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Alba Adriatica, caccia mediatica ai Romanì

Autore: . Data: lunedì, 16 novembre 2009Commenti (0)

In seguito all’omicidio di un commerciante dopo una lite con tre giovani “nomadi stanziali”, il dramma è sempre più spettacolarizzato

zingaroLadroAlba Adriatica, a novembre, è grigia anche quando c’è il sole. In realtà tutta la costa adriatica, per sette mesi all’anno è un lembo di terra che pare abbandonato: sulla passeggiata del lungomare spira la tramontana e gli chalet sulla spiaggia sembrano baracche lasciate in balia delle onde e della salsedine.

Alle soglie dell’inverno 2009, la cittadina abruzzese ha fatto notizia per un efferato fatto di cronaca: lo scorso 11 novembre un commerciante locale di 37 anni, Emanuele Fadani, è stato ucciso a calci e pugni durante una rissa scoppiata davanti a un bar.

Dopo poche ore, i sospetti degli inquirenti si sono concentrati su tre giovani “nomadi stanziali”, cittadini italiani, di cui due fermati e identificati in breve tempo.

La vittima sarebbe stata aggredita verbalmente, in seguito ad una discussione, all’interno di un pub della zona centrale della cittadina, intorno alle due di notte.

La lite sarebbe proseguita fuori dal locale e il commerciante sarebbe stato colpito più volte con calci e pugni. Nel caos è stato coinvolto anche un passante, la cui testimonianza si è rivelata molto importante al fine di consentire alla polizia di ricostruire i fatti in breve tempo.

L’altro ieri si sono svolti i funerali di Fadani, in un clima di crescente tensione, dopo che (in seguito all’omicidio) una spedizione punitiva aveva creato danni e paura nel quartiere di Alba Adriatica abitato dal centinaio di “nomadi stanziali” e una folta delegazione della comunità romanì aveva successivamente presidiato la piazza del municipio per invocare, a sua volta, più sicurezza.

Quasi tremila cittadini hanno raggiunto la chiesa e la piazza antistante per salutare Emanuele Fadani, con magliette e striscioni colorati. Le cronache riportano che nella piazza si è respirata molta rabbia, ma anche altrettanta compostezza.

“In noi non ci sarà mai resa e perdono”, ha affermato Fabrizio, fratello della vittima. “Ai rom dico – ha aggiunto – se avete un briciolo di umanità, cambiate. Agli assassini di mio fratello dico: vergognatevi”.

Proprio nel giorno del funerale è stato arrestato dai carabinieri il terzo ricercato, un ventunenne, fermato dopo esser stato sorpreso in una palazzina nel centro cittadino di Alba, in un appartamento abbandonato adiacente a quello affittato dai suoi genitori.

Alla vista dei carabinieri avrebbe tentato di fuggire. Gli agenti avrebbero riferito “che aveva un sorriso sul volto” quando gli hanno messo le manette ai polsi.

Chissà perché gli inquirenti hanno voluto dare in pasto ai cittadini questo dettaglio, che non aggiunge né toglie nulla ai fatti accertati. Forse perché si intona molto bene al clima che avvolge i problemi di sopravvivenza e vivibilità di molti gruppi di migranti o “nomadi” relegati ai margini della società.

Molti resoconti giornalistici, poi, assomigliano a tizzoni ardenti. Si soffermano volentieri sui particolari più efferati o odiosi agli occhi del cittadino esasperato,  chiudendo gli occhi su altri aspetti, più scomodi perché pericolosamente utili a ricostruire la complessità delle situazioni oltre la patina scandalistica.

“Siamo italiani anche noi, siamo nati e viviamo in Italia, non siamo cittadini di serie C”, avevano affermato le donne della comunità romanì nelle stesse ore in cui la ribellione di alcuni cittadini si abbatteva sul quartiere dei “colpevoli”.

“Cosa credono di aver dimostrato con questo? – avevano aggiunto in coro con una certa dose di coraggio – Cosa c’entriamo noi? Non si può accusare un’intera comunità per colpa di uno solo e non si può lucrare su una tragedia”.

D’altronde, chi si scaglierebbe contro un intero condominio abitato da militari, se un abitante proveniente da quello stabile avesse ucciso a calci e pugni un altro cittadino?

“E’ una tragedia che ha colpito anche noi, la morte di un giovane non piace a nessuno: ma loro, che adesso ci attaccano, che ci hanno spaccato tutto, cosa credono di risolvere con la violenza? Qui bisogna stare vicini a quella madre che ha perso il proprio figlio e questo noi lo capiamo, non siamo mica animali”.

Lo sfogo di quelle donne non ha sortito effetti positivi. Anzi, dopo che la comunità romanì si è sentita in dovere di chiedere pubblicamente scusa per l’accaduto, ieri una trasmissione televisiva del pomeriggio ha portato le telecamere fino ad Alba Adriatica per alimentare un talk show.

Mentre i fratelli della vittima, in collegamento, hanno invocato il principio della certezza della pena per i colpevoli del delitto, i rappresentanti di alcune famiglie romanì hanno voluto porgere “le condoglianze a Fabrizio ma chiediamo più tutela e rispetto per la nostra comunità che non può essere presa di mira per il gesto, sbagliato, di uno soltanto”. Sono stati però accolti da un coro di disapprovazione e da numerosi fischi.

Paolo Repetto

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