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“Lodo Alfano” e democrazia che traballa

Autore: . Data: giovedì, 15 ottobre 2009Commenti (0)

Berlusconi non arretra di un millimetro, sfruttando le polemiche. Prossimo obiettivo: separare le carriere dei magistrati. Un articolo per “Tu Inviato”

bilanciaIn Europa è lecito parlare della sospensione di ogni tipo di processo: per i capi di stato totalmente e per i parlamentari limitatamente all’esercizio delle loro funzioni.

E’ lecito in Germania dove il presidente della Repubblica gode dell’immunità contro eventuali procedimenti legali, in Francia dove l’immunità per il presidente è costituzionale, ma esiste l’”impeachment”, cioè un impedimento espresso dalla Camera dei rappresentanti o dal senato che destituisce dalla carica per gravi mancanze, in Spagna che la garantisce solo ai reali come del resto in Gran Bretagna. E, inteso, i rappresentanti dell’ esecutivo non godono di nessuna immunità.

Dunque la pratica non è così assurda, ma nella sua estremità è sempre dedicata alla sola più alta carica dello stato e spesso accompagnata addirittura da un dovuto alternativo strumento volto ad annullare la transitoria inottemperanza all’uguaglianza di ogni cittadino di fronte alla legge.

Anche negli Stati Uniti, dove il principio di base è che nessuno è al di sopra della legge, che è ancora più forte del costituzionale italiano che pone ogni cittadino uguale di fronte alla legge, esiste l’”impeachment” per le cariche direttive, viene utilizzato raramente perché normalmente i Presidenti si dimettono prima di subirlo, ma per esempio Bill Clinton, ex Presidente degli Stati Uniti d’America, ha subito questo “impeachment” per aver mentito sulla sua relazione con la giovane stagista della Casa Bianca Monica Levinsky.

In tutto ciò si desume che il Premier, prima di beneficiare dei vantaggi di un’immunità, un unicum nel panorama europeo, – e i suoi legali/onorevoli dello stato di difenderlo – avrebbero dovuto trarre le dovute considerazioni.

Il primo per le sue avventure scandalose degne di un romanzo di Nabukov e i secondi per le dichiarazioni alla stampa (“La legge è uguale per tutti, ma non la sua applicazione”).

Succede che la pronuncia della Corte costituzionale del 7 ottobre scorso bocci il lodo Alfano, un disegno di legge presentato dall’omonimo ministro della Giustizia che avrebbe appunto reso possibile la sospensione dei processi penali alle quattro più alte cariche dello Stato, che i giudici lo dichiarano illegittimo per violazione degli art.3 e 138 della costituzione.

Ciò è accaduto nonostante la precedente promulgazione del Lodo da parte del Presidente della Repubblica Napolitano che, fra l’altro, in una sua nota – relativa alla sua firma sul disegno di legge – reputò positiva l’immunità provvisoria (“Un interesse apprezzabile la tutela del bene costituito dalla assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche”).

Succede che questa sentenza non piace al Premier, già beneficiante delle immunità del Lodo per i processi che lo vedono imputato per la corruzione dell’avvocato Mills, per diffamazione aggravata dall’uso del mezzo televisivo, compravendita di diritti televisivi – diversamente dal Presidente della Camera Fini che in attesa di essere giudicato per diffamazione sollecitò di essere processato e rinunciò alla copertura del Lodo – e nell’intervista rilasciata alla stampa dopo la bocciatura del Lodo accusa duramente l’organo costituzionale e Napolitano di faziosità: “Abbiamo una minoranza di magistrati rossi organizzatissima che usano la giustizia a fini di lotta politica”. Aggiungendo poi che “il capo dello stato sapete voi da che parte stà”.

Dunque, a parer suo, la sentenza non è stata poi così democratica né squisitamente giuridica, ma politicizzata. Le dichiarazioni dure del Premier continuano, sul “Giornale”, un quotidiano di proprietà del fratello, dove si legge: “La democrazia ci ha rotto i coglioni”.

Sono fatti che incrinano ulteriormente l’immagine dell’Italia di fronte all’opinione internazionale e tutta la stampa estera continua a farsi sentire forte.

Fra gli altri, alzano la voce “Le Monde”, “Le Figaro”, “The New York Times”. Attaccano il Premier, nella sostanza, per le dichiarazioni contro la magistratura, la sua presunzione di non-uguaglianza di fronte alla legge, i suoi 26 processi, il conflitto d’interessi, il potere sull’informazione Italiana , la censura, la corruzione dell’Avv. Mills, il caso lodo Mondadori.

Così si arriva ai giorni nostri. A Benevento, il 12 ottobre, durante il comizio tenutosi per la festa della libertà, continua la comunicazione aggressiva del Presidente del Consiglio che così si pronuncia così a riguardo degli articoli della stampa estera: ” Se mi consentite il termine, sputtanano la nostra democrazia e il nostro Paese”.

Il premier riporta chiaramente anche le volontà di non voler sottostare alle decisioni della corte costituzionale riguardanti il Lodo Alfano, spiega poi la riforma giudiziaria che dovrà vedere la separazione dei Pm dalla Magistratura.

Così succederebbe che il ministro della giustizia Angelino Alfano, già indicato nel 2002 dalla Procura della Repubblica per aver presenziato ad un matrimonio mafioso ed aver baciato un boss, avrebbe il controllo dell’accusa in Italia.

Intanto Emma Mercegaglia, presidente di Confindustria, invita Berlusconi alla calma e a non offendere lo Stato in un un momento di crisi in cui l’Italia necessita di stabilità e non di caos, di tutta risposta continua l’opera oratoria del Premier che propone, ironicamente, la Mercegaglia come sua vice presidente e invita gli industriali a pensare al benessere.

Secondo alcuni autorevoli osservatori l’ irruenza del Presidente del Consiglio evince una frattura grave nella nostra democrazia e agli occhi dell’opinione pubblica/internazionale.

La grottesca situazione dovrebbe far riflettere: in tutto ciò la verità si offusca pesantemente così come la sapienza di una democrazia e il primato della libertà. Quella vera.

Andrea Cammarata

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