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L’AnnoZero delle escort

Autore: . Data: venerdì, 2 ottobre 2009Commenti (1)

Santoro insegue D’Addario che insegue Berlusconi che insegue tutti. Nella corsa, intanto, si è persa di vista la realtà.

donneLa seconda puntata del programma della ‘tv liberata’ è andata in onda ieri sera senza aggiungere nulla a quello che i ‘militanti antiberlusconiani’ (gli spettatori della trasmissione) già sapevano. Escort, liste elettorali, veline, feste, Puglia e tutto l’armamentario inutile che in questi mesi ha lasciato il Cavaliere al suo posto, immobile come una statua di sale.

Il titolo era uno sconsolante ‘No Giampi, no party’. Ospiti in studio Patrizia D’Addario, il sindaco di Bari Michele Emiliano, Maurizio Belpietro, Maria Latella, Nicola Porro e Norma Rangeri.

In collegamento da New York il Premio Pulitzer Carl Bernstein, che ha parlato per cinque minuti, ha accennato alla responsabilità dei reporter quando si nasconde la verità ed è stato liquidato. Ad un certo punto il grande giornalista statunitense è ‘tornato’, probabilmente sconvolto dal modo di affrontare il problema, ha collegato la situazione italiana alla deprecabile “esperienza storica dell’Unione Sovietica”, detto che Berlusconi non conosce il senso della democrazia ed è ripiombato nell’etere nordamericano.

Per il resto c’erano giornalisti che parlavano tra loro, un politico in libera uscita per lo più silente e Santoro che intervistava se stesso.

La signora D’Addario, ormai protagonista di uno ‘star system’ che la usa senza rendersi conto della delicatezza della sua posizione personale e delle difficoltà concrete a parlare di cose ‘vere’ (la magistratura ancora indaga), alla fine è stata umiliata ed offesa. Sembrava avesse le lacrime agli occhi negli ultimi cinque minuti del programma, ma nessuno nello studio se ne è accorto.  Tanto è comunque una ‘escort’, una puttana.

Gli ‘altri’, ovvero una cinquantina di milioni di italiani, continuano dopo lo show ad ignorare non solo i fatti legati all’indagine barese, ma lo stato di coma profondo nel quale sono caduti l’informazione nazionale e loro stessi.

L’aspetto più interessante di AnnoZero, infatti, non è stato il programma in se stesso, forse del tutto inutile, ma gli avvenimenti che lo hanno preceduto.

Ieri in mattinata il prestigioso giornale inglese ‘The Economist’ aveva scritto: “È dai tempi di Mussolini che non si aveva un governo italiano che interferisse con i media in maniera cosi lampante e allarmante. I giornalisti, e gli altri italiani, hanno ogni motivo per protestare”. Ed ancora: “L’Italia di Silvio Berlusconi si sta allontanando dall’Europa occidentale per somigliare alle più deboli democrazie dell’est”.

Di parere opposto era il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto: “Questo è un Paese in cui c’è una situazione paradossale, una polemica ridicola sulla libertà di stampa mentre vanno fiumi di trasmissioni che hanno una chiara impostazione politica contro il governo. Penso che l’impatto di queste trasmissioni sia negativo sull’opinione pubblica come messaggio. Dal punto di vista del risultato, credo che qualsiasi tipo di sondaggio dimostra in modo molto chiaro qual è l’approccio della gente su questo tipo di manifestazioni: penso che sia ridicola l’impostazione che viene data a certe trasmissioni, un’aggressione in piena regola alla quale noi rispondiamo con i fatti”.

