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Il ritardo delle donne

Autore: . Data: martedì, 13 ottobre 2009Commenti (0)

Dopo l’attacco a Rosy Bindi l’improvvisa scoperta di una regressione vecchia vent’anni.

donne1Nella puntata di ‘Porta a Porta’ messa in onda subito dopo la bocciatura del ‘lodo Alfano’ il presidente del Consiglio aveva detto alla parlamentare del Pd: “Lei è più bella che intelligente…”. Nuova linfa per gli studiosi del pensiero berlsuconiano ed anche per gli avversari del Cavaliere. La parlamentare del Pd non fu quasi per nulla difesa da Vespa e rispose: “Presidente, Presidente…non sono una donna a sua disposizione”.

Da quel momento si è avviata una nuova campagna retrò contro ‘Papi Silvio’. Il sito de ‘la Repubblica’ ha subito lanciato una nuova iniziativa dal titolo “Il premier offende le donne: lettrici, firmate”. Nessuno saprà mai quanto contino il marketing e quanto le convinzioni ideali dietro questo tipo di azioni, ma in ogni caso fino a ieri 70mila persone avevano aderito alla petizione e di conseguenza navigato tra le pagine del quotidiano digitale.

Una pubblicazione on line che va per la maggiore, molto letta da curiosi e giornalisti, Dagospia, qualche giorno fa ha pubblicato un titolo che forse più di qualunque altro rappresenta l’Italia del presente.

Introducendo un articolo sulla serata di ‘AnnoZero’ alla quale aveva partecipato Patrizia D’Addario, D’Agostino ha scritto: “L”Annomille” del Santorissimo: 7 (sette) milioni 338 mila tele-arrapati (28,92 per cento) tivù senza tabù: tira più un pelo di puttana che mille Fiorello altro bum bum! Il “processo” di Bru-neo Vespa ad “AnnoZero”: 1.987.000, 27,45 per cento ‘amorale’ della favola: in prima serata un programma su una zoccola, con registratore nella fica, in seconda un programma su un programma su una prostituta da duemila euro a botta. Il verbo di Patrizia D’Addario è arrivato a tutta la nazione, un po’ come quello del presidente della Repubblica il 31 dicembre, a cazzi unificati. Tutti costretti ad ascoltare una ricattatrice, per amor di patria”.

Parole non hanno bisogno di commento. Nel 1995 un’altra donna diede avvio ad un ciclo di inchieste su Berlusconi, Stefania Ariosto. Per lo strano gioco dei ricorsi storici l’allora antiquaria svelò i particolari di un giro di corruzione che portò l’avvocato del premier, Cesare Previti, ad una condanna  e molti esponenti del collegio della difesa del presidente del Consiglio a sedere in Parlamento (dall’avv. Niccolò Ghedini a Gaetano Pecorella a Michele Saponara).

Ariosto era una signora della Milano ‘da bere’ del craxismo appena tramontato e dopo le sue rivelazioni anche contro di lei partì una operazione di delegittimazione. Tanto violenta da portarla a dichiarare in seguito: “Tutte falsità stanno raschiando il fondo del barile” e, respingendo le accuse di aver ricevuto denaro per rivelare le presunte malefatte di giudici romani e far finire nei guai Silvio Berlusconi e Cesare Previti, aggiunse: “Il rapporto con la Guardia di finanza è stato sempre trasparente”.

Poi continuò: “Una volta il capitano Martino (uno degli investigatori, ndr) mi chiese se volevo essere retribuita. Pensavo scherzasse. Io avevo fatto quelle dichiarazioni spinta da una questione di ordine morale. Oggi, dopo tutto quello che è successo, credo che forse avrei avuto diritto a qualcosa, visto che grazie a me lo Stato ha recuperato una decina di miliardi. E poi, non è che con un centinaio di milioni risolvevano i miei problemi, ci volevano tre miliardi. Comunque basta vedere la situazione mia e della mia famiglia. Non è cambiata”. Infine, negando di aver chiesto a Martino di essere aiutata in alcune vicende che la riguardavano concluse: “Non è vero, non ho mai chiesto cose di questo genere. Basta vedere quello che è successo. Mi hanno sfrattata da quella casa, la Cariplo devo ancora pagarla e per quanto riguarda il furto, beh, sono ancora in causa con l’ assicurazione. Non mi metterei più in quella posizione (di testimone, ndr) perché il nostro ordinamento giuridico non tutela il teste” e poi accusando il suo compagno del tempo, un altro avvocato del premier, Vittorio Dotti, di non avere fatto nulla per fermarla, disse: “Sapeva tutto dei fatti di corruzione e dei miei incontri con la Finanza. Era il mio compagno, ogni volta gli raccontavo tutto. E questa è una situazione che ha creato lui, quando mi diede quel libretto al portatore per quei due mobili che gli vendetti. Sapeva da dove venivano quei soldi. Quando arrivò il momento di testimoniare in Procura, gli chiesi cosa dovevo fare. Conosceva le mie idee, avrebbe potuto darmi un consiglio, chiamarmi in studio. Non lo fece. Mi ha messo nuda nella steppa sconfinata e ognuno mi ha tirato una palla di neve. E lui ha messo la testa sotto la neve”.

