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Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

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In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

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Libertà di stampa: come umiliare gli italiani

Autore: . Data: lunedì, 5 ottobre 2009Commenti (0)

La manifestazione di sabato è stata inutile, lo ha dimostrato il Tg1.

liberta-di-informazioneSabato era una bella giornata di sole a Roma, faceva caldo ed il cielo era blu. Alcune decine di migliaia di persone, quasi tutti fan del ‘club Santoro’, hanno raggiunto Piazza del Popolo per chiedere che l’Italia torni ad essere un Paese normale.

Dal palco uno degli organizzatori ha dato il via alla kermesse ed ha subito detto: “Questa non è una manifestazione politica”. In quello stesso momento ne ha firmato la sconfitta, perchè ha mentito due volte. In realtà lo era e un giornalista deve essere sincero quando comunica una notizia.

In quel luogo della capitale nel quale le forze della sinistra, dalla Liberazione fino a qualche anno fa (prima del suicidio), hanno difeso i diritti dei lavoratori e costruito con pazienza un movimento di donne ed uomini enorme, che il 17 giugno 1984 portò il Partito comunista italiano a diventare la prima forza politica del Paese, col 33,3 per cento e 11.714.428 di voti, sabato c’erano lo stand con la pochetta, venditori di magliette, leader ammaccati, televisivi vari ed una folla (non un popolo) senza più strategia, travolta dalla disperazione di non contare nulla e stanca di essere orfana.

In quelle lontane elezioni del secolo scorso, per l’unica volta nella sua storia, il popolo italiano decise di amare l’esempio e l’onestà intellettuale di un uomo che era appena morto, Enrico Berlinguer. Si, di amare, perchè quel signore sardo e schivo, duro e intransigente, aveva combattuto gli ultimi anni della sua esistenza per gridare ai cittadini che il primo problema era ‘la questione morale’. In un tempo nel quale Craxi e Dc stavano realizzando quello sconcio che portò a ‘Tangentopoli’.

Da allora tutto è cambiato. I ‘parenti stretti’ del craxismo governano, alcuni uomini ‘di fiducia’ del tempo sono nella stanza dei bottoni del Pdl, la parte di Dc che lo aveva sostenuto è con loro. Li guida Silvio Berlusconi, che in quello stesso 1984, grazie ad un decreto ‘ad personam’ del presidente del Consiglio dell’epoca (Bettino Craxi), ottenne l’autorizzazione per trasmettere in simultanea i suoi segnali televisivi su tutto il territorio nazionale sebbene fosse proibito dalla legge.

Il legame tra Cavaliere e Craxi era stretto. Nel 1990, quando ‘Papi Silvio’ sposò Miriam Bartolini (in arte Veronica Lario), il suo testimone di nozze fu Bettino ed Anna (sua moglie) ricopriva lo stesso ruolo per la novella sposa.

Un altro episodio ha tenuto insieme i due ‘amici’, la prescrizione nel processo chamato “All Iberian”. Craxi era stato condannato il 13 luglio 1998 dal tribunale di Milano a quattro anni di reclusione e Berlusconi a due anni e quattro mesi. Secondo la sentenza, l’allora leader di Forza Italia e l’ex presidente del Consiglio erano colpevoli di finanziamento illecito ai partiti. Il malloppo era destinato al Partito socialista di Craxi, ventidue miliardi versati dalla All Iberian, società controllata dalla Fininvest, tra il gennaio ’91 e il novembre ’92. Pesanti erano anche le pene pecuniarie: dieci miliardi per Berlusconi, venti per Craxi.

Sabato scorso, nella manifestazione ‘non politica’ organizzata dalla Fnsi e da altre numerose associazioni, quello che appariva subito evidente era che i cittadini arrivati in piazza non avevano nulla e nessuno su cui contare, se non alcune star vere o presunte. Boato di applausi per il conduttore di ‘AnnoZero’, sul palco a ‘presentare’ il conduttore di ‘Mi manda Raitre’, Andrea Vianello, che richiamando i nomi di altri ‘volti della tv’ scatenava ovazioni più o meno marcate. Tra un intervento ed un altro canzoni e canzonette, il simpatico comico Marcorè e poi gli applausi al Gabibbo, il rappresentante del programma che offre ‘cosce democratiche’ in opposizione alle cosce ‘reazionarie’. Un guazzabiglio, per l’appunto ‘impolitico’.

Alcune eccezioni. Le parole sagge di Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale, tra le poche sensate di tutta la manifestazione, tuttavia perse nel nulla ed anche ignorate da molte delle cronache. Il giurista ha spiegato cosa sia in realtà la ‘libertà di stampa’. Roberto Saviano, in un intervento sincero e dolente ha cercato di ricordare la tragedia delle notizie omesse o dimenticate e ricordato che “c’è l’indifferenza che isola chi prova a descrivere la realtà”. Ma forse lo scrittore è stato a lungo applaudito più per il valore simbolico della sua presenza e forse meno per il senso del suo discorso. Infine, Sergio Lepri, uno dei più grandi giornalisti italiani, che ha lanciato un appello accorato con la sua voce di novantenne lucido e straordinario: ” Impegnamoci tutti per evitare che si soffochino le voci libere e per fare in modo che il diritto di indignazione che si leva da questa piazza vada in tutte le piazze d’Italia”. Però quasi tutti si chiedevano ch fosse, perchè il direttore storico dell’Ansa era un illustre sconosciuto per i convenuti, non va nè a ‘Porta a Porta, nè a ‘Ballarò’ e tantomeno ad ‘AnnoZero’.