Sul ministro certo di vivere in un Paese normale è utile ricordare qualcosa. Il 20 giugno 2006 la Procura di Bari ne chiese gli arresti domiciliari alla Camera, accusandolo di illecito affidamento dell’appalto di gestione di 11 residenze sanitarie di proprietà dell’imprenditore romano Giampaolo Angelucci (proprietario di numerose cliniche private). Il Gruppo Angelucci aveva ‘regalato’ 500mila euro alla lista di Fitto “La Puglia prima di tutto” in occasione delle elezioni regionali del 2005. Secondo Angelucci si trattava di un regolare finanziamento registrato a bilancio. La Procura di Bari invece riteneva la somma una tangente pagata per assicurarsi un appalto da 198 milioni di euro con cui l’imprenditore aveva ottenuto la gestione delle undici residenze sanitarie “assistite” dalla Regione Puglia. I suoi ‘colleghi’ respinsero in massa (maggioranza ed opposizione) l’autorizzazione ad eseguire l’arresto con 457 voti favorevoli su 462 presenti. Vi fu un voto contrario e ben 4 astenuti. “Parlamentari di tutti gli schieramenti unitevi!” doveva essere lo slogan vagamente ‘sovversivo’ di quel giorno.

Il ministro poi è stato rinviato a giudizio il 3 febbraio 2009 con l’accusa di concorso in turbativa d’asta e di interesse privato del curatore fallimentare per aver venduto a prezzo di favore (per sette milioni di euro, a fronte di un valore stimato di 15,5 milioni di euro) la società commerciale Cedis (fallita nel 2005) a un contraente predeterminato (la società Sviluppo Alimentare, riconducibile all’imprenditore Brizio Montinari) durante la sua presidenza della Regione Puglia.

Il processo era stato iscritto a ruolo per il 12 maggio 2009. Alla fine di marzo 2009 però sono arrivati alla Procura di Bari le ispezioni dei tecnici del Ministero della Giustizia, inviati in Puglia dal guardasigilli Angelino Alfano, nonché collega del ministro Fitto. Il 4 aprile 2009 il Consiglio Superiore della Magistratura ha archiviato una denuncia esposta da Raffaele Fitto contro i Pm pugliesi. Il Csm ha aperto subito dopo un nuovo fascicolo al fine di scongiurare eventuali ingerenze politiche in una vicenda d’ambito squisitamente giurisdizionale, una decisione quindi volta ad assicurare l’indipendenza e la continuità del lavoro dei pubblici ministeri. Nel frattempo il ministro Fitto descrisse i magistrati inquirenti come “un manipolo di legionari”, e il Csm come espressione di una casta togata presente anche al Senato.

Il 25 settembre 2009 Fitto, insieme al collega ministro Angelino Alfano, è stato iscritto nel registro degli indagati per abuso d’ufficio in seguito all’ispezione del 31 marzo 2009.

Fatta salva l’integrità morale del ministro è dubbio che in un altro Paese i procedimenti a suo carico avrebbero consentito a qualcuno di fare il ministro e, tantomeno, di parlare di ‘libertà di informazione’, visto che in occasione delle sue numerose esternazioni sono rari i giornalisti che gli chiedono lo stato di ‘avanzamento’ dei suoi processi.

Dopo Fitto è stata la volta di Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl. L’esponente politico di centro destra è intervenuto sulla vicenda ‘boicottaggio del canone Rai’, sostenendo che il problema non è quello di “uno sciopero organizzato”, ma del “rigetto spontaneo da parte di milioni di telespettatori” che “non vedono rispecchiate in questa Rai le loro sensibilità”.

Per Cicchitto nelle trasmissioni di informazione manca “un autentico pluralismo” e per questo, nel giorno in cui Annozero annunciava la presenza in studio di Patrizia D’Addario, “il presidente, il direttore generale, il Consiglio di amministrazione” della Rai dovevano “fare i conti” con questi problemi ed offrire risposte, visto che quelle arrivate erano “largamente insoddisfacenti”.

Il fatto che ben due trasmissioni, quella di Santoro e quella di Luca Annunziata, si erano contese la presenza della signora D’Addario, secondo il parlamentare del Pdl, “è l’indice non solo dell’esplosione di una faziosità politica mai prima verificatasi, ma anche di un autentico e profondo degrado. Ma il problema Rai è più di fondo”.

