La crisi aumenta il numero delle separazioni
Un dato poco noto rilevato dal presidente del Tribunale di Monza.
Da quando la bufera finanziaria ha colpito anche l’economia reale, con l’aumento di cassa integrazione e licenziamenti, sono infatti aumentati i casi di separazione in cui un coniuge imputa all’altro una insoddisfacente o precaria posizione lavorativa.
A spiegarlo è Anna Maria Di Oreste, presidente del Tribunale di Monza, dove segue personalmente una settantina di casi alla settimana tra separazioni e divorzi.
“Quando un uomo perde il lavoro – afferma -, non è infrequente che moglie e figli gli facciano una colpa per il fatto di trovarsi in una situazione di precarietà e con entrate ridotte a poche centinaia di euro al mese”.
Secondo il presidente del Tribunale, i ridotti introiti familiari, a fronte di esigenze di benessere costantemente in crescita, sono causa di molte richieste di separazione, già aumentate negli ultimi anni di un buon 10 per cento. Tende ad accorciarsi anche la durata del matrimonio; spesso dopo soli 8/10 mesi, di fronte a un drastico calo delle entrate familiari, uno dei coniugi chiede la separazione. E l’indebitamento dovuto al credito al consumo fa crescere la litigiosità tra i coniugi che si separano.


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