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Lo scempio della Rai

Autore: . Data: venerdì, 2 ottobre 2009Commenti (0)

Le nomine di ieri disegnano uno scenario apocalittico.

raiLa politica è sempre più aggressiva ed ormai non lascia scampo all’informazione indipendente ed ai professionisti non schierati. La Rai sembra un campo di battaglia nel quale si combatte una guerra all’ultima sedia.

Ieri il consiglio di amministrazione, su proposta del direttore generale Mauro Masi, ha proceduto ad altre nomine di nuovi dirigenti, tutti giornalisti ‘in quota’, ovvero ‘vicini’ ai partiti.

Bianca Berlinguer (in quota Pd, pare area Bersani-D’Alema) è direttore del Tg3, Alberto Maccari (in quota Pdl ed ex An) ha assunto la direzione della Tgr (al posto di Angela Buttiglione, quota Udc) con Alessandro Casarin condirettore (con un delega per l’informazione regionale nel Nord Italia) e per questo ovviamente in quota Lega.

Daniele Renzoni, anche lui in quota Lega è andato a dirigere Rai International (in sostituzione di Piero Badaloni, in quota Pd), mentre Franco Matteucci (in quota An) ha assunto la direzione del Marketing (di cui aveva già la responsabilità ad interim). Pasquale D’Alessandro (in quota An) ha avuto Innovazione e prodotto.

La nomina di Berlinguer è passata all’unanimità, quelle per la Tgr sono passate con cinque voti a favore, due contrari (che sarebbero i consiglieri Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten del Pd) e due astenuti (il presidente Paolo Garimberti del Pd e il consigliere Rodolfo De Laurentiis dell’Udc). Per Renzoni ci sarebbero stati invece sette voti favorevoli e due contrari (Rizzo Nervo e Van Straten).

Carlo Verna, segretario dell’Usigrai ha commentato: ” Dispiace dover essere sempre critici, anche quando le nomine hanno il pregio di premiare finalmente colleghi interni (auguri a Bianca Berlinguer, Alberto Maccari e Daniele Renzoni), ma il metodo seguito dal direttore generale Mauro Masi e dal cda sigilla un imbarbarimento dei rapporti all’interno della Rai”.

Per nulla stupito dalla vicenda ‘quote’ il segretario del sindacato dei gornalisti Rai ha aggiunto: “Direttori rimossi avvertiti all’immediata vigilia della ratifica delle decisioni con contestuale affannosa ricerca di una loro ricollocazione. La parola d’ordine è sembrata: ‘cambiare purchè si cambi’, senza motivazioni specifiche professionali ed editoriali. Nessuno si attenda che diciamo bravi per aver preservato la riserva indiana del Tg3. Tale era e tale resta, speriamo non più sotto assedio”.

Verna fa finta di non sapere che i nomi dei nominati erano noti da giorni, che i giornalisti sostituiti (a loro volta ‘promossi’ in passato con gli stessi metodi) sapevano benissimo che il loro ‘mandato’ era scaduto.

Per il sindacalista “Pluralismo disperatamente cercasi, invece arriva la lista di proscrizione di Cicchitto. Se c’è tanto di antigovernativo nelle trasmissioni, essendo fuori dubbio che reti e testate sono guidate in larghissima prevalenza da persone sostenute dalla parte dell’onorevole Cicchitto o hanno messo uomini fidati ma non capaci o meritoriamente persone indipendenti che valutano in maniera libera male l’operato di chi è al governo”.

Il sindacato da anni assiste alla nomina ed alle assunzioni di persone riconducibili ad aree partitiche definite e si spera mai si sia trovato nelle condizioni di fornire pareri più o meno vincolanti sul merito delle decisioni prese dai vari Cda.. Di certo definire ‘”riserva indiana” un telegiornale perchè affidato da una maggioranza politica arrogante ad una opposizione consociativa è avvilente. L’imbarbarimento finirà solo quando saranno assunti e promossi professionisti indipendenti, in nessun modo legati a forze organizzate e selezionati sulla base competenze e capacità valutate da commissioni al di sopra di qualunque sospetto.

Invece per nessuno dei promossi è sconosciuta l’appartenenza politica. L’obiettività dell’informazione, quindi, è decisamente in dubbio e nessuno dei consiglieri, anche quelli che criticano la lottizzazione, ha preferito non prestarsi a questo ennesimo saccheggio dell’azienda pubblica radiotelevisiva.

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