Sul rito di sabato le parole profetiche di Marco Pannella rimangono fondamentali. Spiegando il suo dissenso dall’iniziativa della Fnsi l’anziano leader radicale aveva detto: “Quelli che manifestano oggi sono gli stessi contro cui ho lottato e mi sono battuto per decenni in questi 40 anni per avere una informazione libera, aperta e di tutti. E’ un vecchia storia, questa! Quelli che parlano di bavaglio alla libertà di stampa oggi, sono gli stessi contro i quali per decenni, in questi 40 anni, mi sono battuto e ho dovuto lottare perchè togliessero il bavaglio alla libertà di stampa!”.

Pannella è stato ingeneroso nei confronti di alcuni cittadini andati a manifestare, ma per la maggioranza degli organizzatori aveva ragione. Tra i convenuti sabato a Piazza del Popolo in pochi sarebbero disposti a battersi per la libertà di Fetri, Belpietro o Fede, ma c’erano. Il giudizio di Pannella, però, era corretto per molti altri, che nei diversi ruoli hanno osservato per troppi anni e senza intervenire lottizzazioni, spartizioni, relazioni da salotto, pasticci di ogni tipo e manipolazioni svolte anche dalla ‘sinistra’ o, meglio, da chi si raccontava come tale.

La libertà di informazione deve valere per tutti, anche per chi consapevolmente deforma la realtà. Il problema non è esser tifosi, ma rispettosi dei diritti di tutti. I manifestanti hanno fischiato contro i direttori de ‘Il Giornale’, del Tg di Rete4, di ‘Libero’, mettendosi sullo stesso piano di chi supponevano di voler combattere. Faziosi contro faziosi, mentre la libertà è diritto di critica, non di insulto. D’altra parte in Italia c’è un regime perchè la maggioranza del centro destra non tollera il dissenso e sembra che anche le vittime del ‘pensiero unico’ abbiano assimilato le caratteristiche deteriori di chi viola le regole.

Puntuale come la morte, alle 20 e qualche cosa, dagli schermi del Tg1 è avvenuto il ‘fatto’ vero della giornata, a dimostrare che in Italia non solo la libertà di informazione non esiste più, ma che quei cittadini-manifestanti contano quanto un due di briscola. Ci ha pensato il direttore Augusto Minzolini.

Nominato grazie al consociativismo di cui sono responsabili anche il sindacato dei giornalisti, la sinistra italiana e molti dei politici presenti (che non hanno in passato disdegnato di ‘segnalare’ i propri beniamini e praticato la lottizzazione), ha detto Minzolini: “Lo dico senza spirito polemico: la manifestazione di oggi per la libertà di stampa per me è incomprensibile”.

Frantumando d’un colpo persino la storicamente intollerabile subalternità del Tg1 al potere politico, il direttore del più ascoltato telegiornale nazionale ha espresso un suo parere, fondato su opinioni personali e su un’analisi dei fatti legata alla sua interpretazione della realtà. Senza che i reportage sulla giornata (realizzati da altri giornalisti) fossero stati in grado di descrivere minimamente gli avvenimenti, così da non permettere ai telespettatori di capire di cosa si stesse parlando.

Da uno studio in penombra, fatalmente simile ad una camera mortuaria, Minzolini ha continuato:”Manifestare è sempre legittimo e salutare per la democrazia, ma in un Paese dove negli ultimi tre mesi sono finiti nel tritacarne mediatico Berlusconi, l’avvocato Agnelli, l’ingegner De Benedetti, l’ex direttore di ‘Avvenire’, il direttore di ‘Repubblica’ e tanti altri, denunciare che la libertà di stampa è in pericolo è un assurdo”.

Per il direttore del Tg1 “il rischio è un altro: l’informazione è diventata il teatro di uno scontro di potere. La manifestazione di oggi è un episodio di questo scontro perchè fotografa una disparità. È stata convocata contro la decisione del premier di querelare due giornali, ‘Repubblica’ e ‘Unità”. Si confessano due sole querele ma non quelle che colpiscono gli altri giornali, magari di diverso orientamento. Negli ultimi dieci anni, ci sono state ben 430 querele di politici contro giornali, il 68 per cento presentate da esponenti del centrosinistra. Mi chiedo: è possibile che la libertà di stampa sia stata messa in pericolo solo dalle due querele di Berlusconi?”.

L’esternazione del direttore del Tg1, sempre volendola collegare alla libertà di espressione, è stata disdicevole. D’altra parte, almeno secondo alcune cronache non verificate, per lui in alternativa alla direzione del telegiornale Rai c’era il posto di portavoce di Berlusconi.

