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Convenzione del Pd: gli interventi dei candidati alla segreteria

Autore: . Data: lunedì, 12 ottobre 2009Commenti (0)

Una sintesi dei discorsi di Bersani, Franceschini e Marino.

pdHa detto Bersani: “Dobbiamo sentire acutamente la responsabilità di far vivere la nostra vicenda congressuale nel pieno del passaggio cruciale che il nostro Paese sta vivendo, nel pieno della crisi democratica e sociale. Guai se ci sorprendessero a parlare d’altro.Parliamo di Italia dunque e parliamone in modo veritiero”.

Le “picconate” di Berlusconi alla Costituzione, che mettono in discussione l’assetto democratico del Paese, sono inammissibili e “la Costituzione c’è e batte un colpo. C’è il presidente della Repubblica, che salutiamo da qui, c’è la Corte Costituzionale. Ma ecco che arrivano le picconate contro i muri portanti della casa comune”. A tutto questo bisogna opporsi: “Non possiamo reagire con risposte speculari che portano legna a quel fuoco che Berlusconi vuole accendere attorno ad una personalizzazione che fa del giudizio del popolo su di lui il giudizio di Dio. Nè per altro possiamo reagire stando in difesa e abbarbicandoci al politicamente corretto. Ci vuole una politica di combattimento” e per questo “ètempo di aprire un confronto con tutte le altre forze di opposizione sul tema della democrazia e delle istituzioni e di rivolgerci alle forze che nella maggioranza sono più consapevoli del problema”, sottolineando la necessità di “custodire i pilastri costituzionali” della democrazia contro possibili forme di autoritarismo.

L’attuale fase politica – ha detto – è caratterizzata da “una deformazione di fatto degli equilibri costituzionali e da un indebolimento progressivo delle nostre prestazioni economiche e sociali”. In particolare, “la destra guidata da Berlusconi fa consapevolmente camminare il Paese sull’orlo di una deformazione populista del nostro sistema”. Un caso esemplare è quanto sta accadendo in questi giorni, quando il premier ha “parlato tranquillamente di coabitazione tra presidente della Repubblica e presidente del Consiglio come se fossimo in un altro quadro costituzionale”. Insomma, ha proseguito Bersani si assiste ad una “deformazione” della nostra Costituzione, a partire “da forme di controllo e condizionamento dei mezzi di informazione per non parlare del rapporto fra le istituzioni: “Il capo del governo – ha osservato – nomina ormai di fatto i suoi parlamentari; è il capo che da la fiducia alla maggioranza e non viceversa”, come dimostrano “i 25 voti di fiducia e i 38 decreti omnibus in 15 mesi”.

“Ribadendo i fondamentali della nostra Costituzione repubblicana – ha aggiunto – dobbiamo avanzare il nostro progetto di riforma centrato sul parlamentarismo modernizzato e rafforzato e scegliendo qualche punto di attacco e di mobilitazione che si faccia capire e che muova le cose nel senso comune”.

Poi, riferendosi alla legge elettorale ha continuato: “Proviamo con le primarie a dire una cosa precisa: è possibile che un cittadino possa scegliere il segretario del Pd e non possa scegliere il suo parlamentare?”. “Noi – ha proseguito – vogliamo una legge inquadrata nel sistema bipolare, che garantisca trasparenza e stabilità della maggioranza nella legislatura, che consenta al cittadino di guardare in faccia il suo parlamentare, di potergli chiedere conto del suo operato a partire dal suo territorio”. “Dobbiamo mobilitarci su questo – ha concluso – e chiedere a tutte le forze di opposizione se sono pronte a discutere con noi di una iniziativa a questo punto dirimente”.

