Il pasticcio delle primarie del Pd
Si cerca di correre ai ripari, ma senza risultati.
Dario Franceschini ha detto:Â
“È assolutamente sensata” la proposta di Eugenio Scalfari che divenga segretario del Pd chi prende più voti alle primarie, anche se non è la maggioranza assoluta.
Il candidato ha aggiunto: “Sono d’accordo anch’io ed ho sempre sostenuto che la scelta di affidare al popolo delle primarie la sovranità , cioè la scelta fondamentale dell’elezione del segretario, è un atto politico molto intelligente. Più gente voterà il 25 e più noi saremo forti nel fare opposizione”.
Pierluigi Bersani lo aveva preceduto nel considerare in modo positivo la proposta dell’ex direttore de ‘la Repubblica” ma anche mostrando dubbi di tipo formale: “Lo statuto è la legge fondamentale che siamo tenuti a rispettare – aveva spiegato il più votato dagli iscritti – Se parliamo di politica è chiaro che per quel che riguarda me, avrei l’orientamento a sostenere chi viene segnalato come primo dall’esito delle primarie, ma non possiamo in tre metterci d’accordo per una disapplicazione dello statuto. C’è un’assemblea ed esistono i delegati”.
Contrario alla proposta Scalfari il terzo candidato, Ignazio Marino. “Cambiare le regole delle primarie a metà partita ricorda più le politiche di Palazzo che quelle del Pd che vorrei. La proposta secondo cui diventerà segretario del Pd chi ha ricevuto il miglior risultato alle primarie, pur non avendo ottenuto la maggioranza assoluta dei voti, è estranea all’attuale regolamento, scritto e approvato da Franceschini e Bersani”.ha spiegato il chirurgo.
Per Marino “viene il sospetto che l’entusiasmo con cui Bersani e Franceschini hanno avanzato l’idea sia figlio di una logica di accordo sotterraneo fra pochi per scavalcare la democrazia dei tanti. Io non ci sto. Io corro lealmente e chiedo che si seguano le regole che abbiamo accettato fin dall’inizio e che non si possono tradire a metà strada. Vado fino in fondo e non faccio accordi con nessuno. Per me vale un’unica regola: vinca il migliore”.
“Mi pare davvero un’ovvietà in termini politici, che non era dunque necessario sottolineare, che chi prenderà più voti degli altri avrà più chance di diventare segretario, non per accordi di potere ma per rispettare la volontà espressa dagli elettori -ha aggiunto il senatore – ma fare questi accordi prima del 25 ottobre, a prescindere e a dispetto dei programmi, dei contenuti e delle scelte discusse in questi due mesi da centinaia di migliaia di persone, quando i giochi sono aperti e nessun risultato può essere dato per scontato, significa assecondare ancora una volta quella logica delle correnti di cui sono vittime Bersani e Franceschini. Io mi auguro davvero che gli italiani possano votare liberamente il candidato in cui si riconoscono di più e che si possa una volta tanto fare una corsa con lealtà e trasparenza”.
La farsa delle Primarie del Pd è sempre più evidente. Nel caso nessuno dei candidati ottenesse la maggioranza dei voti espressi da ‘chiunque’ (per ipotesi anche sostenitori di Berlusconi) durante la consultazione a decidere sarebbero i delegati, ovvero quegli iscritti al partito eletti nei congressi di sezione. Potrebbe allora verificarsi un problema. Un accordo tra i sostenitori della lista Franceschini e quella Marino potrebbe portare alla riconferma dell’attuale segretario, sebbene Bersani abbia avuto la maggioranza assoluta dei consensi tra chi è attivamente impegnato nel Pd. Ma è ormai evoidente che chi ha pensato il meccanismo folle delle primarie (ovvero l’intero gruppo dirigente del partito, Franceschini e Bersani compresi, quando ha scritto lo statuto era in una fase di totale confusione mentale.
Alcuni ottimisti prevedono oltre due milioni di artecipanti alle primarie, ma il dato appare improbabile, anche alla luce delle polemiche sempre più aspre tra i tre candidati.


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