“A parte ‘Porta a Porta’, che è fondamentalmente neutrale – ha affermato ancora – esistono in Rai una serie di talk show e di cosiddetta satira politica ‘L’Infedele’, ‘Ballarò’, ‘Parla con me, ‘Annozero’, ‘Report’, ‘Che tempo che fà, ‘In 1/2h’, tutti orientati politicamente a sinistra con gradazioni diverse di faziosità”.

L’attento Cicchitto ha sbagliato, tuttavia, perchè l’Infedele è una trasmissione de ‘La 7′. Inoltre il parlamentare non sa che il canone Rai non esiste più da anni, sostituito da un’imposta dovuta per la detenzione dell’apparecchio televisivo. Il non pagamento, quindi, è da considerarsi evasione ed è un reato. In quale Paese un dirigente politico invita i cittadini a non rispettare le leggi e, per di più, non conosce l’argomento di cui si occupa?

Comunque per l’influente esponente del Pdl “in questo quadro, accompagnato da una realtà della stampa italiana il cui indubbio pluralismo vede comunque la prevalenza di orientamenti antigovernativi o di totale indipendenza, la manifestazione del 3 ottobre è l’intreccio fra una manifestazione di propaganda e una cosa poco seria”.

Mentre il mondo politico si agitava il presidente del Consiglio consigliava ai ‘suoi’ di non accettare l’invito a partecipare ad ‘AnnoZero’, aggiungendo: “È un errore attaccare Santoro. Bisogna dargli anzi più spazio possibile perchè la verità è più forte di lui”. Sembra allora che Italo Bocchino, il sottosegretario Alfredo Mantovano, il ministro Raffaele Fitto e Flavia Purina abbiano rifiutato.

Belpietro, però, era dissenziente. “Non partecipare ad Annozero vorrebbe dire mandare in onda il pensiero unico di una sinistra faziosa e forcaiola, senza contraddittorio o repliche”, ha sostenuto il direttore di ‘Libero’ e decideva di tornare sulla panca che lo vede spesso affezionato ospite.

Tuttavia, secondo alcune notizie di stampa non confermate, il ‘contestatore’ sarebbe stato convocato a Palazzo Grazioli, casa del premier. Poco dopo il suo arrivo, secondo le stesse fonti, sarebbe arrivato anche Bruno Vespa, che tuttavia avrebbe detto di essere lì per la presentazione di un suo libro. Incontri di routine. Forse sì, forse no. Quella che non si può smentire è l’edizione di  ‘Porta a Porta’ messa in piedi di corsa sul caso ‘Santoro – D’Addario’, che il ‘neutrale’ Vespa ha montato di fretta e furia ed alla quale Belpietro ha partecipato (il direttore di ‘Libero è uscito da uno studio ed è entrato nell’altro). Chissà perchè non c’era il conduttore di ‘No Giampi, no party’, tanto per garantire l’educazione ovvero non parlare degli assenti.

Il Pd, nel frattempo sentiva il bisogno di farsi sentire e  Roberto Cuillo, membro della direzione del partito, dichiarava: “E’ cominciata la liquidazione del servizio pubblico. La lettera di Cicchitto, con una nuova lista di proscrizione di trasmissioni sgradite, apre la strada a un vero tentativo di mettere il bavaglio al pluralismo televisivo in Rai”.

Intanto, Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl al Senato e grande esternatore, si allineava alle tesi del premier: “Leggo divertito un articolo di Marco Travaglio che contiene solo spocchia senza fatti. L’euforia dell’articolista è ben nota, fin dai tempi in cui condannati per mafia provvedevano ad organizzare le sue vacanze in Sicilia. Questa sera sarà come al solito in tv con persone che praticano il suo stesso mestiere. Cosa che ci allieta e ci fa guadagnare voti”. L’accenno di cronaca cui faceva riferimento Gasparri a proposito di vacanze siciliane pagate da mafiosi, naturalmente, sono state più volte smentite da Travaglio, anche con documenti alla mano.