Sul fronte della fisionomia del partito per il ‘candidato’ il Pd deve saper “riaprire il cantiere dell’Ulivo”, promuovendo “ampie alleanze democratiche” in vista delle regionali.  “Adesso – ha detto Bersani – abbiamo tre cose da fare: rinnovare e rafforzare noi stessi; riaprire il cantiere dell’Ulivo con movimenti politici e civici disposti al dialogo con noi; lavorare ad un quadro ampio di alleanze politiche”. “Noi non vogliamo fare da soli – ha proseguito – nè ci immaginiamo da soli nel futuro. Chi pensasse di fare da solo lucrando qualcosa dalla divisione delle forze di opposizione se ne prenderebbe la responsabilità. Penso anzi che dobbiamo proporre già con il nostro congresso ampie alleanze democratiche e di progresso per le prossime elezioni ragionali”.

“Opposizione vuol dire opporsi e vuol dire anche lavorare visibilmente per offrire un’altra scelta ai cittadini. Il congresso deve dare un messaggio chiaro e generoso verso l’esigenza di organizzare il campo dell’alternativa”. Nel quadro dello schieramento di opposizione “deve emergere – ha sostenuto Bersani – sia il nostro profilo di identità politica sia la nostra vocazione ad un’alternativa di governo, una vocazione al governo del cambiamento”.

Il rappresentante dell’anima socialdemocratica del Pd ha proposto un’iniziativa sul conflitto d’interessi e una legge antitrust. “Le incompatibilità: per esempio, chi è nella sostanza il concessionario non può fare anche il concedente. E poi, norme contro le posizioni dominanti in tutte le articolazioni che l’evoluzione tecnologica ha portato nei sistemi di comunicazione e di informazione. Qui sta la sostanza del problema” ha sintetizzato.

Per il pretendente alla segreteria “il tempo della semina non è quello del raccolto, ma sappiamo altrettanto bene che in vista del raccolto la semina ha una certa importanza”. Bersani ha sostenuto la necessità di che in Italia servano “riforme sociali, liberali e civiche” a partire dalla “priorità assoluta di portare risorse sui redditi medio bassi” e proposto poi un nuovo patto economico e fiscale con le piccole imprese e le partite Iva e sostenuto la necessità di “interpretare meglio i temi della scuola e della sanità”, invitando i ministri Tremonti e Gelmini a fermarsi sui tagli alla scuola.

E’ stata poi la volta del segretario uscente, Dario Franceschini, che ha spiegato che “oggi siamo un partito, nel senso più autentico della parola. Partito non è una parola di cui vergognarsi. È una parola che trasmette forza, che trasmette energia”. “L’onore e l’orgoglio più grande è essere stati chiamati a servire il proprio partito quando tutto sembra perduto. Quello è il momento in cui fare un passo avanti per dire sono qua, ci proverò e ce la faremo a salvare il nostro partito”, ha detto l’ex democristiano.

Con un paragone storico, Franceschini ha ricordato la battaglia del Piave “che viene ricordata come una vittoria, non come una sconfitta”. Allora, ha commentato “il rischio era che il Pd si disegregasse”, ma al suo salvataggio “hanno contribuito tutti”. Per il segretario uscente oggi “servono due garanzie da dare agli elettori: la prima è che, chiunque sia eletto il 25 ottobre, dal giorno dopo avrà il sostegno leale degli altri, restare uniti. Se non sarò rieletto farò così, se invece il 25 ottobre avrò la fortuna di restare segretario le prime due persone che chiamerò a lavorare con me saranno Bersani e Marino” ha specificato per esorcizzare i più che prevedibili effetti dannosi dello scontro tra candidati innescato dalle primarie.

“Dobbiamo cominciare una battaglia di cambiamento, cambiando prima di tutto noi stessi. Non mi sono candidato per garantire gli equilibri interni, ma per andare avanti nella strada appena iniziata e non si cambia senza il coraggio di sconfiggere le nostalgie dentro di noi”. “Il Pd – ha sostenuto – è nato per cambiare il Paese, per ricostruire un senso di identità collettiva e deve avere il coraggio di dire cose scomode e di andare contro i poteri forti e noi lo faremo perchè non abbiamo paura”. Una battaglia di cambiamento che vuol dire anche un impegno per il Pd “ad essere rigorosi ed inattaccabili”.

