciti a evitare che il dramma umanitario colpisse tutti e 500 i Rom, ma il futuro delle famiglie ricoverate in via Gordiani è quanto mai incerto”.
Il comunicato di EveruOne si conclude: “Sottoscriviamo le dichiarazioni del dottor Marco Squicciarini: “Con i nostri interventi umanitari stiamo curando superficialmente le piaghe, mentre la patologia procede inarrestabile”. Attendiamo un programma di intervento nazionale (cui forniremo volentieri un contributo), elaborato dal Responsabile Nazionale della Croce Rossa, necessario per definire efficacemente le politiche di intervento che occorrono per superare l’emergenza riguardante i Rom in Italia ed evitare che la crisi dei Diritti Umani nel nostro Paese si aggravi ulteriormente, con conseguenze sempre più catastrofiche. Ma è ormai impensabile che il solo dialogo con le Istituzioni, ormai malate incurabilmente di razzismo e xenofobia, possa limitare le politiche persecutorie, l’orgia di crudeltà e odio che inebria le autorità italiane. E’ necessario sollecitare interventi da fuori, da parte di Istituzioni che ancora servono i valori della democrazia e le leggi che nei Paesi civili proteggono le minoranze e i poveri”.
Precisazione del Direttore
Il presidente del Comitato di quartiere di Torrespaccata, una associazione di cittadini e non un organo istutuzionale, o qualcuno che ne utilizza l’indirizzo e mail, ha commentato l’articolo. Le parole di questo signore sono inquietanti, perchè rappresentano con evidenza quanto sia ormai deteriorata la consapevolezza del valore dei diritti civili e della legalità nel nostro Paese. Il rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali sono definite “demagogia”, la difesa del Diritto sarebbe poi mancanza di realismo. D’altra parte se il presidente del Consiglio gode del privilegio delle leggi ad personam, perchè altri dovrebbero comprendere l’importanza del rispetto delle norme? Il razzismo italiano è sempre più diffuso, ma non è una novità . InviatoSpeciale continuerà sempre a denunciare gli episodi di discriminazione, specialmente quelli ispirati o compiuti da chi ritenendosi al di sopra della legge invoca una giustizia che per primo umilia. Speriamo non sia il caso del presidente del Comitato.
I lettori sanno bene che Amnesty International o la Croce Rossa non ubbidiscono agli ordini di qualche partito o ideologia, ma difendono senza esclusione tutti quelli che subiscono persecuzioni. Come è giusto faccia chiunque creda nella democrazia.


In quest’articolo si descrive una situazione irreale e demagogica. Forse non Vi rendete conto della situazione presente nel canalone del casilino 700 e dell’inquinamento di amianto e residui di automobili (batterie, olii,…) presenti in zona. E’ una situazione grave ed allarmante per tutta la zona che Amnesty International ed altre associazioni non hanno mai denunciato in questi mesi. Ci si accorge degli insediamenti ABUSIVI solo quando si sgomberano! Invitiamo Amnesty International e la CRI a venire nel nostro quartiere per respirare i fumi nocivi che tutti i giorni, da tanti anni, si alzano dal Casilino 900. Venite a sentire che sapore ha l’aria del nostro quartiere, venite a parlare con i residenti e venite a vedere come viviamo anche noi cittadini!!!
Basta con la demagogia e siate piu’ realisti.