Di ben altro tono le preoccupazioni del deputato leghista Gianluca Pini, che con un’interrogazione al ministro Tremonti chiedeva a proposito di D’Addario: “La sua prevista partecipazione ad Annozero è condizionata dal pagamento da parte di Rai o di qualsiasi sua consociata o controllata di un cachet, rimborso o qualsivoglia contropartita in denaro?”. In caso affermativo, Pini chiedeva di conoscere “a quanto ammonta questo esborso per il servizio pubblico, se risulta regolarmente autorizzato dal direttore di rete” e “con quali modalità il corrispettivo sia stato liquidato e a fronte di quale documento contabile o fiscale”. La precisione prima di tutto.

In serata, a pochi minuti dalla messa in onda l’orrore si è trasformato in farsa. L’agenzia Adnkronos ha rilanciato: “È in forse la presenza di Patrizia D’Addario nella puntata di stasera di ‘Annozero’. A quanto apprende l’ADNKRONOS ci sarebbe un parere dell’ufficio legale della Rai contrario alla presenza della donna barese in collegamento in diretta col programma di Santoro. Non è chiaro a questo punto se sia a rischio anche la messa in onda del programma, sulla quale fino a qualche minuto fa non c’era alcun dubbio”.

Il clima si infuoca, perchè in un Paese con un milione di disoccupati, il Pil a meno 5 per cento ed un Palazzo impegnato a proteggere l’anonimato degli evasori fiscali per altro graziati dal pagare le tasse sul malloppo, la presenza di D’Addario sembrava cruciale. Poi, finalmente, Santoro ha dichiarato: “Alle ore 19 mi è stato comunicato che c’era un parere dell’ufficio legale che impediva la partecipazione di Patrizia D’Addario alla nostra trasmissione. Questo documento era accompagnato da una lettera del direttore di Raidue Massimo Liofredi e si poteva pensare ad una direttiva. Invece mi è stato in seguito chiarito che si tratta di un parere. Perciò vado in onda come previsto”.

La bagarre su un programma ancora non andato in onda si confondeva con le decisioni del Cda della Rai, che nel frattempo si era riunito al settimo piano di Viale Mazzini 14, la direzione generale dell’azienda, prodigandosi in nuove nomine, tutte rigorosamente ‘politiche’ ed accettate senza riserva dai ‘promossi’.

Uno degli organizzatori della manifestazione di domani a Roma per la libertà di informazione, Giuseppe Giulietti, diceva subito: “Immagino che oggi l’attenzione di tutti si concentrerà sulla nomina di Bianca Berlinguer alla guida del Tg3, una candidatura di una giornalista autorevole, forte e preparata, così come lo è Antonio Di Bella. Ma sfuggirà ai più che l’insieme delle nomine porterà il governo a controllare, nel giro di pochi giorni, dieci testate giornalistiche Rai su undici”.

Berlinguer, come si deduce, aveva infatti ottenuto la direzione del Tg di RaiTre. Cosa affermava il ‘combattente’ per la libertà? Che dieci su undici testate sono controllate dalla maggioranza, dal che si deduce che quella mancante è stata lasciata all’opposizione. Insomma la lottizzazione, la spartizione dei posti è un fatto ‘normale’, quello che non va bene è il rapporto numerico. Non una parola sull’esistenza di un meccanismo osceno, nessuno consiglia alla giornalista di rifiutare l’incarico per non avvallare procedure intollerabili. E poi perchè se Di Bella è autorevole, forte e preparato è stato sostituito? Forse perchè nei nuovi equilibri del centro sinistra Berlinguer è più ‘gradita’ del suo predecessore?

Il consigliere di amministrazione  Nino Rizzo Nervo è arrivato a comunicare che “mentre la nomina di Bianca Berlinguer è in continuità con la linea editoriale del Tg3 e, infatti, premia uno dei soci fondatori di quel telegiornale, le altre decisioni adottate sono all’insegna di uno spoil system spietato e indecente, un’occupazione politica costi quel costi, anche la devastazione professionale dell’azienda”.

