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Dal palcoscenico di Berluscolandia

Autore: . Data: lunedì, 12 ottobre 2009Commenti (0)

Partita da Benevento l’offensiva finale del Cavaliere.

berlusconi_cornaIeri nella città sannita si è chiusa la prima Festa della Libertà, organizzata dal Pdl. Appena entrato nella sala il premier è stato accolto da una standing ovation sulle note di ‘Meno male che Silvio c’è”, in una scenografia a metà tra una celebrazione nordocoreana e l’entrata in studio della presentatrice del ‘Grande fratello’.

Il Cavaliere ha voluto mettere subito le cose in chiaro: “Non credo che si possa considerare normale che all’istituzione del presidente del Consiglio tutti rivolgano improperi, insulti e infamie”. Nella sua personale idea della Costituzione ‘Papi Silvio’ si è detto convinto di essere stato “eletto direttamente da tutti gli italiani” e non incaricato dal presidente della Repubblica e nominato dal Parlamento, come in realtà avviene.

La sua ‘investitura’ di popolo lo metterebbe al di là delle critiche, ma non per i giudici, perchè quando si rivolge alla magistratura perchè gli hanno dato del “buffone” la giustizia dice “che è stata una goliardata”. Per questo occorre “chiarire” il rapporto tra istituzioni e magistrati.

Riferendosi ai casi Noemi Letizia, veline nelle liste elettorali, voli di Stato per trasportare menestrelli alle sue feste in Sardegna, Tarantini, D’addario ed escort varie, Berlusconi ha detto: “Da qualche mese a questa parte” ci sono “alcune assurde e ridicole accuse e critiche che fanno male e danneggiano l’immagine del Paese. Anzi se mi consentite il termine, si tratta di accuse che sputtanano il presidente del Consiglio, il Paese e la nostra democrazia”.

Sempre ieri ‘The Observer’, edizione domenicale del Guardian, in un breve editoriale ha collegato ironicamente il premio Nobel per la Pace assegnato al presidente Usa Barack Obama e la decisione della Corte costituzionale sul Lodo Alfano.

Secondo il gliornale se per Obama “si presenta un’opportunità” per mettere a tacere i critici,  “una corte italiana ha annullato l’immunità di Berlusconi (…) spingendo il premier a descriversi come ‘la persona più perseguitata di tutti i tempi’. Obama dovrebbe garantire asilo a Berlusconi negli Usa. Ma perchè fermarsi lì? Berlusconi ha anche detto che ‘non c’è nessuno nella Storia verso cui io mi debba sentire inferiore’. Un candidato per il Nobel per la Pace 2010, forse?”.

Sullo stesso giornale nella pagina dei commenti compariva poi un articolo del columnist Nick Cohen dal titolo “Codarda la risposta dell’Europa a Berlusconi”. L’Ue, si leggeva, “ha cancellato gli anni del totalitarismo prebellico con le convenzioni sui diritti umani e i trattati di pace… Ma oggi questa strada sembra non funzionare più. Le dittature dei nostri giorni si presentano in forme diverse, ma quella dominante è un capitalismo di stato o un’oligarchia in cui il capo o l’elite al potere controlla la cosa pubblica e le sinecure che ne derivano. A rigore, non si può parlare di dittature in senso stretto. I capi tollerano le elezioni fino a quando i risultati possano essere manipolati e permettono le critiche finchè queste non arrivino a diffondersi tra le masse… Sia chiaro, non sto parlando qui della Russia di Putin o del Venezuela di Chavez, ma dell’Italia di Berlusconi”.

Ignaro di essere il protagonista di una campagna internazionale che sta ridicolizzando l’Italia, il premier ha rivendicato presunti ‘risultati’ conseguiti nel mondo e, pur controllando sei televisioni e mezzo su sette e diversi quotidiani e settimanali  si è lamentato di come la stampa italiana e anche quella estera non diano spazio al lavoro fatto da lui e da suo governo: “Ho avuto da molti mie colleghi tanti complimenti per quello che l’Italia ha fatto in politica estera. Nessuno, infatti, ci da merito. I giornali italiani e ormai anche quelli esteri, imbeccati da qualche giornale italiano, muovono accuse assurde e ridicole contro il presidente del Consiglio. Sono accuse che ci fanno male e che sputtanano non solo l’attuale premier ma la democrazia, il nostro Paese e i nostri prodotti, che invece dovrebbero avere un’immagine dell’Italia bella, forte e non inquinata da tutto ciò che si legge sulla stampa e anche su quella estera da qualche mese a questa parte. Noi stiamo facendo dei miracoli per migliorare questo paese e invece…”.

Non ricordando che nell’ultimo summit internazionale la secondo lui “abbronzata” moglie dell’altrettanto “abbronzato” presidente degli Stati Uniti lo ha salutato freddamente, unico tra tutti i leader presenti e che persino la regina di Inghilterra in una occasione lo ha richimato ad una maggior ‘discrezione’,  il premier è tornato sull’immagine del Belpaese felice governato da lui, dimenticando il pil a meno 5 per cento, un milione di disoccupati ed alcune centinaia di migliaia di cassintegrati. Oltre al caro vita, caro casa, caro tutto.

