Il club delle mogli
Reazioni ai tradimenti da Sircana a Marrazzo a Berlusconi, passando per Hillary Clinton.
Le brutte avventure ed i ricatti nei quali sono finiti Sircana e Marrazzo ed i party del presidente del Consiglio riguardano secondo alcuni la sfera privata. I casi dei due esponenti del Pd sono diversi, il primo solo fotrografato in macchina in un atteggiamento equivoco, il secondo in casa di un transessuale.
Per il presidente della Regione Lazio si tratta di un ricatto messo in piedi da una banda composta da carabinieri, per l’ex portavoce di Prodi di un ‘episodio alla Corona’, per utilizzare una nuova forma linguistica che descrive attività spregiudicate messe in atto da paparazzi. In realtà per tutti e due gli esponenti poltici ci sarebbe uno stesso fotografo coinvolto solo di striscio, Massimiliano Scarfone. Per ‘Papi Silvio’, infine, le cose sono più complicate ed al momento si certo si sa solo che qualche escort (si dice una trentina) avrebbero passato alcune serate a Palazzo Grazioli o in Sardegna o chissà dove.
La premessa ‘nascosta’ da Palazzo e media è che un uomo politico non deve avere alcuna sfera privata. La sua casa non deve essere off limits per nessuno, le sue realazioni personali debbono essere studiate al microscopio, ogni suo gesto, decisione, pensiero debbono essere totalmente trasparenti. Una sola bugia o una sola omissione e la conseguenza è ‘dimissioni’.
Questa è la democrazia, perchè chi si assume l’impegno di rappresentare qualcuno e di gestire la cosa pubblica ha il dovere di rendere conto a chi lo ha votato (ed anche a chi non lo ha fatto) di essere irreprensibile.
In nessuna parte del mondo accade del tutto, ma ci sono posti nei quali non accade affatto e l’Italia è nel secondo gruppo.
Le abitudini sessuali delle persone non possono essere giudicate, per cui nulla esclude che un politico si intrattenga con escort, transessuali o con chi crede (a patto di non commettere reati) basta che lo dica. Altrimenti si cade nel giochino di chi vota le leggi contro le droghe mentre sta trattando col pusher per l’acquisto di un po’ di cocaina. Di chi grida contro le prostitute e allegramente le frequenta. Fino ad arrivare a chi condanna la corruzione e prende le mazzette. Ovvamente le regole di totale ‘nudità’ davanti al Paese valgono per uomini e donne allo stesso modo, perchè da noi non pochi sono stati negli ultimi tempi i gossip ed i rumors che hanno toccato anche politici di sesso femminile.
Definito il quadro generale, l’affaire Marrazzo ha svelato un altro problema: il rispetto per le donne, la loro autonomia e l’atteggiamento delle mogli dei ‘farfalloni’ che si trovano ‘scoperti’ con le mani nella marmellata.
Nel caso della moglie di Sircana, la signora scrisse una lettera a ‘La Repubblica’ nella quale si leggeva tra l’altro: “Gentile direttore, visto che apprendo dalle agenzie che sarebbe imminente la pubblicazione da parte di qualche settimanale di mie interviste esclusive e di ricostruzioni fantasiose in base alle quali io avrei “perdonato” mio marito, non avendo mai concesso alcuna intervista e non avendo mai avuto nulla da perdonare….”. Insomma, il bravo uomo di casa è una vittima, i ‘pettegolezzi’ sono inaccettabili e se mai dovessero esserci ‘malintesi coniugali’ il vecchio detto “i panni sporchi si lavano in casa” è sempre attuale.
Nel caso della moglie di Marrazzo si sono avute solo notizie indirette, sulla base delle quali la donna avrebbe detto: “Io so che amo Piero, che abbiamo una figlia assieme, che il mondo c’è crollato addosso. Ma so anche che in qualche modo, tutti assieme, ne verremo fuori”. Più o meno, in condizioni diverse, la linea Sircana.
Gli Stati Uniti, citati da molti come la ‘culla della democrazia’, hanno assistito ad un caso che ha coinvolto persino il presidente, Bill Clinton. Si tratta del pasticcio Monica Levisky, una stagista della Casa Bianca con la quale l’uomo più potente del mondo ebbe un rapporto orale addirittura nel suo ufficio, il famoso ‘Oval Office’.
In quel terribile affaire, che portò Clinton vicino all’impeachment, la moglie del presidente, Hillary Clinton, oggi segretario di Stato, prima ‘negò’ che il ‘tradimento’ fosse avvenuto in una famosissima intervista concessa il 27 gennaio del 1988 al Tg della NBC nella quale disse: “The great story here for anybody willing to find it, write about it and explain it is this vast right-wing conspiracy that has been conspiring against my husband since the day he announced for president.” (La grande storia qui, per chiunque abbia voglia di trovarla, di scriverne e di spiegarla è che c’è un vasto complotto della destra che ha cominciato a cospirare contro mio marito fin dal primo giorno della candidatura”.