Poi, anche lui dimenticando come sono stati scelti sempre tutti gli altri direttori, vicedirettori ed anche semplici redattori, Rizzo Nervo ha aggiunto: “È semplicemente scandaloso, ad esempio, che una professionista come Angela Buttiglione, che è stata il volto e la storia della Rai, che ha ben operato in questi anni sia stata messa da parte come se fosse un impaccio e non invece una preziosa risorsa aziendale. Il direttore generale sciolga entro i prossimi due consigli il nodo della valorizzazione aziendale di chi è stato rimosso altrimenti mi troverò costretto quello stesso giorno a rivolgermi alla Corte dei conti per denunciare il danno economico derivante dall’inattività di un numero sempre più consistente di dirigenti di primo piano, non essendo ancora state definite dopo mesi dalla loro rimozione le situazioni di Claudio Cappon, di Antonio Caprarica, di Sergio Valzania e di Marcello Del Bosco. Sappia, infine, Masi – ha concluso Rizzo Nervo – che Raitre a questo punto è un capitolo veramente chiuso e che la sostituzione di Paolo Ruffini è sempre di più inimmaginabile e non giustificabile in relazione ai risultati di ascolto e di qualità della rete da lui diretta”.

Cos’è la continuità di un ‘socio fondatore’? Perchè chi è stato scelto dal centro sinistra dovrebbe essere diverso da chi è stato imposto dal centro destra, a prescindere dalle indubbie qualità di Berlinguer? Perchè Ruffini dovrebbe rimanere ed altri, con analoghi buoni risultati, sono stati sostituiti?

Per concludere una giornata devastante, infine, una dichiarazione del temutissimo (dal centro destra e da parte del centro sinistra) Marco Travaglio. In una intervista ad Affaritaliani.it ha spiegato cosa avrebbe voluto domandare alla signora D’Addario. “Le chiederei appunto che cos’è che non è ancora uscito? – ha spiegato – Non mi interessano i dettagli erotici, ma l’aspetto politico del fatto. Le chiederei, dunque, qualche particolare in più su queste proposte di candidature nelle elezioni europee dopo il passaggio nel lettone di Putin. È questo che trasforma una vicenda privata in una pubblica. Come è stato possibile che finisse in lista? Chi l’ha contattata? Com’è che una prostituta entra nelle liste per le comunali e sta per entrare in quelle per le europee? Questo mi interessa molto e mi auguro che esca in trasmissione. Io, del resto so solo che c’è, ma sono un ospite come lei”.

Travaglio neppure si è accorto di discriminare le donne. Non alla “prostituta” D’Addario avrebbe dovuto fare le domande, ma a chi ha la responsabilità delle scelte politiche, ovvero agli uomini. Quale che fosse il lavoro della signora era ed è un suo diritto essere candidata, quando e come vuole. Ma è per questo che AnnoZero è un programma inutile, perchè come gli altri non riesce ad indagare al di là del pruriginoso affare delle escort. Quelle ragazze sono le vittime, consapevoli o meno, non di ‘Papi Silvio’, ma di un intreccio molto più vasto di interessi maschili ed economici, che le ha rese merce utile per combinare affari, ai danni dei cittadini e di loro stesse.

Ieri, insomma, il regime si è mostrato forse come mai prima, con tutta la sua demagogia ed arroganza. Ma anche si è potuto verificare come si sia contemporaneamente perso il senso della realtà, da parte di tutti.

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Commenti (1) »

  • MissMcGonegall ha detto:

    Al di là di tutto provo tenerezza per Patrizia D’Addario, nessuno è perfetto nemmeno lei, ma ha avuto coraggio e pagherà un prezzo umano molto alto per le scelte fatte…in una società fortemente maschilista tante donne sono prigioniere di loro stesse, ci vuole una forza enorme per “liberarsi” davvero. Spesso ci si illude di liberarsi…salvo cadere dalla padella alla brace.

    Incredibilmente invasata invece la rappresentante GIOVANI del PDL, una persona sgradevolissima e piena zeppa di pregiudizi, non molto evoluta direi…

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