Scoperte e condannate speculazioni sulla pasta
In Italia si arriva a barare anche sui rigatoni. Il degrado inarrestabile di un Paese.
Il Tar del Lazio ha confermato le multe inflitte dall’Antitrust alla fine dello scorso febbraio a 22 società alimentari e due associazioni per aver creato un ‘cartello’ per tenere alti i prezzi della pasta.
Le multe inflitte variano dai 5 milioni di euro circa ai mille euro ed in totale superavano i 12 milioni di euro. Secondo l’Autorità , tra ottobre 2006 e marzo 2008 le aziende condannate crearono un’intesa restrittiva della concorrenza per concertare gli aumenti del prezzo di vendita della pasta secca di semola da praticare al settore distributivo.
I responsabili del danno nei confroni dei consumatori sono: Barilla, Fratelli De Cecco, Divella, Nestlé italiana, Del Verde industrie alimentari, Pastificio La Molisana, Rummo, Pastificio Lucio Garofalo, Pastificio Attilio Mastromauro Granoro, Pastificio Riscossa, Pastificio Gaetano Di Martini, Pastificio Fabianelli, Pastificio Mennucci, De Matteis Agroalimentari, Pastificio Fratelli Cellino, Tandoi Filippo e Adalberto, Colussi, Pasta Zara, Luguori Pastificio, Chirico Molini, e Pasta Berruto. Confermate anche le multe inflitte a l’Unipi (Unione industriale pastai italiani) e Unionalimentari (Unione nazionale della piccola e media industria alimentare). infine il giudizio relativo al ricorso proposto dal Pastificio Carmine Russo è stato dichiarato interrotto in quanto la società nel frattempo è fallita.
Carlo Rienzi, a nome della sua associazione ha dichiarato: “Una vittoria del Codacons e dei consumatori italiani!”, invitando i cittadini a chiedere ai giudici di pace il rimborso delle maggiori somme pagate a causa del comportamento scorretto degli industriali. “Nel 2008 abbiamo più volte denunciato all’Autorità come i prezzi al dettaglio della pasta crescessero senza alcuna ragione, mentre il costo del grano diminuiva sensibilmente fino al meno 62 per cento – ha spiegato Rienzi – Una speculazione ora confermata dalla giustizia, che ha determinato un danno non indifferente per le famiglie italiane, ognuna delle quali nel 2008 ha speso 140 euro in più solo per gli aumenti ingiustificati su pane e pasta”.
“Soldi che adesso devono essere restituiti ai consumatori – ha attaccato Rienzi – e per questo invitiamo i cittadini che hanno conservato scontrini o altri documenti che attestino l’acquisto nel periodo 2006/2008 di pacchi di pasta delle aziende multate, a chiedere dinanzi ai giudici di pace il rimborso delle maggiori somme pagate a causa del cartello anticoncorrenza. Le adesioni all’azione legale contro gli speculatori della pasta si raccoglieranno a partire da oggi sul blog www.carlorienzi.it”.
L’Adoc ha definito l’esito del giudizio “una vittoria dei consumatori, che hanno denunciato i rincari speculativi della pasta sin dal 2007. Carlo Pileri, presidente dell’associazione ha aggiunto: “I consumatori hanno sempre avuto ragione, dallo sciopero della pasta del 2007 abbiamo denunciato le irregolarità nel prezzo e nel mercato della pasta e l’Antitrust, un pilastro a tutela delle tasche dei cittadini, ha giustamente sanzionato il ‘cartello’. Da oltre due anni i prezzi della pasta hanno subito rincari stratosferici, anche di oltre il 30 per cento, diventando a poco a poco un prodotto inaccessibile a molte famiglie italiane”
Anche Coldiretti ha commentato la sentenza: “È positiva la conferma da parte del Tar del Lazio delle multe per un totale di 12 milioni di euro inflitte dall’Antitrust alla fine dello scorso febbraio a ben 22 società alimentari e a due associazioni per aver creato un ‘cartello’ per mantenere alti i prezzi della pasta”.
“Il grano duro – ha denunciato l’associazione dei produttori – viene pagato oggi 18 centesimi al chilo agli agricoltori mentre la pasta raggiunge in media a 1,4 euro al chilo, con un ricarico di circa il 400 per cento, se si considerano le rese di trasformazione. sulla base del servizio sms consumatori”.
“Il comportamento denunciato dall’Antitrust ha avuto - ha insisito Coldiretti – pesanti conseguenze se si considera che la pasta è il piatto preferito dagli italiani che l’anno scorso ne hanno consumati oltre 1,5 milioni di tonnellate, per un controvalore di 2,8 miliardi di euro”.