Le capacità professionali, poi, aprono piccoli dubbi. Il direttore di un tg del servizio pubblico avrebbe dovuto prima di tutto evitare un commento diretto, lasciando a due ‘personalità di rilievo’, appartenenti alle due tesi in questione (favorevoli e contrari alla manifestazione) il compito di affrontare (senza assolutamente cadere nella propaganda, come succede sovente, ma con dati di fatto) la questione.

Minzolini, avrebbe dovuto infine ricordare l’importanza della logica, almeno per rispettare il pubblico. Il ‘tritacarne’ al quale sarebbero stati sottoposti alcune persone da lui citate è il rusultato di comportamenti personali senza connessioni tra loro. Il caso escort a casa Berlusconi era diverso da quello che ha coinvolto il direttore di ‘Avvenire’ e così via. Le percentuali di querele sono altrettanto fuori luogo, perchè come ricordava qualcuno, se uno ha due polli ed un alto nessuno, la percentuale è di un pollo a testa. Le querele del premier, infine riguardano singolari argomenti che toccano aspetti anche grotteschi, come la sua virilità o il diritto di un giornale a proporre domande. Insomma, Minzolini ha preparato frullato di cose e lo ha propinato ad un pubblico inerme.

In realtà il direttore ha usato il suo ruolo per ‘controinformare’ gli italiani su un avvenimento, assumendo quindi una funzione che non gli spetta, perchè il compito di un giornalista non è ‘supporre’ o ‘interpretare’, ma ‘raccontare’.

Per altro, riferendosi ad un caso che ha riguardato la Bbc, Minzolini Tg1 ha un po’ fatto confusione. Ha detto infatti: “Nel 2004, Tony Blair dopo un lungo braccio di ferro che arrivò quasi in tribunale costrinse alle dimissioni i vertici della Bbc, che lo accusavano di aver falsificato i dossier sulla guerra in Iraq”.

I dossier erano stato manipolati, come è poi risultato, perchè le armi di distruzione di massa non esistevano. Quindi la più autorevole testata giornalistica del mondo aveva ragione. Inoltre, l’intero caso non fu affrontato nei tribunali, ma da una comissione di inchesta parlamentare, istituita dopo la morte poco chiara di uno scienziato. L’attività di disinformazione del governo rischiò di travolgere Blair e le dimissioni del direttore della rete, Greg Dyke, spinsero i  suoi collaboratori a comprare una pagina sul Daily Telegraph per esprimergli il loro sostegno. Scrissero i giornalisti della Bbc nell’inserzione dal titolo “L’indipendenza della Bbc”: “Greg Dyke era il prototipo del giornalismo coraggioso, indipendente e rigoroso della Bbc, che non teme la ricerca della verità”.

Nel caso Blair-Bbc non c’erano escort di mezzo, ma la guerra in Iraq. La Bbc si trovò in difficoltà per un errore tecnico (grave) sulla redazione di una notizia (però poi confermata nella sostanza), però mai nessun tribunale fu investito della questione e tantomeno Blair pensò di querelare la tv pubblica inglese.

La giornata di sabato è stata una sconfitta per gli italiani. L’assenza di una opposizione ‘morale’ e ‘politica’ al regime ormai dilagante imposto dal cento destra ha reso la manifestazione inutile, perchè senza una strategia per il cambiamento per il Paese nulla è possibile. Il consociativismo che continua ad avelenare sottobanco gran parte delle vicende legate alle nomine dei giornalisti neppure è stato ricordato ai cittadini e criticato dagli organizzatori. La tendenza di molti reporter a ‘seguire il padrone’ è un dato di fatto e dovrebbe portare la categoria ad una profonda rivoluzione morale al suo interno, indicando all’Ordine dei giornalisti la necessità di decisioni drastiche, fino all’espulsione per violazione dei codici deontologici per chi si dovesse trovare coinvolto in operazioni di lottizzazione politica (tutti i direttori di testate Rai). Ma nulla di tutto questo è emerso e neppure è stato supposto.

I cittadini sono disinformati da anni (da tutti) e la decisione di Minzolini è la dimostrazione che senza ‘autorevolezza dell’opposizione’ un direttore può andare in onda superando qualunque ragionevole livello di ‘moderazione’, per altro nel giorno stesso in cui alcune decine di migliaia di persone si sono riunite per denuncicare un attacco alla ‘lbertà di informazione’.

Le vittime del vuoto pneumatico di strategia poltica sono gli abitanti del Belpaese (anche gli ‘stranieri’), che ormai non possegono più la necessaria conoscenza dei fatti e quindi non sapendo cosa accade non sono in grado di decidere e si riducono a fare i tifosi: per Santoro contro Feltri, Belpietro contro Lerner, Striscia la notizia contro i pacchi, Bersani contro Franceschini o Berlusconi contro Fini.

La libertà di conoscenza sabato non ha fatto un passo avanti, ma due indietro, a causa delle responsabilià di un Palazzo ormai sempre più ignaro del significato profondo del senso della politica e dalla democrazia. Un disastro.

foto di Aldo Feroce

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