Me ne frego!
Berlusconi “corresponsabile” di corruzione. Si dimette? No, usa la politica per salvarsi.
Nella motivazione della sentenza che ha condannato la Fininvest a pagare 749.955.611,93 alla Cir di Carlo De Benedetti quattro pagine su 146 sono dedicate al premier.
Il giudice monocratico del Tribunale civile di Milano ha ricordato come il Cavaliere, in seguito alla decisione della Corte d’Appello di Milano nel 2001, non fu rinviato a giudizio per corruzione in atti giudiziari insieme a Cesare Previti, Vittorio Metta e agli avvocati Attilio Pacifico e Giovanni Acanpora perchè per lui fu pronunciata una sentenza “di non doversi procedere per il reato di corruzione ordinaria, concesse le attenuanti generiche, per essere lo stesso reato estinto per intervenuta prescrizione”.
La difesa dell’imputato ‘eccellente’ cercò di avere in Cassazione un proscioglimento con formula piena con un ricorso che la Suprema Corte però respinse. Per questo il magistrato milanese ha ritenuto che “se Berlusconi non è stato prosciolto nel merito dalla Corte è perchè, ad avviso della medesima, non vi era l’evidenza, alla stregua del materiale probatorio allora disponibile, dell’innocenza dell’imputato. Quella sentenza, essendo stata emessa a seguito non di un giudizio di merito, ma solo a seguito di applicazione di causa estintiva del reato, non preclude in alcun modo che, nella presente sede, venga ritenuto ‘incidenter tantum’ che il Berlusconi ha commesso il fatto de quo, ai soli fini civilistici e risarcitori di cui si discute”.
Per il giudice, quindi “sarebbe assolutamente fuori dall’ordine naturale degli accadimenti umani che un bonifico di circa 3 mld di lire sia disposto ed eseguito, per le dimostrate finalità corruttive, senza che i dominus della società, da cui conti il bonifico proviene, ne sia a conoscenza e lo accetti. Pertanto è da ritenere ‘incidenter tantum’ e ai soli fini civilistici del presente giudizio che Silvio Berlusconi sia corresponsabile della vicenda corruttiva per cui si procede, corresponsabilità che, come logica conseguenza, comporta per il principio della responsabilità civile delle società di capitali per il fatto illecito del loro legale rappresentante o amministrativo commesso nell’attività gestoria della società medesima, la responsabilità della stessa Fininvest”.
La Mondadori fu ‘soffiata’ a De Benedetti da Berlusconi dopo una complicata vicenda e la magistratura penale ha accertato per effetto della corruzione di un magistrato. 2.732.868 di dollari Usa passarono dai conti attribuiti alla Fininvest a quelli di Cesare Previti. E “un bonifico di quella entità – ha scritto Mesiano- poteva essere inoltrato solo sulla base della preventiva accettazione da parte di chi nella compagine sociale, da cui proveniva la somma destinata alla condotta corruttiva, ricopriva una incontrastata posizione verticale”.
In pratica, che la corruzione possa essere avvenuta perchè l’avvocato del presidente del Consiglio decise ‘in proprio’ di mettere in atto un piano criminale è possibile, ma poco plausibile. Che i tre miliardi (nella disponibilità della Fininvest) necessari per realizzare quello stesso piano siano stati trovati senza che il proprietario dell’azienda ne sapesse nulla è egualmente possibile, ma poco plausibile. Per la verità il giudice milanese esprime una quasi assenza di dubbi.
Un fatto è comunue certo: un magistrato ha definito il presidente del Consiglio della Repubblica italiana “corresponsabile” di una “vicenda corruttiva”.
La notizia non è da poco, anche se il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, l’ha mandata in onda nell’edizione del suo telegiornale delle 13,30 di ieri al 13 minuto, persino dopo i risultati delle elezioni in Grecia, e con un servizio di meno di due minuti nel quale non si spiegava in nessun modo il merito della questione.
Cosa farebbe un capo politico francese, inglese, americano, tedesco, austriaco, svizzero, svedese, finlandese, olandese, danese, belga, canadese, in poche parole di un Paese dichiaratamente democratico? Si dimetterebbe all’istante.
Berlusconi no, perchè l’Italia è diversa. Non sono bastate le ‘feste’ a Palazzo Grazioli ed in Sardegna, le figuracce internazionali, oppure i voli di Stato utilizzati per portare amici e canterini, il caso Mills, le frasi incredibili sul presidente Usa e sua moglie (“abbronzati”), le veline nelle liste elettorali, le dichiarazioni di sua moglie, le altre vicende giudiziarie, l’eccentricità dei lifting e dei trapianti di capelli, le omissioni su Naomi Letizia, le risate del mondo dopo dichiarazioni al limite del ragionevole (“Io il miglior premier degli ultimi 150 anni”) a fargli capire che non è il caso di insistere, non basterà di certo questo nuovo episodio.
D’altra parte alcuni osservatori sostennero che quando ‘scese in campo’, ovvero si dette alla politica, lo fece per salvare l’azienda Fininvest allora in drammatiche difficoltà finanziarie ed anche per salvarsi dalle numerose indagini che lo riguardavano.
Oggi la Corte Costituzionale comincia a discutere del ‘lodo Alfano’, ovvero quel provvedimento che lo mette al riparo da altre beghe giudiziarie, almeno fino a che sarà presidente del Consiglio. Chissà cosa deciderà la Consulta, ma neppure la bocciatura del ‘salvacondotto’ probabilmente lo indurra a farsi da parte.
