Facebook e Berlusconi: come usare il bar dello sport
I gruppi ‘aggressivi’ contro il Cavaliere sono evidentemente innocui, ma c’è chi nel governo non perde occasione per cercare pubblicità .
Sul social network sono comparsi da tempo alcuni gruppi di discussione composti da persone molto critiche verso il premier. Uno tra questi è l’ormai famigerato “Uccidiamo Berlusconi”.
Il ministro della Giustizia, Angelo Alfano, probabilmente stanco dopo la bocciatura del suo ‘lodo’ e per la preparazione della riforma della giustizia, si deve essere distratto e per questo convinto che il gruppo sia un covo di killer. Per questo ha intimato: “Intervenga la magistratura. Ho chiesto un’inchiesta sulla sicurezza del premier”.
La procura di Roma si è immediatamente messa in moto e la Polizia postale ha chiesto al social-network che ha sede a Palo Alto, in California, di oscurare, senza disperderne le informazioni, le pagine contenenti le presunte minacce.
La magistratura per il momento procede per minacce gravi ed ha sollecitato Facebook a fornire dati sui responsabili del ‘pericolo’. Il procuratore aggiunto Nello Rossi ed il sostituto Andrea De Gasperis, nonchè i responsabili della Polizia postale, attendono ora risposte dagli Stati Uniti. Nel caso in cui non arrivassero non si può escludere il ricorso a rogatorie internazionali.
Gli inquirenti stanno valutando anche la possibilità di allargare l’inchiesta all’ipotesi di istigazione a delinquere ed intanto accertamenti sono stati avviati nella capitale sulla base del principio che l’autorità giudiziaria competente per reati che si consumano tramite la rete telematica è quella in cui risiede la parte lesa.
Ma in realtà qual’è il problema? Negli Stati Uniti c’è per esempio un gruppo che si chiama “How long before Obama is killed?”, composto da chi si domanda a quando l’uccisione del presidente americano e nel quale non manca qualche post poco rassicurante. Tuttavia, non si ha notizia della formazione di una unità speciale dell’Fbi per scoprire i responsabili di un qualche tremendo complotto. Per il gruppo “Aliens”, sempre statunitense, la Nasa non ha ancora approntato una task force per cercare marziani e neppure “Who wants to kill you?”, (chi vuole ucciderti), che specifica bene la sua ‘mission’, ovvero “Just a simple and fun application to see which one of your friends wants to kill you” (solo un semplice e divertente metodo per vedere quale dei tuoi amici vuol farti fuori) ha scatenato l’intervento delle polizie dei 50 stati del’Unione e neppure di quella federale.
Perchè? Per il motivo elementare che Facebook è come un bar dello sport, frequentato da gente di ogni tipo. Tra loro ci sono buontemponi e stravaganti. Chi crederebbe mai che davvero una pericolosa cellula di terroristi si possa annidare nel gruppo “Cercasi killer professionista per uccidere Berlusconi”? (fino a ieri esisteva davvero, ma nessuno se ne è accorto).
Nel caso del famigerato gruppo “Uccidiamo Berlusconi”, il ministro Alfano ed un buon numero di ministri e parlamentari (Maroni, Capezzone, Franceschini, ecc) hanno sentito il bisogno di commentare, rilasciare dichiarazioni, manifestare sgomento.
Un fatto andrebbe ricordato a questi signori in ansia. Berardo Carboni nel 2006Â ha realizzato un film dal titolo “Shooting Silvio” (Uccidiamo Silvio) nel quale si raccontava la storia di Kurtz, un giovane ragazzo orfano, ricco, irrequieto e senza voglia di vivere.
Il giovane è anche uno scrittore, ma non riesce a vendere il suo libro ed allora organizza una festa e chiede a tutti i suoi amici di aiutarlo a scrivere un altro libro, “Shooting Silvio” appunto. Nel nuovo lavoro tutti i suoi conoscenti dovranno trovare un motivo ed un sistema per uccidere il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi.
Kurtz non trova nessuno disposto a collaborare con lui e cade in una depressione cosmica. A quel punto lo lascia anche la sua ragazza, si ritrova isolato ed incompreso e decide allora di pensare ad un piano per rapire e uccidere il premier.
Il gruppo si Facebook si ispira a quel titolo. Gli associati sono persone di vario genere, dagli ironici agli sciroccati, ma come accade ovunque sul social network. Insomma, un luogo virtuale di sfogo e di confronto, per altro senza particolare qualità , è diventato un fenomeno mediatico, riuscendo a moltiplicare anche il numero di adesioni dopo lo spazio che gli hanno regalatogiornali e tv.
La politica italiana sente il bisogno quotidiano di scatenare improbabili teatrini per trovare il modo di far parlare di sè ed in questo ‘mestiere’ le forze al governo sono straordinariamente efficaci. Così è partita l’operazione ‘Facebook’, una settimana di sciocchezze, col supporto di giornali, televisioni, radio e cantastorie. Adesso è prevedibile la richiesta di ‘controllare la rete’, di ‘schedare’ i sovversivi, di ‘abolire’ la pivacy. Ma in realtà dovrebbe essere lanciata una campagna: fermare gli sciocchi e quelli che raccontano di aver visto volare un ferro da stiro.


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