Debito pubblico, fardello da 1750 mld di euro
Le sue implicazioni vengono quasi sempre ignorate, nonostante sia ormai più alto del Pil
Recentemente, all’Università La Sapienza, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha lanciato un monito sull’insostenibilità del debito pubblico italiano. Ha inoltre sottolineato l’importanza di avere fondi a disposizione per la ricerca, fondamentale per lo sviluppo economico ed umano del Paese.
Da decenni i fondi e i mezzi a disposizione degli atenei pubblici sono scarsi e spesso mal gestiti. Mancano sempre i fondi, in qualsiasi settore. Apprendiamo che in Borsa migliaia di miliardi di dollari o euro in un giorno sono andati in fumo, salvo sentirsi dire un attimo dopo “non ci sono soldi”.
E’ molto importante capire qualcosa in più sul debito pubblico italiano. Ci riguarda tutti, a cominciare dalle giovani generazioni. Difficilmente viene spiegato il problema in termini comprensibili ai più.
Attualmente (giugno 2009) l’Italia ha un debito pubblico che si aggira intorno ai 1.750 miliardi di euro. E’ una bella cifra, non c’è che dire. Come si fa a capirne la grandezza e l’importanza?
Consideriamo che il Pil italiano (stima per il 2009) è di 1.540 miliardi di €, in diminuzione del 6 % (rispetto al secondo trimestre del 2008, dati Istat). Il Pil è il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all’interno di un Paese in un certo intervallo di tempo (solitamente l’anno) e destinati ad usi finali (consumi, investimenti, esportazioni).
Dalle stime effettuate alla fine del 2009 il rapporto del debito su Pil sarà intorno al 115,2%: l’Italia è stata richiamata recentemente dall’Ue proprio per questo motivo.
La stessa Ue ha dichiarato elevato l’indebitamento italiano, anche comprendendo l’eccezionalità della crisi, in quanto la nostra situazione non è sicuramente temporanea. Il debito supera tutto ciò che produciamo del 15,2%.
Perché, dunque, l’Ue ha dichiarato non temporanea la nostra posizione? Altra domanda che molti si pongono è come abbiamo raggiunto un simile debito e soprattutto nei confronti di chi è indebitato il paese? Vediamo verso chi siamo indebitati.
Di seguito, ecco un grafico raffigurante la composizione del nostro debito pubblico:
Il 74 % del debito è rappresentato da titoli/obbligazioni di medio/lungo periodo, il 9% da titoli a breve scadenza (Bot), il 9% da depositi postali e l’8% da prestiti da banche. Infatti quando lo Stato ha bisogno di fondi per le proprie necessità emette dei titoli, a 3 mesi, a 6 mesi, 1 anno, 10 anni etc.
Questi titoli vengono acquistati da cittadini, società, banche che, in cambio di un rendimento (interesse), danno allo Stato la liquidità di cui ha bisogno. Un aspetto molto importante (e che viene sottolineato raramente) è che su quest’immenso debito pesano ogni anno circa 80 miliardi di interessi.
Lo Stato parte, insomma, con 80 miliardi di passivo di soli interessi. Sorge una domanda semplice: come possiamo abbassare i debiti se non abbiamo i fondi per pagare gli interessi? La risposta vien da sè: non abbasseremo mai il debito pubblico che continuerà a salire sotto il peso dell’interesse composto.
E’ per questo che l’Ue ha dichiarato “non temporaneo” il nostro deficit. La colpa è di Berlusconi e della classe politica degli ultimi decenni? Anche. Soprattutto della corruzione e della mala gestione con cui vengono amministrati i beni pubblici.
Prima di cercare il colpevole cerchiamo però di capire quali sono gli spazi di manovra che lo Stato ha per raccogliere risorse. Di seguito, i grafici raffiguranti le entrate dello Stato e le Spese per stipendi, pensioni, servizi vari.
Si osserva facilmente un avanzo di 13 miliardi di euro tra entrate e uscite: il cosiddetto avanzo primario di cui sentiamo a volte parlare in televisione o sui giornali. Negli ultimi 5 anni abbiamo sempre riscontrato un avanzo primario.
Purtroppo, ai 13 miliardi di utile, vano sottratti circa 50 miliardi di investimenti e contributi alla produzione. Siamo quindi in deficit di 40 miliardi di euro ogni anno (negli ultimi 5 anni; sono cifre arrotondate per facilitare la comprensione). Ecco un altro motivo per cui il debito pubblico è in continuo aumento.
Quest’anno la diminuzione del Pil creerà un minore gettito fiscale, stimato intorno ai 25 miliardi di euro. Con il condono fiscale Tremonti ha cercato di colmare quel buco. Oltre ad essere stata una mossa ignobile nei confronti dei cittadini onesti, sarà anche una speranza vana. I conti non tornano e il Paese è in difficoltà.
L’opposizione, da 15 anni, cerca di trovare un leader ma in realtà ha solo bisogno di una boccata di aria nuova, pulita. Dal grafico appena visualizzato possiamo capire meglio perché il Governatore della Banca d’Italia Draghi, martedì 13 ottobre, abbia dichiarato la necessità della riforma delle pensioni: pesano il 39% delle spese dello Stato.
Giusto per non avvilirci troppo, possiamo spostare per un attimo lo sguardo sul debito pubblico americano (fonte: Federal Reserve):
A fine 2009 la stima del debito dei governi locali più governo federale si aggira intorno al 90-95% dal 52,6% del 2008.
Non è un problema solo italiano: molti Paesi negli ultimi anni hanno fatto leva sul debito pubblico. La speranza era quella di creare un mondo migliore con maggiori possibilità per tutti.
I risultati sono stati catastrofici con un’alienazione diffusa e un mercato del lavoro prossimo alla schiavitù nei Paesi poveri e in continuo e inesorabile impoverimento nei paesi sviluppati. Un livellamento verso il basso che potrà arrestarsi solo con una crescita dei mercati interni cinesi e indiani.
A quel punto il problema sarà capire dove troveremo le risorse per l’“american dream” globale.
Questa tendenza all’indebitamento, in conclusione, rappresenta un monito che i governi dovrebbero tenere maggiormente in considerazione. Occorre avere più coraggio, il tempo per le parole ed il finto ottimismo è terminato.
Alessandro Cascia





io aggiungerei che il debito viene anche maggiorato dal signoraggio che lo stato paga per l’emissione di moneta, visto che non può stamparsi da solo la moneta per pagare gli interessi!
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