Quindi il ‘secondo candidato’ ha aggiunto: “Se sarò rieletto, farò una opposizione propositiva, ma dura ed intransigente senza paure e timidezze” ed ha chiesto “chiarezza anche tra noi sul modo di fare opposizione”. “Ogni volta che critichiamo il governo – ha aggiunto  – da destra piovono accuse di antiberlusconismo che vuol dire essere anti-italiano. Berlusconi, mentre noi siamo qui, lo ha di nuovo detto. Io non so cosa sia l’antiberlusconismo, ma tutti ci chiedono di fare meglio l’opposizione, di non essere intimiditi dal potere, dall’arroganza e dai soldi. Dire che le ronde sono una vergogna è antiberlusconismo, è essere anti-italiani? Difendere la libertà di stampa, la Corte Costituzionale, il presidente Napolitano è antiberlusconismo, è essere anti-italiani?.Quindi Franceschini ha continuato: “È anti berlusconiano o anti italiano dire che è un ominicchio quello che offendendo Rosy Bindi ha offeso tutte le donne”.  Io non voglio – ha concluso Franceschini – che tra 30 anni le generazioni ci guarderanno indietro e diranno: dove era l’opposizione? E non voglio nel modo di fare opposizione essere condizionato da snobismi, dai salotti e dalle punte di penna degli editorialisti”.

“Io non ho mai sentito nessuno che ci chiedesse di fare meno opposizione, ma di fare più opposizione” e la faremo senza “essere intimoriti dal potere, dall’arroganza e dai soldi” del presidente del Consiglio, ha sentenziato.

“Ci vuole un confronto vero sul partito, basato sulla chiarezza e non sull’ipocrisia”. “Dire la verità non è picconare la ditta, se non c’è un confronto vero avremo perso solo tempo”. L’attuale segretario quindi ha chiesto di “non tornare indietro, se non altro perchè abbiamo appena cominciato”.

Sul tema delle alleanze il segretario uscente ha spiegato che se torna il centro-sinistra è “la fine della ragione sociale del Pd, che è nato per togliere la divisione tra centro e sinistra”. “Di tattica si muore, e io non vorrei che lo scopo di tutto è quello di far nascere un bel centro che quando il berlusconismo finisce se ne va a destra e noi restiamo all’opposizione per altri 30 anni”, ha riflettuto Franceschini.

Per il ‘secondo candidato’ il ‘centro’ è un incubo e per questo ha invitato tutti i candidati alle primarie alla “chiarezza” sul sistema politico. “Io dico che non dobbiamo tornare indietro sul bipolarismo e sull’alternanza di governo”, magari puntando a “una legge elettorale con la quale tutto è più flessibile e mobile”, nella quale le maggioranze si formano dopo il voto. Il Pd “non deve rinunciare all’ambizione di saper attrarre il voto moderato” ed aggiunto: “Non accetto l’idea che il Pd debba appaltare questa funzione al centro, magari aiutandolo a nascere; questo toglie la ragion d’essere al Pd”. “Di tattica si muore – ha insistito Franceschini – e se l’obiettivo è far nascere un centro, aiutandolo a crescere, magari mandandoci qualcuno, poi, una volta finito Berlusconi e il berlusconismo, il centro va stabilmente a destra e il Pd rimane per 35 anni all’opposizione”. Il Pd, ha detto ancora Franceschini, “non avrà la pretesa di avere il 51 per cento dei voti” e dovrà quindi puntare ad alleanze purchè “non abbiano come unico collante l’antiberlusconismo e siano in grado di governare dopo il voto”.

Sulle primarie e sui rischi di questo singolare meccanismo il segretario uscente ha spiegato: “A D’Alema voglio dire che i primi a rispettare il voto delle primarie saranno proprio gli iscritti che continueranno ad amare il nostro partito”, sostenendo che “alla forza degli iscritti bisogna unire la forza degli elettori, aprirci e non chiuderci” e che “i primi che voglio aprirsi sono proprio gli iscritti”.