Poi, quando non fu possibile negare gli avvenimenti, subito dopo un’audizione del ‘grand jury’ nell’agosto dello stesso anno, Clinton ammise in televisione: “I did have a relationship with Ms. Lewinsky that was not appropriate. In fact, it was wrong” (Ho avuto una relazione personale con la signora Lewinsky che è stata inappropriata. Nei fatti fu sbagliata). Un amico di famiglia per descrivere la situazione a casa del presidente utilizzò la parola “wrenching” (una condizione emotiva dilantiante, un impeto di compassione, dolore o angoscia) per spiegare l’atteggiamento tra il ‘marito’, la moglie Hillary e la figlia Chelsea.
In seguito, in entrambe le loro autobiografie, i coniugi Clinton hannno scritto che le rivelazioni sul caso Lewinsky costituirono un momento molto doloroso durante il loro matrimonio, ma Hillary a quel tempo disse: “Il matrimonio va avanti”.
Nel caso americano anche il presidente mentì e solo un complicatissimo meccanismo legale e lessicale gli permise di uscire dal pantano. Sostenne che un rapporto orale non era un rapporto sessuale e che per questo non aveva mentito.
Tuttavia, i motivi che spinsero Hillary a ‘superare’ i fatti erano molto legati alla logica della politica americana, che non prevede l’ipotesi di un divorzio per chi ricopre ruoli di rilievo. La futura candidata alla presidenza sapeva benissimo che l’elettorato le avrebbe potuto mostrare le spalle se avesse rotto col marito e per garantire la propria carriera e quella del consorte (non solo, ma anche) rimase al suo posto.
In Italia nessuno invece si stupisce se un politico si separa, litiga o divorzia. I tre leader del centro destra, Berlusconi, Bossi e Fini ne sono un esempio e persino il supercattolico Casini ha vissuto ‘more uxorio’ con la sua seconda compagna prima di risposarsi.
Se un personaggio pubblico mente ai cittadini, ha comporamenti “not appropriate” (non solo all’esterno, ma anche in famiglia) sarebbe lecito pensare che ne paghi le conseguenze pubbliche e private.
Invece no, almeno ‘a sinistra’. La moglie di Sircana, nella sua lettera a ‘La Repubblica’ aggiunse: “Sono la moglie di Silvio Sircana ma, soprattutto, sono Livia Aymonino, con la mia storia, le mie convinzioni, il mio lavoro, i miei figli, i miei pensieri”. La moglie di Marrazzo, una giornalista presumibilmente di sinistra, Roberta Sardoz, avrebbe potuto dire (se avesse esternato) forse le stesse cose. Tutte e due queste donne non hanno opposto alla ‘bugia’ la condizione morale della ‘conseguenza’ indotta da un errore.
A quanto si sa Marrazzo da anni era protagonsta di una ‘vita spericolata’ e se il perdono è una virtù, per un laico la responsabilità e un dovere. Non solo nella vita pubblica, ma anche e soprattutto in quella privata.
Le due ‘impegnate’ donne ‘di sinistra’ si sono ben guardate, tuttavia, di affermare un principio di indipendenza e di autodeterminazione importante, mostrando (almeno in pubblico) un esempio culturale privato vecchio, stantio e conservatore: quello della brava consorte che aspetta il fedifrago per redimerlo.
E l’attrice sposata col magnate? La donna che vive negli agi della ricchezza? L’ex attrice convolata a nozze con ‘Papi Silvio’? Lei come si è comportata? Miriam Bartolini-Veronica Lario ha reso un fatto privato pubblico, ha criticato la cultura maschile che usa le donne, che pensa persino di metterle nelle liste elettorali per mtovo ‘fisici’, ha condannato il “ciarpame senza pudore”, aggiungendo: “Voglio che sia chiaro che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire”.
Non ha negato al marito comprensione o pietà: “Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni… perché la ragazza minorenne la conosceva prima che compisse 18 anni: magari fosse sua figlia…[...] Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. E’ stato tutto inutile” e poi ha preso una decisione ‘laica’ e si è separata.
Questo ultimo caso ‘di costume’, oltre al resto, può servire a comprendere quanto una certa intellighenzia femminile di sinistra sia in realtà confusa, non più in grado di elaborare modelli culturali e comportamentali emancipati ed egualitari. Come i partiti di quell’area.
Un brutto segnale, che anche la stampa di quella parte politica ha nutrito, coprendo con un silenzio assordante questo approccio al problema.
Il dibattito seguito alla pubblicazione delle lettere scritte dalla signora Bartolini ha sostenuto il ‘coraggio’ di una donna. Forse solo perchè quella moglie attaccava il premier e non per il fatto che mostrava ai cittadini italiani una identità femminile integra, moderna, colta e politica.
Un ragionamento del genere è stato omesso nei casi Sircana e Marrazzo, con una forma un po’ ‘piccolo-borghese’ (per utilizzare una forma desueta) di omertà. Un brutto colpo, ancora uno, alle donne ed alla loro emancipazione nel Paese delle ‘veline’ tanto amate dagli uomini. Un brutto esempio che arriva proprio da donne ‘di sinistra’.


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