Rutelli quasi pronto a lasciare il Pd
Ma forse non avendo seguito preferisce farlo con calma.
L’ex sindaco di Roma non è che ormai conti molto nella scena politica italiana. Lo ha ampiamente dimostrato quando è stato per la seconda volta cadidato sindaco a Roma. Il suo avversario Alemanno, di centro destra, lo ha battuto dopo molti anni di governo della sinistra nella capitale. ‘Cicciobello’, come lo chiamano alcuni, era già stato primo cittadino ed avrebbe potuto vincere facilmente, anche perchè il candidato di centro sinistra alla Provincia non ha avuto problemi nella stessa consultazione. Invece non pochi romani, anche non di destra, hanno preferito non presentarsi alle urne o votare Alemanno per il comune piuttosto che lui.
Insomma, Rutelli appare più un fenomeno mediatico che un leader riconosciuto dai cittadini. Il suo punto di forza è quello di essersi trasformato in un moderato centrista molto vicino all’Oltretevere dopo anni di militanza radicale ed anticlericale. Sono i misteri della poltica italiana.
Ieri il futuro ‘scissionista’ ha presentato a Milano il suo libro “La svolta” nel quale racconta a modo suo la storia e l’esperienza del centro sinistra in questi ultimi anni. Ha colto l’occasione per dire che lungo i binari che corrono davanti a questo Pd non c’è futuro.
La consegiuenza è che forse fonderà un nuovo partito o forse si orienterà verso l’Udc di Pier Ferdinando Casini, non è ancora chiaro. Nel capluogo lombardo ha detto: “Non sarò, qualunque iniziativa dovesse nascere, colui che la incarna o la rappresenta. Mi metterò al servizio di un trasparente tentativo di dare a questo Paese l’offerta politica che permetta di governare l’Italia domani o dopodomani, senza lasciarla nelle mani di un populismo che sta logorando il Paese, l’economia, la società , lasciando crateri e non orizzonti per il futuro della politica”.
Come spesso accade coi politici italiani non si capisce bene cosa vogliano, ma la piattaforma strategica è diventanta un optional, quello che conta è dove collocarsi, per il che fare è meglio non prendere impegni. Infatti per rimanere nel vago ha aggiunto: “Mettiamo insieme le persone che vogliono ragionare e che vogliono costruire insieme l’offerta politica all’altezza delle grandi difficoltà , ma anche delle grandi capacità che ha l’Italia”.
I collegamenti con ambienti cattolici di Rutelli lasciano supporre che il presunto ‘piano’ di una parte della Cei di ricostruire una specie di Dc vada avanti, ma che ancora manca un numero apprezzabile di soci in grado di realizzare il progetto.
Mostrando una certa difficoltà ad accettare le regole democratiche, che hanno portato gli iscritti a scegliere un leader già da tempo, e rendendo sempre più evidente la follia delle primarie nelle quali alcuni speravano si ribaltasse l’esito dei congressi delle sezioni, il presunto prossimo ‘scissionista’ ha spiegato di aver aderito alla mozione Franceschini e che la vittoria di Bersani non è utile per risolvere le crisi poichè le soluzioni non possono arrivare percorrendo “i binari tracciati davanti a noi perchè sappiamo già dove vanno a finire”.
Secondo Rutelli il nuovo segretario è pronto a nuove alleanze con la sinistra comunista e con l’Idv. “Di Pietro – ha spiegato – prospera su quello che sarà uno dei problemi più grandi di Bersani. Dirà che D’Alema, che governa realmente nel Pd, vuole l’accordo con Berlusconi. Dirà che lui è l’unica opposizione. Ci ritroveremo così con una opposizione e una minoranza che si occuperà solo di fare le bucce al suo principale alleato”.
Dopo aver previsto il futuro Rutelli ha proposto un percorso diverso, lontano dal “giustizialismo” dipietrista, ma anche da un Pd alleato alla sinistra, “si riunificheranno” secondo lui, anche se da Bersani si “attende una sorpresa positiva”.
A chi gli ha ricordato le numerose evoluzioni, da radicale a Verde, poi fondatore dell’Asinello, quindi nel Pd ed oggi non si sa, ha risposto in polemica soprattutto con gli ex diessini : “Credo che oggi nel Pd ci sono altre persone che hanno aderito a quattro partiti. Chi viene dal Pci è passato al Pds, poi ai Ds e infine al Pd. Il problema è che molti di questi sono convinti di essere sempre nello stesso partito”.
All’ex sindaco della capitale è sfuggito che il viaggio dal Pci al Pd è stato molto più lineare di quello affrontato da un anticlericale arrivato fino alle porte del Vaticano..
Mentre Rutelli tenta di trovare seguaci il nuovo segretario Bersani deve costruire il nuovo gruppo dirigente. Utilizzerà il bilancino per evitare altre prossime defezioni? Il ‘grande vecchio’ Prodi, però è tranquillo: “Se qualcuno se ne va non succede niente”.


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