Pd: arriva Bersani e parte Rutelli. Forse.
Più puntuale di un orologio svizzero è partito il primo siluro contro il neo segretario.
Per tutti quelli che avevano creduto nella funzione terapeutica delle primarie è arrivata (anche in anticipo) la prima delusione. Come era facilmente prevedibile le faide interne al ‘partito che non c’è’ sono riemerse.
Il primo a dar fuoco alle polveri è stato Francesco Rutelli. Ha detto ieri il candidato sindaco di Roma voluto da Veltroni e battuto alle ultime elezioni da Alemanno a Bruno Vespa, ormai confidente delle esternazioni di quasi tutti: “Con Casini, ma non subito e non solo”.
Il parlamentare pronto al trasferimento ed anche presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) non si è risparmiato parlando con il conduttore di ‘Porta a Porta’ che ha inserito l’intervista nel suo nuovo libro di prossima pubblicazione e dal titolo un po’ singolare, anche per i raffronti non proprio rassicuranti per il genere umano: “Donne di cuori – Duemila anni di amore e potere da Cleopatra a Carla Bruni, da Giulio Cesare a Berlusconi”.
Per la verità il parlamentare del Pd, dopo la diffusione delle anticipazioni dell’ultima fatica del giornalista più amato da Berlusconi, ha spiegato: “Figurarsi se un tema serio come le alleanze e i rapporti con i partiti, come l’Udc, si può liquidare con i giochini che servono a Vespa per lanciare i suoi libri…”.
Smentite a parte, Rutelli, che da ex laico radicale è diventato un fervente cattolico, ha comunque sostenuto per il libro: “In questi due anni il Pd ha sprecato un patrimonio anzichè costruirne uno nuovo. Avremmo dovuto cambiare terreno di gioco, allenatore, squadra, pallone, modulo tattico, perfino i tifosi. Dopo quindici anni era evidente che lo schema dell’Unione era finito. Bisognava cambiare tutto. E invece non è cambiato niente. Il Pd è senza ceti produttivi. Vota per noi soltanto il 13-14 per cento dei piccoli imprenditori. Ne votavano di più per il vecchio Partito comunista. Siamo senza operai, senza ceto popolare”.
Da protagonista di una delle sconfitte più lacerantoi per il suo partito, quando ha perso la capitale per regalarla al centro destra, Rutelli ha inistito: “Il discorso che Veltroni fece nel 2007 al Lingotto e una conduzione battagliera della campagna elettorale del 2008 hanno portato il Pd a conquistare un terzo dei voti. Da allora lo stesso Veltroni si è affidato a un eclettismo senza baricentro politico, non è mai più arrivata una proposta chiara. Gli elettori hanno percepito soltanto un rumore di fondo remoto e confuso. Così, mentre Berlusconi detta l’agenda al Paese, nel nostro campo da un lato i moderati sono sempre più attratti da Casini e dall’altro guardano a Di Pietro, che batte solo su un punto ‘Berlusconi è un mascalzone’, e se incontra sulla propria strada il presidente della Repubblica, non risparmia neppure lui. Nemmeno il Pci si era mai sognato di oscillare tra un laicismo fondamentalista minoritario e un giustizialismo caudillista”.
Rutelli, non dovrebbe avere un gran seguito di fedeli nel Pd, ma da tempo si cura di mantenere una linea aperta con il Vaticano ha insistito: “Abbiamo subito una perdita strategica di rappresentanza tanto più grave quanto più sono cominciate le difficoltà del presidente del Consiglio. Per riparare, il Pd si sbilancia a sinistra, e così peggiora la situazione, si isola. Una scelta ancora più assurda nel momento in cui il centrodestra si sbilancia a destra a favore di Bossi, Fini è in grandissima difficoltà e il terreno competitivo diventa quello moderato. E ancora più incredibile dopo che gli ultimi risultati elettorali, a cominciare da quello tedesco, ci dicono che la tradizione socialista è in crisi anche nei paesi in cui aveva riscosso i maggiori successi”.
Per l’aspirante sindaco battuto “è incredibile che il Pd si costruisca radici socialiste con un quarto di secolo di ritardo e molta sinistra è andata a destra. Per essere riformisti, insomma non bisogna stare necessariamente nel Pd. A destra ci sono socialisti come lo stesso Berlusconi, Tremonti, Brunetta. Frattini è diventato socialista venendo dal Manifesto. Bondi era comunista. Maroni viene addirittura da Democrazia Proletaria ..”.
Le stupefacenti affermazioni di Rutelli, che affianca alla storia socialista di Nenni, Pertini, Morandi e De Martino, ‘Papi Silvio’, il ministro ‘castiga fannulloni’ ed uno degli inventori dello scudo fiscale che ha garantito immunità , vantaggi e anonimato a decine di evasori fiscali sono proiettate verso il futuro.
Infatti ha concluso il primo ‘scissionista’ della nuova era Bersani: “Deve formarsi una forza nuova per favorire aggregazioni che nascano da questa crisi, un confronto tra moderati del centrodestra e democratico-riformisti del centrosinistra”.
Non si sa con chi vorrebbe andar via Rutelli, ma potrebbe trovarsi in compagnia della super cattolica Binetti. Qualche dubbio esiste anche per Fioroni, ma nessuno sa quale sia l’orientamento degli ex democristiani, dell’influente Franco Marini in particolare.
Per Bersani il primo grattacapo, anche se la partenza del capo del Copasir dal punto di vista elettorale non dovrebbe impesierire nessuno, perchè Rutelli non sembra godere di un particolare appeal nei confronti dell’opinione pubblica di fede democratica. Come l’ultimo insuccesso a Roma ha dimostrato.


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