Insistendo sul tema ha sottolineato che il Pd “ha avuto un’intuizione” e che “le regole le abbiamo votate tutti e insieme”. “Non toglierò mai al popolo delle primarie il diritto di eleggere il segretario” perchè “più gente voterà alle primarie e più sarà una bella giornata che darà più forza a tutti noi e anche al segretario”. A cosa serva iscriversi al partito non lo ha spiegato, ma su questo nessuno ha le idee chiare.

Sul tema dei rapporti con le altre forze poltiche Franceschini ha sostenuto: “Faremo alleanze solo sotto patto di lealtà, non costruiremo più coalizioni che hanno come collante quello di essere contro un avversario. Alle 15 sigle da Diliberto a Mastella diciamo no grazie, abbiamo già dato”. Poi ha ribadito che la “ragione sociale” del Pd è quella di saper parlare a laici e cattolici, a moderati e anche a chi sta a sinistra dei democratici. “Un grande partito non è identitario. Dobbiamo aprirci e allargarci. Penso  a Sinistra e libertà e ai socialisti”.

Nel suo intervento alla Convenzione il ‘terso candidato’, Ignazio Marino ha spiegato le proprie ragioni. “Il mio ruolo, qualunque sarà il risultato del congresso, è quello di contribuire a un rinnovamento radicale”.”Siamo qui per affermare che noi ci siamo e ci saremo, con una identità finalmente chiara e un segretario forte del voto di milioni di cittadini”, ha detto.

Per il candidato chrurgo, “la vera questione sono i contenuti” e per questo bisogna dare “risposte chiare e nette”. Marino ha esortato a “dire senza esitare che adottiamo la laicità come metodo irrinunciabile”, a dire che “siamo per i diritti”, “dalla parte delle donne”, “no al nucleare” e poi “il ricambio condiviso della classe dirigente è indispensabile”.

“Dobbiamo dire senza esitare che adottiamo la laicità come metodo irrinunciabile di una politica aperta al confronto e disposta sempre al dialogo per arrivare a una decisione” ha aggiunto il ‘terzo candidato’ e dichiarato: “Noi democratici vogliamo una politica che sappia riattivare le speranze, che non cavalchi le paure per schiacciare le persone ai bisogni minimi, come fa la destra cacciando ogni il problema sotto il tappeto e giocando a montare una spirale di ansie difensive crescenti e finte risposte scenografiche”. “La politica democratica sta dalla parte dei deboli, protegge, ma ha l’ambizione, contagiosa, che ogni debole possa divenire forte. Questo è il senso dell’eguaglianza di cui parlavo all’inizio, un’eguaglianza che non appiattisce ma che potenzia e premia, che permette ad ognuno di rincorrere la propria personale felicità”.

Lo slancio ‘obamiano’ di Marino è andato avanti ed il medico ha citato la sua esperienza di chirurgo sottolineando che “la speranza è quella che ho visto negli occhi di Beppino Englaro e di tutti quanti si sono uniti in protesta contro una legge che minaccia il diritto della persona di poter scegliere quali terapie accettare o rifiutare. Un diritto sancito dall’articolo 32 della Costituzione, formulato nel 1947 da un giovane parlamentare della Dc di nome Aldo Moro”. “Per carattere – ha concluso – e formazione sono impaziente, non mi piace perdermi in chiacchiere, bado ai risultati, e voglio un Partito democratico che renda credibili e realizzabili le speranze delle persone”.

“Spero in un Pd che sappia imporre le sue priorità. Sembra banale, ma ci rendiamo conto che tanti cittadini, tante persone, non sanno quali sono le nostre priorità? Lo chiedo a Dario e a Pier Luigi: avete provato a chiedere a qualche militante o a un cittadino che simpatizza per noi quali sono i temi forti del Pd? Se non lo avete fatto voi consiglio di provare…” ha insistito con il suo discorso ‘irrituale’ Marino ed ha aggiunto: “Io vi dico le mie priorità, per titoli, che riprenderò nella campagna nelle prossime due settimane: il sapere attraverso la scuola e la formazione; l’economia verde, come obiettivo e come motore dello sviluppo; i diritti civili”.

