L’informazione italiana retrocessa da Reporter sans frontiere
Reporters sans frontiers ha pubblicato il suo rapporto annuale sulla libertà di stampa nel mondo. L’Italia risulta arretra dal 44 al 49 posto della classifica.
Jean-François Julliard, segretario generale di RsF, associazione che si batte per la libertà di stampa ed i diritti di giornalisti e operatori dell’informazione.
nel commentare i dati relativi al 2009 ha sostenuto: “Nella classifica mondiale sulla libertà di stampa 2009, che vede ai primi posti Paesi scandinavi e Irlanda, in fondo alla graduatoria Iran, Turkmenistan, Corea del Nord ed Eritrea, l’Italia è scivolata dal 44 al 49 posto”.
Per Julliard “la libertà di stampa va difesa ovunque nel mondo con la stessa energia e la stessa insistenza” e “dà fastidio vedere democrazie europee come Francia, Italia e Slovacchia perdere posizioni costantemente nella graduatoria anno dopo anno” aggiungendo: “Come si possono condannare violazioni dei diritti umani all’estero se non si ha un comportamento irreprensibile in patria?”.
Indicativo il miglioramento della posizione degli Stati Uniti, che conquistano grazie alle spinte positive prodotte dall’elezione di Barak Obama 20 posizioni, anche se per il presidente dell’associazione francese “non è abbastanza per rassicurarci”.
Nella classifica di 175 Paesi, gli Usa sono in ventesima posizione. In testa, nell’ordine, ci sono Danimarca, Finlandia, Irlanda, Norvegia e Svezia. In fondo la Russia (153), Cuba (170) e Cina (178).
A produrre la classifica le risposte date da centinaia di giornalisti ed esperti dei media in tutto il mondo. Il periodo preso in esame è quello che va dal settembre 2008 al 31 agosto 2009.
Per l’associazione “l’Europa è stata a lungo un esempio per quanto riguarda la libertà di stampa, ma numerose nazioni europee sono scese in modo significativo nella classifica di quest’anno. Anche se i primi 13 posti sono ancora occupati da Paesi europei, altri come la Francia (43), la Slovacchia (44) e l’Italia (49) continuano a scivolare e a perdere posti – rispettivamente 8, 37 e 5 posti – facendosi così superare da giovani democrazie africane (Mali, Sud Africa e Ghana) e latino-americane (Uruguay, Trinidad e Tobago)”.
Ma fatto ancor più grave è che “i giornalisti continuano a subire violenze in Italia e in Spagna (44), ma anche nei Balcani e in particolare in Croazia (78), dove il proprietario e il direttore marketing del settimanale Nacional sono stati uccisi da una bomba il 23 ottobre 2008″.
Tuttavia la minaccia principale, sencondo RsF “è legata alle legislazioni nazionali oggi in vigore. Molte leggi approvate in svariati Paesi europei, dal settembre 2008 in poi, hanno notevolmente compromesso il lavoro dei giornalisti. Un esempio: la legge adottata dal governo della Slovacchia (44) ha introdotto il pericoloso concetto di diritto automatico di risposta e ha concesso al ministro della cultura la possibilità di influenzare fortemente le pubblicazioni e il lavoro dei media in generale”.
Grave anche la situazione in Israele. L’operazione ‘Piombo fuso’, l’invasione di Tel Aviv della Striscia di Gaza, “ha avuto un forte impatto negativo sulla stampa – si legge nel rapporto – Israele è precipitata di 47 posti nella classifica arrivando alla 93a posizione. Questo tracollo fa perdere ad Israele il suo statuto di primo in classifica tra i Paesi del Medio Oriente: quest’anno lo superano il Kuwait (60), gli Emirati Arabi Uniti (86) e il Libano (61)”.
Per l’associazione “Israele ha cominciato a usare all’interno del Paese gli stessi metodi che usa nei territori al di fuori delle proprie frontiere. Reporters sans frontières ha registrato cinque arresti di giornalisti, alcuni dei quali del tutto illegali, e tre casi di detenzione. La censura militare applicata a tutti i mezzi di comunicazione rappresenta un’ulteriore minaccia al lavoro dei professionisti dei media in loco.Per quanto riguarda il suo comportamento nei confronti dei media nei territori al di fuori delle frontiere nazionali, Israele ottiene un 150° posto nella classifica. Il bilancio della guerra sui media è stato estremamente pesante: circa 20 giornalisti sono stati feriti dalle forze militari israeliane nella Striscia di Gaza e tre sono stati uccisi durante il conflitto”.
Altro caso disperato è l’Iran. Per RsF “mai come quest’anno i giornalisti hanno sofferto e subito pressioni nell’Iran di Mahmoud Ahmadinejad. La contestata rielezione del presidente ha trascinato il Paese in una crisi senza precedenti e ha sviluppato la paranoia del regime e la sua diffidenza nei confronti di giornalisti e blogger. Censura preventiva automatica, sorveglianza totale delle autorità sui giornalisti e il loro lavoro, maltrattamenti, giornalisti costretti a scegliere l’esilio, arresti illegali: questa è la situazione della libertà di stampa” nel Paese.
RsF ha insisito: “L’Iran ha ormai raggiunto il trio infernale in fondo alla classifica – Turkmenistan (173), Corea del Nord (174) ed Eritrea (175) – Paesi in cui i media sono così soffocati, repressi da essere ormai praticamente inesistenti”.
Di un notevole interesse è l’analisi sulla situazione americana dopo la presidenza Bush. Sostiene il rapporto che “gli Stati Uniti sono risaliti di 20 posti, dalla quarantesima alla ventesima posizione, in un solo anno. L’elezione di Barack Obama e il suo approccio nei confronti dei media, certamente meno “bellicoso” di quello del suo predecessore, spiega questo netto miglioramento” che tuttavia riguarda solamente “la situazione della libertà di stampa nel territorio americano. Anche se il presidente Obama ha vinto il premio Nobel per la pace, il suo Paese è ancora impegnato su due fronti di guerra. Nonostante il leggero miglioramento registrato, l’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti dei media in Iraq e in Afghanistan resta preoccupante. Numerosi giornalisti sono stati feriti o arrestati dai militari americani. Uno di questi, Ibrahim Jassam, è ancora in carcere in Iraq”.


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