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Il ‘Comandante Ultimo’ lasciato senza scorta

Autore: . Data: venerdì, 16 ottobre 2009Commenti (2)

I suoi uomini decidono di proteggerlo loro.

ultimoIn una lettera aperta indirizzata all’Arma dei carabinieri e firmata “Quel che resta del gruppo di Capitano Ultimo” si legge: “Noi siamo quelli che un tempo ci chiamavamo Crimor, gli uomini dell’uomo che si chiamò Ultimo, quelli che oggi vengono accusati ed offesi. Il nostro Comandante viene colpito alle spalle da basse insinuazioni e viene privato della scorta, in un Paese dove la scorta viene concessa, come status symbol, anche a chi cannibalizza il Paese. Noi ci offriamo, tutti noi, in congedo o in servizio, per scortare e difendere il nostro Comandante dalle insidie della Mafia”.

Il gruppo di uomini che lavorarono con il Capitano Ultimo, il colonnello Sergio De Caprio, e che si diedero il nome di battaglia ‘Crimor’, annuncia così di voler provvedere personalmente alla sua sicurezza, dopo che gli è stata revocata la scorta necessaria per proteggerlo da possibili vendette della mafia.

“Una Mafia – hanno scritto i militari – che arringa, tiene banco e spiega la storia, utilizzando come uditorio spettacoli televisivi grondanti falsità ed odio nei confronti di chi ha sofferto e combattuto. Noi ascoltiamo e dentro cresce la rabbia, la stessa con cui abbiamo combattuto i nemici della Patria. Ma quelli erano più onesti, utilizzavano armi convenzionali e finivano in galera, non nelle trasmissioni…”.

“E chi ha vestito una divisa, e poi una toga ed ora siede tra i banchi del potere non può parlare senza cognizione di causa e condividere ciò che propagano certe persone con doppi fini. Noi abbiamo combattuto per tutti, loro invece sembra che combattano solo per sè stessi, per la loro crescita in potere e ricchezza. Noi abbiamo il cuore a pezzi ed ogni falsità, ogni celebrazione del male allarga la ferita, ma siamo qui, nell’ombra dell’uomo che ha camminato, sempre, verso la luce della legalità e della salvaguardia dello Stato”, hanno consluso i carabinieri.

I riferimenti fatti dagli uomini della ‘Crimor’ sono collegati alle indiscrezioni su presunte trattative tra Stato e mafia. E’ indubbio che il livello della trattativa, se mai fosse confermata, difficilmente riguarderà il gruppo di militari che collaborò col colonnello De Caprio.

Ha scritto sul sito ‘Antimafia Duemila’ giorgio Bongiovanni: “15 gennaio 1993, viene arrestato il boss dei boss, Salvatore Riina. Pagine e pagine vengono scritte sulla sua cattura, dubbi, sospetti e polemiche. E’ invece molto lineare la ricostruzione del capitano “Ultimo”, l’uomo che ha tenuto la sciarpa stretta al collo del capo dei corleonesi fino a quando non l’ha chiuso in galera.

Lunghi pedinamenti, intercettazioni ambientali e telefoniche, ore e ore di osservazione, la collaborazione del mafioso “pentito” Baldassarre Di Maggio, e l’azione finale, ferma e veloce per entrare nell’auto di Riina e prenderlo.

Niente misteri, un’operazione da manuale per questo corpo dei ROS, niente gloria, non interessa a Ultimo. Ha scelto questo nome proprio perché fosse chiaro, sempre, a lui stesso e ai suoi ragazzi che per quanto importante sia l’azione portata a termine, si tratta solo e semplicemente del loro lavoro. Umiltà, impegno e fierezza, come un guerrigliero del Chiapas, pronto a dare la vita per la libertà, Ultimo non è soltanto un eccellente professionista, ma anche e soprattutto un devoto servitore dello Stato.

E allora proprio non capiamo come mai alla sua richiesta di ottenere più uomini da poter addestrare ed impiegare con continuità, invece di essere sostituiti a rotazione ogni sei mesi, lo Stato, l’Arma ha risposto no per ben due anni.

E quando lui, rivolgendosi alla stampa ha dichiarato che con i mezzi a disposizione non era pensabile eseguire un lavoro serio di ricerca e cattura di Bernardo Provenzano e dei suoi complici, la sola reazione che i suoi superiori sono stati capaci di avere è stato il trasferimento. L’Italia rinuncia ad un ufficiale dei carabinieri disposto a rischiare tutto insieme ai suoi uomini pur di assicurare alla giustizia i grandi latitanti mafiosi, e sradicare dall’interno l’organizzazione criminale più pericolosa di tutto il mondo occidentale”.

Strano Paese l’Italia, un luogo dove i sospetti colpiscono in modo indiscriminato e nel quale non si arriva mai alla verità.

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Commenti (2) »

  • Claudio Ferlicca ha detto:

    Sono stato carabiniere (anche se non ci si congeda mai) negli anni delle brigate rosse 77-78 come ausiliario; ho collaborato da civile con l’antidroga. Ultimo è stato uno dei migliori ufficiali dei carabinieri, uno dei pochi disposto a lasciarci del suo per gli altri. Oggi ho 56 anni e da un lato mi rammarico di non aver accettato la ferma quando mi era stata proposta. Sono sempre stato un sincero estimatore del Capitano Ultimo e l’ho sempre considerato quel “qualcuno” che io avrei voluto essere. Gli porgo i miei saluti e mi dico disposto, per quanto io possa risultare utile, a rendermi utile
    Un abbraccio
    Claudio Ferlicca

  • Piccolo ha detto:

    Onore a te oramai Colonnello per quello che hai fatto… per senso del dovere,…. per credere in quell’uniforme che si porta e che diventa una seconda pelle….e onore anche ha chi in quelle occasioni era tuo Superiore è ti ha comandato per fare quello….a quelle persone che come te e come loro è stato buttato fango….Auguri.

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