“Permettetemi un breve parentesi – ha proseguito – su un argomento a cui, lo sapete tengo tantissimo. Io trovo che le primarie siano uno straordinario esempio di democrazia partecipata e sostengo il principio delle primarie sempre”, ma proprio per avere una grande partecipazione popolare al voto e per “garantire che queste vengano conosciute” da tutti gli elettori e che ciascuno possa parteciparvi in modo consapevole Marino ritiene importante che “venga organizzato un confronto a tre tra i candidati” per raggiungere “il maggior numero di italiani e diventi così il volano di questo straordinario momento di democrazia”.

Il ‘liberal’ italiano ha insistito: “Voglio un Pd che vince e che fa vincere le persone”. “Un partito aperto, delle persone che tiene “primarie sempre”. “Noi democratici vogliamo una politica che sappia riattivare le speranze. La politica democratica sta dalla parte dei deboli, protegge, ma ha l’ambizione, contagiosa, che ogni debole possa diventare forte”.

Per  Marino “i nostri militanti non hanno idee così diverse tra loro, sono i gruppi dirigenti che litigano e che mostrano divisioni che nulla hanno a che vedere con ciò che crediamo e molto a che vedere con le posizioni che ricoprono”. Nei dibattiti dei circoli “quasi sempre i nostri iscritti si sono trovati d’accordo tra di loro benchè appartenenti a mozioni diverse”. Il problema dunque “sono i gruppi dirigenti che litigano”. “Il mio ruolo e di tutti coloro che mi hanno sostenuto – ha aggiunto – qualunque sarà il risultato del congresso, è quello di contribuire a un rinnovamento radicale io credo che l’antipolitica sia da contrastare, ma dobbiamo iniziare da noi. Mi è parso – ha quindi proseguito – che intorno a Franceschini e a Bersani le mozioni si siano formate più per alleanze tra persone che per condivisione di progetti: una contrapposizione di persone, non una competizione di idee”. “Temo ancora oggi – ha aggiunto Marino – un partito che non decide e non incide, perchè troppi sono gli equilibri o gli equilibrismi dettati dalle correnti e dai personalismi”. Infine, Marino ha accennato alle polemiche sul tesseramento in alcune regioni del Sud, come Campania e Calabria: “Quel che è successo in alcune zone del Mezzogiorno non ha fatto male a me, ha fatto male a tutti noi, perchè proprio mentre abbiamo bisogno di riaffermare la libertà e chiamare alla responsabilità tutti i cittadini, li invitiamo invece ad abbassare la testa e a rispondere al comando dei capibastone”.

Sulle alleanze per il ‘terso candiato’ il Pd deve saper aprire le porte alle “energie della sinistra, alle forze socialiste, ambientaliste, radicali”. Per proporsi agli elettori come “alternativa credibile alla destra” il partito non può puntare alla vecchia Unione, che sarebbe “indigesta” per gli elettori. “Il Pd – ha spiegato – come somma delle identità riformiste, racchiuse nelle correnti, non sfonda elettoralmente e appare vecchio al punto di respingere chi ha aderito al progetto iniziale”.

Marino, senza fraintendimenti ha una sua ricetta: “Recuperiamo chi si è allontanato e chi se ne è andato, accogliamo più liberamente tutte le energie della sinistra e democratiche, le forze socialiste, ambientaliste e radicali. Costruiamo con loro un partito aperto, largo, con dentro posizioni più radicali e più moderate, e troviamo la sintesi delle scelte praticando la democrazia partecipata, chiamando gli iscritti e i militanti alla responsabilità del confronto e della decisione”.

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