Ariosto e D’addario sono donne molto distanti tra loro, ma tutte e due spettatrici in epoche diverse di un mondo maschile nel quale lecito ed illecito si confondono. Ed ambedue sono state triturate e fatte a pezzi da molti giornali ed umiliate. Ma nessuno ha alzato un dito per difenderne la dignità. Nessuna raccolta di firme, nessuna maglietta di solidarietà, nessuna rete di protezione.

Anzi, sempre nel ‘Porta a Porta’ dello scandalo, la donna Rosi Bindi durante un battibecco con l’avvocato Ghedini ha affermato: “Ci tengo a presisare che quello che abbiamo ascoltato adesso è il presidente del Consiglio, quella che abbiamo ascoltato l’altra sera è una escort”, riferendosi alla donna D’Addario ad ‘AnnoZero’.

La difesa dei diritti civili e della dignità della persona non sono legati alla professione svolta da chi è esposto al pubblco ludibrio, per cui il paradosso nella vicenda che riguarda il ruolo delle donne legato all’episodio Bindi è che la vittima di una ingiuria maschilista ha contemporaneamente descritto un’altra donna con evidenti intenti denigratori. Ed anche nel lontano 1995 per Ariosto le cose andarono nello stesso modo.

Da anni ormai in Italia si sono persi i valori di parità e rispetto per le donne che nel dopoguerra furono difesi dalle donne dell’Udi, della sinistra e del sindacato e che dopo il ’68 diventarono per un po’ principi condivisi e universali.

Poi, con l’arrivo della tv ‘commerciale’ comparvero le veline, Drive In, le cosce a tutta forza, ‘Colpo grosso’, le agenzie matrimoniali, le scollature obbligatorie e i modelli prevalenti, anche quelli diffusi dai giornali e dalla Rai presero e distruggere quello che si era faticosamente costruito.

Nella serata di giovedì scorso un conduttore televisivo di ‘sinistra’ (almeno secondo il parere di molti), Piero Chiambretti, intervistando le campionesse italiane di pallavolo ha chiesto loro chi fossero le più ‘gnocche’, domanda che mai nessuno farebbe per agli atleti uomini di qualunque disciplina.

Quando il presidente del Consiglio ha definito il suo omologo degli Stati Uniti “abbronzato” si è protestato, quando lo ha fatto anche nei confronti della moglie Michelle i toni sono stati molto meno accesi.

Le fotografie del Cavaliere con ragazzotte varie nella sua villa in Sardegna, i reportages continui sugli amorazzi tra starlette senza qualità e calciatori supetatuati, le immagini pruriginose pubblicate ogni giorno per catturare pubblico maschile (e non solo) non spingono nessuno a domandarsi: ma il problema è  ‘Papi Silvio’ ed i suoi attacchi a Bindi? O c’è ben altro?

La crisi latita sui media, non si parla volentieri di disoccupati, cassintegrati o di famiglie che non sanno più come sbarcare il lunario. Ancora maggiore è il silenzio sul lavoro femminile, in Italia limitatissimo rispetto ai partner europei.

Non è raro assistere a programmi televisivi dove alle donne che lavorano viene rimproverato di ‘trascurare i figli’, è abituale pensare che una giornalista in tv debba usare gonne cortissime e scollature abbondanti, anche se sta conducento un dibattito sulla sclerosi multipla. Una moglie che ‘tradisce’ è un po’ perversa, un marito nella stessa condizione è da considerarsi un farfallone.

Per descrivere la moglie del premier, in conflitto col coniuge per motivi noti, un quotidiano ha pubblicato una sua foto in prima pagina a seno nudo vecchia di anni e poi l’intervista di un’altra donna che l’accusava di avere “un amante”. Mentre il mondo era sbigottito per alcune foto scattate nella villa sarda del Cavaliere e per la vicenda legata a Tarantini.

Nadia Urbinati, docente di Teoria politica e ideologie moderne alla Columbia University e al Sant’Anna di Pisa, ha aperto un dibattito su ‘L’Unità’: “L’allarme delle donne: L’abc delle nostre libertà è a rischio” ed ha scritto: “Andiamo nelle scuole ad insegnare l’articolo tre della Costituzione, anche la seconda parte… è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini… L’abc delle nostre libertà democratiche sono a rischio e se lo capiamo prima noi degli uomini meglio anche per loro”:

Un singolare confusione sembra regnare, nella quale si confonodono i diritti delle donne con quelli dei cittadini, nei quali le responsabilità di un processo reazionario che da vent’anni sta travolgendo il Paese sono scomparese e dove invece di distruggere le differenze si riproducono fenomeni di ghettizzazione al contrario: “Se lo capiamo prima noi degli uomini meglio anche per loro”.

La crisi politica delle forze progressiste è profonda e mostra una totale indifferenza ai principi generali che debbono indicare la strada per l’affermazione di sistemi sociali
democratici. Nella polemica sui diritti delle donne si trovano donne che discriminano altre donne o uomini che come l’mprenditore barese Tarantini dichiarano senza reticenze che per stipulare contratti “droga e ragazze” sono un buon viatico, ma nessuno combatte con una scimitarra in mano per rendere gli orari delle scuole compatibili con quelli del lavoro per consentire alle madri una vita più serena o investe in scuole materne o favorisce l’occupazione femminile. Tantomeno si contrastano realmente i modelli televisivi e decine di migliaia di ragazze italiane pensano che partecipare a Miss Italia, Uomini e Donne, il Grande Fratello siano l’obiettivo di una vita.

E solo il Cavaliere ad essere responsabile del ritardo delle donne?

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