Libera stampa, non fermiamoci a quel sabato
La battaglia continua giorno per giorno, nell’interpretazione critica, nella partecipazione alla vita democratica, nell’impegno alla cittadinanza attiva. Un articolo per ‘Tu Inviato’
Era gremita piazza del Popolo, alle tre del pomeriggio, nel caldo afoso di un inizio ottobre romano. Ed è rimasta affollata fino all’imbrunire, fino a quando ci voleva un golfino sulle spalle per non prendersi il “malanno di stagione”.
Erano studenti, nonni, precari, famiglie, amici, bambini, donne, uomini, cittadini. Ognuno aveva portato se stesso, in piazza, in modo pacifico, per manifestare il suo dissenso contro una stampa asservita e il suo appoggio a chi fa il mestiere di giornalista cercando tenacemente la verità.
Libertà di informare, libertà di sapere. Non è la politica che deve controllare la stampa, è la stampa che deve tenere il fiato sul collo alla politica e i cittadini che devono giudicare la stampa.
Lo hanno detto lo scrittore Saviano, il comico Neri Marcorè, l’avvocato Marazzita, la memoria di Politkovskaja, il cantante Cristicchi in versione “contro”. Ma lo ha detto soprattutto una folla ordinata, che ascoltava con attenzione le testimonianze, oscillava al ritmo di musica, mostrava cartelli e striscioni fai da te e sussurrava un cortese ma deciso “basta”.
Basta con il monopolio della disinformazione, basta con il conflitto di interessi, basta con le leggi ad personam.
Un sussurro che moltiplicato per 300.000 non ha fatto ridere nessuno. Soprattutto perché quei trecentomila avevano preso coscienza, ognuno come individuo, al di là dell’appartenenza politica e delle bandiere, di sé come cittadini e come in parte responsabili della degenerazione del sistema informativo italiano.
Con la voglia di ripartire da qui, per riprendersi lo spazio della partecipazione, la consapevolezza dei diritti democratici, il dovere di interessarsi alla vita della propria comunità, di controllare l’operato di chi sta al Governo e di dissentire anche con chi ci rappresenta in Parlamento, se è il caso.
Si può iniziare così, ma non ci si può fermare a un sabato in Piazza del Popolo, tornando a farsi lobotomizzare dalla tv dei reality e delle Miss. Il 3 ottobre dei singoli deve essere ogni giorno, nell’interpretazione critica, nella partecipazione alla vita democratica, nell’onestà intellettuale, nell’impegno costante alla cittadinanza attiva.
Perché forse ci siamo accorti in tempo che la libertà non è da dare per scontata. E il sonno della ragione, come testimonia la nostra storia recente, genera mostri.
Isabella Baricchi


Lascia un commento