Parla la moglie di Paolo Borsellino
Stasera in un’intervista per “La Storia Siamo Noi”, su RaiDue.
Agnese Borsellino, moglie di Paolo Borsellino, ha deciso di infrangere la regola del silenzio ed ha reso noti fatti allarmanti. “Stranamente negli ultimi giorni che precedettero via d’Amelio – ha detto la vedova – mio marito mi faceva abbassare la serranda della stanza da letto, perchè diceva che ci potevano osservare dal Castello Utveggio”.
Intervistata dal bel programma curato da Giovanni Minoli, “La Storia Siamo Noi” Agnese Borsellino si è detta convinta che suo marito sia “stato abbandonato al suo destino di morte” ed ha ricordato gli agenti di scorta uccisi col marito. di Borsellino.
Il programma andrà in onda stasera alle 23.30 su RaiDue col titolo “57 giorni a Palermo – La scorta di Borsellino”.
Quegli sfortunati ragazzi della Polizia si chiamavano Claudio Traìna, 27 anni, e Eddie Walter Cosìna, 31 anni, agenti scelti, Agostino Catalano, 43 anni, assistente capo, Emanuela Loi, 24 anni e Vincenzo Fabio Li Muli, 22 anni, agenti. “La Storia Siamo Noi” ha raccolto anche la testimonianza dell’unico sopravvissuto, Antonio Vullo.
“Per me erano persone, come per mio marito che facevano parte della nostra famiglia – ha dichiarato Agnese Borsellino- e vivevano quasi in simbiosi con noi, condividevamo le loro ansie, i loro progetti. Un rapporto oltre che di umanità, di amicizia e di reciproca comprensione e rispetto”.
Come ha saputo della strage di Capaci? “Mio marito – ha raccontato – si trovava dal barbiere e come tutte le volte che usciva per fatti personali era andato a piedi, da solo. E quando ha sentito dal barbiere che c’era stato l’attentato di Capaci, a piedi da solo era tornato a casa e da solo è andato a Capaci senza scorta.Poi è andato in ospedale e Giovanni è morto tra le sue braccia. La sua vita è cambiata perchè ha detto adesso tocca a me”.
“ra cambiato Paolo Borsellino dopo Capaci? “Non aveva perso la voglia di lavorare e credere nelle sue capacità, anzi lavorava 24 ore su 24, era una corsa contro il tempo, perchè prima di morire voleva concludere una certa indagine che gli stava tanto a cuore”.
Dopo Capaci, le misure di protezione sono state all’altezza della situazione? È stato fatto quello che si doveva fare? “Ritengo che mio marito è stato abbandonato al suo destino di morte – ha accusato la signora Agnese – Così come lui ha detto. C’erano stati tanti segnali”.
Che effetto fa a voi familiari il fatto che non si sia messa ancora la parola fine su questa indagine? “Ho fiducia nel tempo. Io non voglio vendetta – ha chiarito la vedova del magistrato- Io voglio sapere la verità, perchè è stato ucciso, chi ha voluto la sua morte e perchè lo hanno fatto e non voglio nient’altro. Ho tanta pazienza e tanta fiducia. Magari subito no, ma con il tempo la verità si saprà, perchè gli italiani come me vogliono sapere perchè è stato ucciso un uomo che era il simbolo della bontà”.
“Mio marito non credeva al cento per cento che la scorta lo potesse salvare da un attentato – ha aggiunto la donna – non perchè dubitava della loro attenzione o professionalità, ma quando avrebbero deciso di ucciderlo lo avrebbero fatto, come del resto è stato, con tecniche ultramoderne. Infatti mi diceva “quando decideranno di uccidermi i primi a morire saranno loro”. Per evitare che ciò accadesse, spesso e alle stesse ore usciva da solo per comprare il giornale, le sigarette, quasi a mandare un messaggio per i suoi carnefici perchè lo uccidessero quando lui era solo per la strada e non quando si trovava con i suoi angeli custodi. Mio marito non si poteva rifiutare di farsi proteggere o di farsi accompagnare, le sue capacità finivano qui, non poteva fare altro per salvarli”.


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