Veltroni e Rutelli: è partita la fronda contro Bersani
I due esponenti del Pd hanno lanciato la campagna d’inverno.
L’ex segretario, protagonsta di una delle più ingloriose vicende politiche del dopoguerra, ovvero perdere in pochi mesi almeno tre milioni di elettori, ha deciso di farsi sentire: “Se il Pd rifluisce sulle posizioni della sinistra socialista o se punta alla Grande Coalizione, il Pd si suicida. E, nel breve periodo, una coalizione che metta insieme l’Udc e la sinistra radicale è semplicemente impensabile. Ci vuole un’alleanza riformista, che abbia però al centro un partito grande, un partito di centrosinistra”.
Anche Veltroni, come tutti ormai, è ospite del libro ‘in costruzione’ di Bruno Vespa, nel quale ha espresso i propri timori nel vedere Bersani andare in una direzione diversa da quella tracciata al Lingotto nel ’97.
“Il Pd – ha spiegato Veltroni – non può che essere un partito di centro sinistra a vocazione maggioritaria. Altrimenti non è il Pd”. L’ex sindaco di Roma è probabilmente convinto di essere l’unico interprete della ‘vera’ identità del partito, sebbene durante la sua leadeship nessuno in Italia ha capito cosa esattamente volesse proporre ai cittadini.
Per Veltroni la vocazione maggioritaria non è “autosufficienza: la vocazione maggioritaria è la condizione per un’alleanza riformista. Altrimenti al Pd è riservata soltanto la sorte di essere minoranza non determinante”. Ricordargli che fu lui a regalare a Berlsuconi la maggioranza parlamentare straripante nelle elezioni politiche del 2008 è superfluo, perchè non deve averlo ancora capito. In quella occasione con lo slogan surreale “si può fare” scelse di rinunciare a qualunque alleanza, rendendo la strada del centro destra un tranquillo persorso di svago.
Intanto, sempre ieri, lo scissionista ‘con calma’ Francesco Rutelli ha invocato di nuovo la necessità di “una nuova offerta politica”. Il suo ‘programmino’ è stato sottoscritto da ben altre 10 persone.
Si tratta di un grupetto ben assortito, che va da Massimo Cacciari a Giuliano Da Empoli, da Lorenzo Dellai a Linda Lanzillotta, Vilma Mazzocco, Roberto Mazzotta, Andrea Mondello, Bruno Tabacci, Elvio Ubaldi e Giuseppe Vita.
Dellai, presidente della Provincia di Trento, ha spiegato che si tratta di “percorso e un progetto politico”. “Non un partito, ma nemmeno un Rotary”, ha puntualizzato Tabacci. Cosa è, allora?
Rutelli non ha aggiunto altro, anche perchè forse oltre al posizionamento nello scenario politico nessuno dei promotori ha ancora pensato alle proposte concrete da fare agli elettori. Ma in questo Paese conta poco dire cosa si vuol fare, tanto poi alla prova dei fatti si fa altro.
Per ora, quindi, si è fermi alla realizzazione di un sito che contiene un ‘Manifesto’ di ben 308 parole congiunzioni comprese. Nel testo si leggono indicazioni irragiungibili del tipo “l’Italia vive una stagione difficile”, “siamo nel mezzo di una guerra dei quindici anni”, “occorre dire una verità : le due attuali parti contrapposte non ce la fanno”.
Per gli 11 (10 firmatari più Rutelli) “L’opposizione imperniata sul Pd non ha un’originale cultura politica e non propone un’alternativa credibile. La risposta per il Paese non può venire dal populismo di destra, che è uno dei maggiori pericoli per le nostre società , in special modo nelle sue componenti xenofobe; né da una sinistra socialdemocratica, un’esperienza che ha un valore storico, ormai esaurito”.
Ed allora chi risolleverà le sorti del Paese? Presto detto, gli 11 e per questi motivi: “C’è un largo spazio di opinione insoddisfatta e di potenziali consensi per chi sappia rappresentare in modo credibile l’interesse generale e organizzare le nuove opportunità del futuro”.
E costoro per cosa si dovranno impegnare? Cosa sono le “nuove opportunità del futuro”. Qui il manifesto raggiunge livelli sublimi: si tratta credere in un “serio progetto politico democratico, liberale, popolare, di cambiamento e buongoverno”. Tutto qui. E perchè no per un poco serio progetto politico antidemocratico, illiberale, classista, di conservazione bigotta e malgoverno?
Su una cosa la pattuglia rutelliana ha ragione, ormai la politica italiana è arrivata al capolinea.


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