Radio in lutto, si è spento Gianni Elsner
Inventò nel 1976 il talk show via etere. Era giornalista ma anche attore, ex deputato radicale e grande tifoso della Lazio. “Una sorta di difensore civico alla portata di tutti”
Fu l’emittente romana Radio Luna a chiamarlo nel 1976 a condurre un talk show. Lui, Gianni Elsner, chiamò quella trasmissione “Te lo faccio vedere chi sono io”, dal titolo di una canzone del musicista Piero Ciampi, anche se l’idea di utilizzare quello slogan come sigla radiofonica venne in mente ad un suo amico di allora, il calciatore della Lazio Luciano Re Cecconi (che morirà un anno dopo, in seguito ad una finta rapina conclusasi in tragedia).
Il sessantanovenne Elsner, deceduto due giorni fa dopo una lunga malattia, era un personaggio assai eclettico. Giornalista e commentatore sportivo, popolare conduttore radiofonico ma anche attore di teatro (aveva frequentato l’accademia “Silvio D’Amico”), ex deputato radicale e tifoso doc della più antica squadra calcistica della Capitale, la Lazio.
Nato a Merano nel 1940, si trasferì presto a Roma, dove divenne popolare tra gli ascoltatori radiofonici per le trasmissioni mattutine che coniugavano impegno sociale e civile con un ampio spazio dedicato ai problemi della città eterna e dei suoi abitanti.
Così lo ricorda il giornalista Francesco Troncarelli, rendendo bene il profilo del personaggio: “Gianni fece subito il botto, conquistando la gente con la sua spontaneità, la sua bontà, la sua cultura, la sua tigna nell’affrontare i casi difficili e risolverli. Una sorta di difensore civico alla portata di tutti. Si trattasse della vecchietta scippata della pensione all’uscita della posta, si trattasse di Brunilde, la cameriera di Soraya messa alla porta senza stipendio e casa dall’oggi al domani, si trattasse di centinaia di bambini privi di tutto in Paraguay e portati a scuola e accompagnati nella vita grazie alla intuizione delle adozioni a distanza. Amico di tutti, poveri e sconosciuti soprattutto, ma anche ricchi e famosi come Bonolis, la Ferilli, Venditti e compagnia cantando, che nell’ospitata nella sua trasmissione diventavano semplici cittadini alle prese con i problemi di Roma e non saccenti e inavvicinabili divi. Gianni che mi consigli, Gianni che facciamo, Gianni che dici, Gianni hai visto quel programma, Gianni mi moje vo’ sapè quando ce riporti ar teatro che jè piaciuto tanto. E soprattutto, Gianni ma sta Lazio… sì la Lazio, il suo grande amore al quale ha dato tanto fino all’ultimo, cercando di addolcire l’egocentrismo di Lotito a favore di una pacificazione generale”.
Più recentemente la sua trasmissione era trasmigrata sull’emittente Radiosei (98.1 Mhz), dalle 10 alle 14, dal lunedì al sabato, con un unico imperativo: far discutere “la gente” sull’argomento del giorno. Come quella volta che papa Wojtyla si recò in visita pastorale in una parrocchia alla periferia sud-est di Roma. Le cronache dei vaticanisti avevano riportato non senza stupore la colorita espressione del Pontefice, in romanesco, rivolta ai fedeli: “Dateve da fa’”.
L’indomani Elsner andò a scovare il prete di borgata che aveva dato ospitalità per qualche ora al Santo Padre nella sua parrocchia, un prete romano doc che raccontò in radio di aver “istruito” Wojtyla e di aver improvvisato assieme a lui quella scenetta. Poi il discorso scivolò sull’etica, sui drammi sociali di periferia e sulle passioni di quel curioso sacerdote. Che rivelò di essere anch’egli un accesissimo tifoso laziale e fu ben felice di sfruttare la vetrina della trasmissione di Elsner per discutere di calcio come al bar sport.
Meno significativa, invece, la sua esperienza da parlamentare. Eletto nel 1992 nelle liste radicali, Elsner aderì subito al gruppo misto tra le polemiche, dopo essersi rifiutato di versare la quota prevista al partito.
A quanto pare, aveva concordato di devolvere il rimborso elettorale alla casa di riposo per artisti “Lidia Borelli” (alla quale poi, effettivamente, destinò l’intera indennità parlamentare di 11 milioni di lire), ma il leader del partito che lo elesse, Marco Pannella, polemizzo duramente con lui per quello che visse come un “tradimento”.
Il consiglio comunale di Roma ha osservato ieri un minuto di silenzio, in quanto Elsner era stato nominato ambasciatore della città. Le esequie si svolgeranno giovedì pomeriggio nella chiesa degli Artisti, in piazza del Popolo.
Paolo Repetto


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