L’Italia nella discarica: irap, ricatti, Facebook ed altre balle
La crisi avanza, governo e stampa rilanciano ‘non notizie’ e l’opposizione si droga con le primarie.
La seconda fase della corsa del premier verso l’agognato plebiscito di marzo (le elezioni regionali) è cominciata prima del previsto. Cessati (temporaneamente) gli attacchi al presidente della Repubblica, alla Corte costituzionale ed ai ‘comunisti’ (ovvero chiunque lo critichi) adesso si è passati alla propaganda ‘del fare’.
Ponte sullo Stretto, centrali nucleari, detassazione e misure per favorire i consumi sarebbero praticamente cose già realizzate, anche se non è vero. L’apparato mediatico fa il suo lavoro e non chiarisce niente.
Obiettivi puntati sui calzini del giudice Misiano dal barbiere, su Facebook ed il surreale gruppo di discussione “Uccidiamo Berlusconi”, descritto come una lobby di killer, sulla querelle del “posto fisso”, sull’affaire Marrazzo con annesso video con trans e ricatto di carabinieri corrotti, sull’onorevole Mastella che urla al mondo di avere le “mani pulite” e su Bassolino e il prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, indagati di falso, truffa ai danni dello Stato e corruzione. Fioriscono come in primavera e per la felicità di cittadini ubriachi editoriali su retroscena, voci di corridoi, panzane e supposizioni.
Il silenzio agghiacciante di politica e informazione nasconde i fatti veri, quelli di sempre: disoccupazione, cassa integrazione, problemi gravi per le piccole imprese, la scuola nel delirio, una tac pubblica che bisogna prenotare due mesi prima, i soldi che mancano, i terremotati dell’Abruzzo spostati come pacchi da un posto all’altro, la benzina che aumenta, i consumi che frenano e chi più ne ha ne metta.
Ha detto ieri Giuseppe Morandini, presidente della Piccola industria di Confindustria: “Con la disoccupazione che va verso il 10 per cento, il problema, credetemi, non è il posto fisso, ma lo stipendio. A tempo determinato o indeterminato, ma lo stipendio”. Ed ancora: “Da una rapida indagine sui bilanci di alcune aziende manifatturiere emerge che un terzo delle imprese sta andando bene, un terzo è in mezzo al guado e un terzo sta soffrendo. Tradotto in numeri significa che sono a rischio oltre un milione di piccole imprese”.
Un milione di imprese, ovvero milioni di lavoratori vicini alla rovina. Una situazione evidente da mesi, ma che non interessa i telegiornali, i giornali e neppure l’opposizione, che si ioccupa di escort o di segretari da eleggere.
Il Tg3 delle 19 di ieri, quello considerato ‘in mano al centro sinistra’, neppure ha messo la notizia in sommario, l’ha trattata alle 19,25 per 15 secondi e si è interessato in apertura della strabiliante notizia di un presunto complotto politico contro il ministro Tremonti per ben cinque minuti. Oggi i giornali ne parlano, lo faranno per qualche ora e poi di nuovo gossip.
Il governo fa il suo lavoro ‘standard’, annuncia e non fa nulla e va avanti così da più di un anno. L’opposizione si scontra al suo interno. Il Pd contro l’Italia dei valori e nel Pd tra gruppi e gruppetti un contro l’altro armati. Domenica si eleggerà un segretario, ma i cittadini ‘normali’ non hanno capito nulla e quelli ‘più esperti’ sanno che Bersani è l’ex comunista amico di D’Alema, Franceschini l’ex democristiano amico di Veltroni e Marino un chirurgo serio vestito da liberal all’americana. Si sceglierà per intuizione e preconcetto, non certo per conoscenza e convinzione. Lunedì riprenderà la faida, perchè i conti da saldare sono troppi.
L’Italia è sempre più in corsa verso il burrone, ma la cosa non sembra interessare chi dovrebbe cercare le soluzioni. L’atteggiamento dell’informazione è scandaloso. Ieri alcune organizzazioni sindacali (Rdb, Sdl e Cobas) avevano ogganizzato uno sciopero generale. Nessuno ne ha parlato ed il corteo nazionale a Roma avrebbe raccolto 150mila partecipanti secondo gli organizzatori e 5mila secondo la questura. Numeri da lotteria, anche se un fatto è certo: il traffico nella capitale è andato in tilt, per cui qualcuno a manifestare doveva pur esserci. Per il sindaco Alemanno un buon motivo in più per ‘regolamentare’ i cortei.
Ieri la Coldiretti ha lanciato un allarme per la sopravvivenza delle aziende del settore agricolo, la Cei ha denunciato la “drammaticità ” della crisi finanziaria, e “quei meccanismi economici che, producendo povertà e creando forti diseguaglianze sociali, feriscono e offendono la vita colpendo sopratutto i più deboli e indifesi”, la Cna ha chiesto azioni urgenti per accorciare i tempi di pagamento della pubblica amministrazione perchè gli artigiani sono in enormi difficoltà , ancora 4mila persone sono nelle tendopoli d’Abruzzo a 5 gradi sotto zero, il presidente della Provincia di Bologna, Beatrice Draghetti, ha reso noti alcuni dati riferiti ad una delle zone puù ricche del Paese: “Le persone in cerca di lavoro iscritte ai Centri per l’impiego provinciali sono in continuo incremento, 56.542 alla fine di settembre, un più 18 per cento dal mese di gennaio, così come le ore di cassa integrazione guadagni ordinaria, più 50 per cento tra giugno e settembre e quelle di cassa integrazione straordinaria”.
Per i media però l’allarme non esiste, mentre il Palazzo è avviluppato in dibattiti demenziali. Tuttavia, la responsabilità maggiore l’hanno i cittadini. Perchè divisi tra tifosi del premier, suoi acerrimi nemici e ‘disinteressati’ hanno tutti la stessa colpa: non riescono a capire che il Paese è in rovina.


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