Per Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori, “l’invito è ora quello di abbassare i prezzi della pasta, sia per questa conferma alla precedente decisione dell’Antitrust, sia dal momento che la quotazione del grano a livello internazionale è scesa da 0,48 euro a 0,19 euro al kg”.
L’Unione nazionale pastai (Unipi), condannata per l’illecito comportamento ha dichiarato che “non può che prendere atto della sentenza del Tar del Lazio nel pieno rispetto delle Istituzioni e dunque anche del magistrato amministrativo”.
Per Massimo Menna, presidente dei pastai, “non possiamo che ribadire che non vi sono mai state speculazioni nè si è mai configurato alcun accordo lesivo degli interessi dei consumatori. Non vi è stato mai alcun cartello. Come si può pensare che un comparto industriale composto da oltre 100 aziende di diversa dimensione e struttura, per di più sparse sul territorio in modo non omogeneo, possano mettersi d’accordo sulla politica dei prezzi? E, soprattutto, come può configurarsi un accordo tra le imprese quando i dati su quote di mercato e andamento dei prezzi, così come rilevato dall’Antitrust stessa, anche durante il periodo oggetto di istruttoria, hanno evidenziato forti differenziazioni e dunque un forte livello di competitività tra i pastai? Non dimentichiamoci che nel settore pastaio in Italia vi è una capacità produttiva non sfruttata pari al 35 per cento”.
“Se poi riflettiamo sugli aumenti del 2007 e 2008 – ha aggiunto Menna – è più che evidente che siamo stati oggetto di pressanti strumentalizzazioni. Bastano due sole considerazioni in tal senso: dal 1995 al 2008 l’inflazione è stata del 34,2 per cento e nello stesso periodo la pasta è aumentata del 32,3. Sempre nel 2008 gli aumenti oggetto di campagne demagogiche hanno influito nella tasca dei consumatori per 8 euro, ripeto 8 euro. Queste cifre parlano chiaro. In un momento di crisi generalizzata il nostro prodotto, la pasta, è stata una soluzione e non un problema per la spesa degli italiani come altri vogliono affermare demagogicamente. Lo confermano proprio le famiglie italiane che negli ultimi 12 mesi hanno aumentato il consumo di pasta del 2 per cento. Gli oltre 100 pastifici italiani, che impiegano nel comparto 8.000 dipendenti, rappresentano uno dei settori portanti del Made in Italy, con una leadership mondiale confermata da numeri di tutto rispetto: nel 2008 l’Italia, ha esportato circa 1,6 milioni di tonnellate di pasta, per un valore di circa 1,9 miliardi di euro, chiudendo l’anno con una sostanziale tenuta nei volumi prodotti, stimati in circa 3,2 milioni di tonnellate, cioè oltre il 50 per cento della produzione. In questo contesto l’Italia rappresenta il 26 per cento circa della produzione mondiale di pasta e il 75 della produzione Ue. In pratica un piatto di pasta su 4 mangiati nel mondo – e 3 su 4 in Europa – è fatto con pasta italiana. E questo grazie alla qualità del nostro prodotto ma anche alla capacità competitiva delle nostre aziende, che è stimolata dalla concorrenza fortissima esistente tra di loro”.
A Menna ha risposto Catricalà , il presidente dell’Autorità per la Concorrenza: “Oggi è una bellissima giornata per l’Antitrust perché al Tar abbiamo vinto contro tutti i ricorsi presentati”.
Il dato innegabile è che a fronte di un prezzo del grano in sensibile diminuzione il costo di un pacco di pasta è ormai superiore ai 55 centesimi per 500 grammi ed in molti casi arriva anche a superare un euro.
Nonostante la sentenza di febbraio non si sono notate sensibili riduzioni e questo apre una questione collegata non solo ai maccheroni: come mai ad un minimo rincaro delle materie prime in Italia segue un immediato incremento dei prezzi, mentre quando le quotazioni diminuiscono non cambia nulla o quasi?
E’ il caso della benzina, tra i tanti. Un Paese democratico e civile tutela il reddito dei produttori, ma è in grado di impedire le speculazioni quando avvengono. Il ‘caso pasta’ ha mostrato la fragilità del sistema industriale italiano al di là dello specifico comparto produttivo. Uno dei soggetti ‘condannati’, Unipi, arriva addirittura a negare l’evidenza, garantita da ben due differenti giudizi di organi diversi.
Ma non è per primo il presidente del Consiglio a negare la congruità delle sentenze della magistratura quando non gli piacciono? Per questo i ‘rigatoni’ dicono molto di pù di quanto in un primo momento si possa immaginare.


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