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La strategia mediatica nella ricostruzione dell’Abruzzo

Autore: . Data: mercoledì, 7 ottobre 2009Commenti (0)

Quando le notizie invece di raccontare la realtà la ‘producono’.

aquilaInviatoSpeciale rilancia un articolo di Alberto Puliafito pubblicato da ’3 e 32′, la rete di coordinamento dell’Aquila.

Il “Metodo Augustus” è un ottimo documento di riferimento per la pianificazione nel campo delle emergenze. E’ stato progettato dal geologo dott. Elvezio Galanti e inquadrato dalla legge 225/92.

Sul sito internet dell’ISPRO (Istituto di Studi e Ricerche sulla Protezione Civile e Difesa Civile) lo si trova in pdf (ed è vivamente consigliata una approfondita lettura), con importanti integrazioni successive al 1997, che riguardano, fra l’altro, anche la comunicazione in fase di emergenza, le metodologie con cui veicolare la stessa, le modalità con cui rapportarsi ai media.

Nelle integrazioni del Metodo Augustus si legge, fra l’altro:

La popolazione è comunque sempre coinvolta nelle situazioni di crisi, sia emotivamente (teme di essere toccata dagli eventi, partecipa ai problemi di chi è coinvolto), sia fisicamente (se non ha subito danni, comunque è costretta a sopportare disagi). [...]
Se la sua controparte istituzionale sarà sufficientemente autorevole e determinata, la maggior parte dei cittadini sarà disponibile ad abdicare alle proprie autonomie decisionali, a sottoporsi a privazioni e limitazioni, ad “ubbidire” alle direttive impartite. [...] Un chiaro piano di comunicazione [...] permetterà una più agevole accettazione delle misure adottate. Non solo: qualora il precipitare degli eventi lo rendesse necessario, sarà più facile imporre una disciplina più ferrea e chiedere sacrifici più duri. [...] E inutile perdersi in dettagli poco importanti, per esempio parlare della reazione incontrollata di una piccola parte della popolazione, quando la comunità si è comportata, in generale, in maniera corretta.

Il Metodo, nelle sue integrazioni, parrebbe essere perfettamente applicato nella sua accezione più autoritaria all’Aquila, dove assistiamo a un giornalismo embedded molto simile a quello che si sviluppa in aree di conflitto: il giornalista, perfettamente integrato e guidato, nel suo lavoro, dall’istituzione che gestisce l’emergenza, si deve affidare all’Ufficio Stampa del Dipartimento di Comando e Controllo della Protezione Civile, deve chiedere autorizzazioni, registrarsi in pool, partecipare a eventi per poter documentare.

La costruzione mediatica a livello nazionale è volta a far conoscere una situazione di positività e successo nell’intervento post-sisma; a livello locale si aggiunge un tentativo di costante rassicurazione della popolazione che sembra molto simile a forme di controllo sociale, ai limiti della sospesione dello Stato di Diritto. Le forme di dissenso vengono minimizzate o ignorate o contrastate.

Emblematico, il caso della contestazione a Silvio Berlusconi nel corso della consegna delle casette di legno a Onna (realizzate dalla Provincia Autonoma di Trento con fondi della Croce Rossa Nazionale). I contestatori sono stati mediaticamente ignorati, fatte salve poche eccezioni.

Nelle integrazioni del Metodo ci si dilunga poi in una serie di istruzioni sulle modalità di comunicazione, sull’importanza di affidarsi a giornalisti di fiducia, sulla gestione del rapporto con i media che devono essere guidati nella loro produzione di informazione sull’emergenza, su come scrivere i comunicati stampa. La tecnica, anche in questo caso, viene applicata alla lettera. Esce un pezzo sul Redattore Sociale a proposito del campo smantellato di Piazza d’Armi, che inizia così:

“I servizi igienici non vengono puliti, via la mensa, illuminazione inesistente, niente più volontari né giornalisti. Dopo 5 mesi rimangono 40 “irriducibili”, gli altri “deportati” nella caserma della guardia di finanza.

Poche ore dopo, un comunicato stampa della Protezione Civile argomenta:

“I supposti sfollati abbandonati nelle ex tendopoli di Piazza d’Armi sono coloro che hanno rifiutato di lasciare l’area pur avendo avuto la certezza di sistemazioni alternative e molto più confortevoli. Tutti gli aquilani che sono stati trasferiti nella Scuola della Guardia di Finanza di Coppito hanno peraltro più volte e pubblicamente manifestato la loro piena soddisfazione per la nuova accoglienza. L’area di Piazza d’Armi è stata del resto restituita al Comune a far data dal 9 settembre, e nulla può essere imputato alle amministrazioni competenti che assicurano ancora l’assistenza per oltre trentamila persone”.

E’ interessante notare come in tutte le sue integrazioni il metodo sia stato applicato alla lettera nella gestione post-sisma all’Aquila. Ma altre indicazioni del Metodo Augustus, invece, sono state ignorate:

“Le esigenze connesse alle realtà socio-economiche ed alle complesse situazioni morfologiche del territorio nazionale, hanno determinato la necessità di sviluppare un “sistema di assistenza abitativa” finalizzato ad evitare, soprattutto nella provincia, nei centri minori e nelle numerose frazioni ed insediamenti abitativi disseminati sul territorio, lo spostamento delle famiglie interessate da un evento calamitoso dai luoghi di abituale residenza”.

Contrariamente a queste indicazioni, all’Aquila il modello adottato ha generato uno spopolamento del territorio: circa 30mila sfollati sono stati ospitati in strutture alberghiere. Gli altri sono stati disgregati e riaggregati in microstrutture sociali, i campi di accoglienza tendati. I numeri: al 24 aprile gli sfollati erano 64.768, di cui 29.136 in alberghi e appartamenti sulla costa adriatica, gli altri, 35.632, nei 173 campi di accoglienza tendati, con 5.635 tende (una media di 6 persone per tenda. Dati divulgati dalla Protezione Civile e pubblicati dall’ASCA). E quello dello spopolameno non è certo l’unico problema di questa gestione post-sisma che, per chi la vive, sembra durare da anni. Ma che è appena cominciata. Al 28 settembre, alloggiano in strutture alberghiere ancora 15.133 persone, e il totale ufficiale degli assistiti è di 32.949 persone.

Il Metodo Augustus modello Bertolaso è possibile all’Aquila, per ora.

E forse lo sarà, a breve, anche a Messina, di concerto con Berlusconi che dichiara: “Modello L’Aquila per Messina”. Si attendono gli sviluppi per il resto d’Italia.

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