Infatti, in una stuazione che neppure le più surreali dittature sudamericane di un tempo erano in grado di immaginare, il Pdl ha inventato la tesi del complotto politico. Con un linguaggio da dittatura, in una nota congiunta firmata dai capigruppo Pdl al Senato ed alla Camera, Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, e dai rispettivi vicepresidenti, Gaetano Quagliariello e Italo Bocchino si parla di “un tentativo, con mezzi impropri, di contrastare la volontà democratica del popolo italiano”.
Una sanzione comminata all’azienda di proprietà del capo del governo è diventata un fatto ‘politico’ e per questo i colonnelli del caudillo fanno sapere che “nessun disegno eversivo potrà sconfiggere il centrodestra”.
Dove ci sia un disegno eversivo in un processo per corruzione non si sa, ma se un partito diventa il braccio politico di un’azenda è logico difendere ‘gli interessi’ della casa. E con tutte le forze, perchè se salta l’amministratore delegato salta tutto il consiglio di amministrazione e si rischia di finire per sempre a casa da pensionati. Altro che il fulgore del potere, si rischia l’umido della cantina.
Per fortuna ci sono le televisioni, che non spiegano nulla e continuano martellanti l’azione di propaganda. Ecco allora il senso del regime, non quello dei colonnelli greci o dei generali argentini e neppure simile all’esempio del ventennio fascista (di cui alcuni membri della maggioranza sono stato profondi estimatori), ma piuttosto vicino ad un macchinario sostenuto dal peso dei media, in grado di manipolare l’opinione pubblica senza difficoltà.
Cosa avrebbe dovuto fare il Partito democratico, se esistesse? Denunciare immediatamente la drammaticità della situazione, cercare di spiegare immediatamente gli italiani che un premier indicato come “corresponsabile” di corruzione è un vulnus gravissimo per la credibilità del Paese.
I presidenti e i vicepresidenti del Pd al Senato e alla Camera, Anna Finocchiaro, Antonello Soro, Luigi Zanda e Marina Sereni hanno emesso un comunicato: “L’arrogante rivendicazione di impunità e la patetica denuncia di complotti da parte del Pdl segnala in modo impietoso la consapevolezza del fallimento nella prova di governo. I capigruppo Pdl di Camera e Senato stanno cercando di deformare una sentenza e di trasformarla in un atto politico di parte. In un ordinamento costituzionale come quello del nostro Paese che prevede la separazione dei poteri e lo stato di diritto – hanno continuato – la nota congiunta di Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri, Italo Bocchino e Gaetano Quagliariello è gravissima nei suoi contenuti perchè finge di non ricordare che la decisione del tribunale di Milano è la naturale conseguenza, in sede civile, della condanna penale definitiva dell’onorevole Cesare Previti, ritenuto responsabile di aver corrotto un giudice con l’obiettivo di addomesticare il ‘Lodo Mondadori’. Nelle parole degli esponenti Pdl c’è tutta la spudoratezza di chi considera le aziende e i comportamenti del presidente del Consiglio al di sopra delle leggi penali, delle leggi amministrative, delle leggi civili e financo delle leggi etiche. È soltanto nel quadro della piena separazione dei poteri – concludono i rappresentanti del Pd – che si può garantire il rispetto della legalità e della sovranità popolare”. Questione morale, dimissioni, etica? Nulla.
Intanto alcuni dei candidati alla segreteria ed i loro sotenitori ieri si sfidavano tra loro. Ignazio Marino:”Dicevano che la mozione Marino non avrebbe raggiunto l’1 per cento, invece in alcuni circoli a Milano abbiamo addirittura toccato il 35 e siamo la prima mozione”. Piero Fassino: “Dario Franceschini meglio di altri candidati rilancia il progetto originario del Pd di un partito aperto, plurale e largo”. Bersani ha sfiorato l’argomento: “Questi problemi Berlusconi se li è cercati, di certo non ce li siamo inventati noi. Ancora una volta siamo concentrati sui suoi problemi e non su quelli del Paese”. Stop.
Mentre il principale partito di opposizione di trastullava con se stesso, il Pdl metteva l’elmetto e Fabrizio Cicchitto parlava della possibilità di organizzare una grande manifestazione del Popolo della libertà per difendere il premier (ed i suoi interessi privati).
Gaetano Quagliariello confermava che il partito del presidente del Consiglio non assisterà senza reagire a quella che ritiene una vera e propria campagna per sovvertire il voto dell’aprile 2008: “Frugando nel fango – ha detto – si cerca di discriminare la moralità del premier, si assiste a sentenze ad orologeria fatte in occasione di manifestazioni francamente kafkiane e si annuncia la volontà di ritornare ad utilizzare teoremi giudiziari anche su fatti vecchi oscurando quanto questo governo ha fatto per l’emergenze e non solo per le emergenze…”.
Anche il senso logico non serve più. “Sentenze ad orologeria” però arrivate dopo anni di processi, “teoremi giudiziari” mentre milioni di dollari reali sono passati senza tema di smentita da una tasca all’altra, “fatti vecchi” (ovvero reati) che non debbono aver valore perchè il governo ha fatto ‘cose’ (quali?).
Si apre un nuovo capitolo, forse risolutivo, che non vede alcuna opposizione al trabordare ormai senza limiti del centro destra oltre le utime casematte della democrazia. I generali del centro sinistra sono lì, che gocano a scopone, forse ubriachi, mentre la truppa ha smesso di combattere e guarda Santoro in Tv. Come andrà a finire?


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