Quindi ha reso noto: “Mercoledì, con Angelino Alfano, metteremo a punto un piano per realizzare in meno di due anni prigioni civili per 20mila posti” e in questo modo l’Italia “tornerà ad essere uno Stato civile”. Chi ricorda le crociere per i terremotati d’Abruzzo?

In un impeto di modestia Berlsuconi ha aggiunto: “Io santo subito, no aspettiamo…”, dopo che qualcuno dalla platea avava gridato: ‘Santo subito!’.

Infine i temi ‘veri’: “Abbiamo una modifica che è già stata presentata in Parlamento e riguarda le intercettazioni telefoniche che sono una patologia solo italiana” ed inoltre “abbiamo allo studio, ma è pronta, la riforma del processo penale con la separazione dei pm dai giudici. Si tratta di una riforma fondamentale”. La nuova legge, ha detto, avrà “la separazione dei giudici che devono giudicare dagli avvocati dell’accusa”, non più chiamandoli pubblici ministeri.

“Questa – ha detto il premier – è una riforma fondamentale: sapete bene che oggi un cittadino accusato di aver commesso un reato quando entra in una sala del tribunale guarda i giudici con preoccupazione e vuole scoprire dalla faccia del giudice se questo è coraggioso e capace di comportamenti eroici oppure no. Perchè oggi – ha aggiunto – i giudici vivono in sintonia totale con accusatori e pm e questo significa che quando vanno a una sentenza se devono dire ‘no’ al teorema accusatorio del pm devono fare un atto di coraggio, tra l’altro determinante per la loro carriera”.

Che il presidente del Consiglio si esprima in questo modo, delegittimando l’intero ordine giudiziario, per altro in un momento in cui si riaprono processi a suo carico anche per corruzione, non è più motivo di imbarazzo in Italia, è tragica ‘normalità’.

Il Cavaliere ha proseguito; “Ebbene, la nostra riforma prevede che i pm vengano chiamati avvocati dell’accusa e lavorino in uffici separati da quelli dei giudici, che si rivolgano ai giudici non con il ‘tu’, ma con il ‘lei’ e che se devono incontrare il giudice devono fissare prima un appuntamento e devono entrare con il cappello in mano, esattamente come devono fare oggi gli avvocati”. “Pari diritti per la difesa e pari diritti per l’accusa, solo un processo che sia fatto così è veramente giusto”, ha concluso ‘Papi Silvio’.

Non pago delle cose dette sulla magistratura ha proseguito con la Corte Costituzionale, che secondo lui ha avuto un “comportamento totalmente sleale nei confronti dell’ istituzione parlamentare” (perchè lo ha privato della temporanea immunità dai processi a suo carico (unico capo del governo a godere di questo privilegio in tutto il mondo cvile)  ed ha spiegato che “qualcosa dovremo fare perchè non si ritorni alla situazione del ’92-’93, perchè non si torni ad popolo che non conta niente e a una democrazia che non è più tale, a un Parlamento che non possa legiferare e che sia sottoposto a organismi politici, come la Corte Costituzionale che è organo politico con 11 giudici che sono di sinistra”.

Infine è stato il turno dell’opposizione: “Noi oggi ci troviamo di fronte a un’opposizione che non si sa più cosa sia, di certo non corrisponde al suo nome ‘Partito Democratico’, sono ancora i comunisti di sempre, non credono nella democrazia e non credono che i cittadini possano indicare coloro che devono governare, pensano che il popolo sia un bue narcotizzato dalle televisioni e che il governo debba essere portato avanti da elite. Un partito che vede come leader outsider l’editore dell’Espresso (De Benedetti, che ha vinto una causa civile contro Fininvest dopo l’oscura vicenda della cessione Mondadori, ndr). Sulla condfanna dell’azienda di famiglia a pagare una cifra astronomica alla Cir, quindi il Cavaliere ha insinuato che c’è “azione civile in corso affidata a un giudice su cui se ne sentiranno venir fuori delle belle”.

Sul linguaggio del premier è interessante un commento di un noto linguista, Tullio De Mauro. “A me – ha spiegato – questa pare la caricatura di una tendenza che potrebbe essere considerata positiva: parlare con parole comuni quando ci si rivolge ad un vasto pubblico e non con parole difficili. Questa tendenza comincia a prendere piede nel ceto colto italiano e si afferma con il gusto di periodi brevi facilmente comprensibili e con parole le più note e più chiare”.

Il professore ha aggiunto: “Si resta però sorpresi quando questa tendenza si traduce nell’usare parole volgari e pesanti che sono fuori misura rispetto al contesto e al ruolo di chi le dice. È questo il difetto in cui spesso cade il nostro premier, cui più di 15 anni fa, quando è apparso sulla scena politica, io stesso ho riconosciuto il merito di ricercare vie di linguaggio più diretto. Ma non fa parte di questo merito l’uso di parole come ‘sputtanare’ o ‘coglioni’ detto a metà dell’elettorato italiano. Al suo posto – ha concluso De Mauro – avendo a disposizione una lingua ricca di sinonimi avrei scelto ‘disonorare’, ‘mettere in cattiva luce’, ‘danneggiare gravemente l’immagine’”.

Oltre il buon gusto, comunque c’è anche la ‘sostanza’. Il mix tra le due cose non rassicura, anche perchè l’offensiva finale è solo all’inizio.

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