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Autore: . Data: mercoledì, 14 ottobre 2009Commenti (0)

Centro destra ed Udc uccidono alla Camera la legge contro l’omofobia. Con l’aiuto del Pd.

gayAncora un segnale di conservazione, questa volta davvero grave, arriva dal Pdl e dal partito ‘cattolico’ di Pierferdinando Casini.  Con 285 voti a favore, 222 contrari e 13 astenuti la Camera ha accolto la pregiudiziale di costituzionalità presentata dall’Udc alla proposta di legge di Paola Concia del Pd, Antonio di Pietro e Federico Palomba di Italia dei Valori, che proponeva l’introduzione nel nostro ordinamento dell’omofobia come circostanza aggravante dei reati.

Il provvedimento era più che mai giustificato, anche alla luce delle aggressioni ai danni di gay che si stanno moltiplicando nel Paese. Ma la cultura ‘machista’ di alcuni ed il ‘perbenismo’ di altri (che non ha impedito però a numerosi leader del centro destra di divorziare e risposarsi) hanno imposto la sconfitta definitiva della legge.

La proposta prevedeva la modifica dell’articolo 61 del codice penale, introducendo la circostanza aggravante relativa all’orientamento o alla discriminazione sessuale.

La pregiudiziale di costituzionalità è stata presentata dall’Udc dopo che l’Aula aveva bocciato la richiesta avanzata dalla maggioranza di riportare il provvedimento in commissione. L’occasione è stata ghiotta per tutto il centro destra che a quel punto si è stretto con i seguaci di Casini per stoppare la legge.

La leghista Carolina Lussana ha sottolineato i profili di contrasto con l’articolo 3 della Costituzione. Il richiamo dell’esponente ‘gallica’ rasenta l’inverosimile. Recita l’articolo citato: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Per paradosso persone che sono oggettivamente discriminate, costrette a vivere spesso ai margini della società, aggredite per l’orientamento sessuale si sono viste togliere un diritto alla tutela della propria integrità fisica e morale in virtù di un principio di ‘eguaglianza’.

Il capogruppo del Pdl, Italo Bocchino, da parte sua, ha sostenuto che in base al ‘Trattato di Lisbona’ andava inserita nell’ordinamento la sanzione anche per le discriminazioni basate sull’età o sullo stato di salute. Per l’esponente del centro destra, il problema della bocciatura della legge è stato prodotto dalla minoranza, che ha impedito il ritorno in commissione per rendere il testo “più organico”. Secondo Bocchin il governo potrebbe in futuro presentare un ddl che disciplini in maniera completa la materia delle discriminazioni per risolvere la questione. Intanto per ora non se ne fa più nulla e chi picchia un gay per strada o rifiuta di affittargli una casa può star tranquillo: nessuna aggravante e la certezza di avere buoni amici tra chi governa il Paese e non solo nel centro destra. La parlamentare che si definisce ‘cattolica’, Paola Binetti, del Pd, ha votato con la maggioranza, mentre nove ex di Alleanza Nazionale, tra i quali lo stesso  Bocchino hanno sostenuto le tesi della minoranza. Nel Pdl poi, ci sono stati anche quelli con atteggiamenti ‘pilatiani’ che si sono astenuti, come il presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno.

Disperato il commento dei Paola Concia, che apre dubbi anche sul comportamento del suo partito: “Mi vergogno di far parte di questo Parlamento. Il Pdl ha detto bugie, mentre il mio gruppo senza avvertirmi ha cambiato idea e ha votato contro la possibilità di tenere in vita questa legge con il suo ritorno in commissione”.

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