Colf e badanti e la regolarizzazione mancata
Procedure discutibili, costi elevati, proteste e meno domande del previsto.
Potrebbero essere 300mila le domande di regolarizzazione per colf e badanti straniere arrivate al Viminale. I moduli richiesti ammontano a 333.804. Proprio negli ultimissimi giorni si è registrata un’impennata di richieste da parte dei datori di lavoro: 23mila lunedì scorso, 27mila martedì e già oltre 10mila alle 13 di ieri.
Le maggiori richieste sono arrivate per le colf (167mila), seguite dalle badanti (75mila, più 31mila richieste di badanti per altra persona). Il maggior numero di moduli richiesti (oltre 51mila, pari al 15% del totale) si sono avute nella provincia di Milano, seguono le province di Roma (38mila), Napoli (27mila) e Brescia (12mila). Le nazionalità più presenti sono quella ucraina (43mila, il 13% del totale) marocchina (quasi 40mila) e moldava (30mila).
Tuttavia, il provvedimento del governo, già discutibile perchè consente di ottenere il permesso di soggiorno ‘a pagamento’ solo per alcune categorie di lavoratori stranieri mentre altri in analoga situazione sono esclusi è stato aspramente criticato.
L’Adoc (Associazione per la difesa e orientamento consumatori) ha ritenuto “insufficiente” il numero di richieste arrivate e chiesto di prorogare i tempi della ‘sanatoria’ che scadevano ieri.
L’associazione ha sottoposto la questione al sottosegretario Carlo Giovanardi, “da sempre sensibile al tema badanti”. “Allungando i tempi, insistendo con una campagna d’informazione diffusa capillarmente tra le famiglie e dando il tempo ai pensionati di recuperare i soldi sufficienti per far mettere in regola tutti coloro che finora non hanno avuto la possibilità di farlo – ha spiegato il presidente dell’associazione, Carlo Pileri – si realizzerebbe un servizio utile alla società , allo Stato, alle famiglie e alle lavoratrici irregolari”.
Per l’associazione “se venisse sanata la posizione di tutte le badanti irregolari lo Stato incasserebbe oltre 400 milioni di euro per tasse e contributi e risparmierebbe enormemente sui costi del servizio sanitario nazionale e sugli investimenti delle Regioni, che in materia di assistenza sono molto carenti”. CI sarebbe da aggiungere che oltre ad i ‘vantaggi’ economici, forse sarebbe anche importante la legalizzazione delle posizioni di persone che sono tenute ‘in nero’ dai propri datori di lavoro ‘italiani’.
Intanto l’associazione Dhuumcatu, che si batte per i diritti degli immigrati, ha fatto sapere di aver presentato al Tar la richiesta di annullamento del provvedimento del ministero dell’Interno che stabilisce la procedura telematica come modalità esclusiva per la regolarizzazione di colf e badanti.
L’associazione ha segnalato alcune “irregolarità ” nelle procedure telematiche per la presentazione delle domande, che impediscono “alle persone giuridiche menzionate nella circolare dell’Inps, di accedere a tale procedura e presentare la dichiarazione di emersione”.
L’associazione ha detto anche di aver presentato un esposto al Quirinale e al ministero dell’Interno, lamentandosi del “silenzio del governo e delle istituzioni alle tante richieste di modifica di una norma che si sta rivelando contraddittoria fra l’azione della pubblica amministrazione e il fine da raggiungere”.
Paolo Ferri, segretario delle Acli di Milano ha detto: “La stragrande maggioranza di domande ha riguardato le badanti. Mentre per le colf, il fatto di dover lavorare almeno 20 ore a settimana è stato spesso un requisito impossibile da soddisfare. Quasi tutte sono infatti impiegate soltanto per circa cinque o sei ore”.
Giuseppe Vallifuoco, del centro immigrati Cgil del capoluogo lombardo ha aggiunto: “Gli esperti si aspettavano 55mila richieste a livello provinciale e 600mila in tutto il Belpaese. Tre gli elementi che hanno frenato di più: il requisito del reddito di 20mila euro, quello delle 20 ore lavorative e la difficoltà per molti anziani di inoltrare i moduli on-line. La domanda è che cosa succederà da giovedì per tutte le colf e badanti che per vari motivi non sono riuscite a chiedere di essere regolarizzate”.
Il governo, da parte sua, non ascolta ragioni. Il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, ha dichiarato: “Per alcuni tutto quello che fa il governo è un fallimento”, ma”quando ci fu la regolarizzazione nel 2002 ottenemmo una cifra analoga” alle 260 mila persone di oggi: “siamo riusciti a farne emergere altrettanti: per me è un successo”. Le domande previste erano tra le 500 e le 700mila.
Il ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni, è dello stesso parere. Per lui nel caso della regolarizzazione di colf e bandanti “non c’è alcuna possibilità di fare proroghe, è una norma che si conosce da tempo, si sa quali sono le scadenze, le modalità e le condizioni, questa finestra per la regolarizazione si chiude oggi”.
Sul numero basso di richieste rispetto alle aspettative, il ministro ha aggiunto: “Si sono fatte delle stime assolutamente a casaccio, 500mila, 400mila, 700mila, un milione. Questa norma è stata fatta proprio per fare emergere un fenomeno che non era conosciuto, quello del lavoro nero delle badanti e delle colf, quindi basarsi su una stima per dire che è stato un successo o un flop è una cosa assolutamente sbagliata”.
Maroni, sostenendo che il fenomeno “non era conosciuto”, lascia interdetti, perchè da anni è noto a tutti i cittadini italiani che lavoratori stranieri lavorano come colf e badanti.
Poi con tono minaccioso il ministro ha concluso: “Chi non ha voluto usufruire di questa norma avrà deciso di continuare nel lavoro irregolare e quindi sarà soggetto alle sanzioni previste dalla legge”, arrivando a toccare livelli irragionevoli di demagogia, perchè risulta illogico che chi ha la possibilità di sanare al propria posizione non lo faccia per responsabilità proprie. In realtà alcuni requisiti richiesti ed il costo della procedura hanno impedito la presentazione di un numero inquantificabile di domande.
Giovanna Melandri, responsabile Cultura del Pd, ha detto: “Il ministero dell’Interno si attendeva un flusso di domande decisamente superiore. Le stime ministeriali ipotizzavano 500 mila domande, mentre quelle sino ad oggi (ieri, ndr) presentate attraverso la procedura telematica sono 260 mila, dunque circa la metà di quanto atteso”. “Il provvedimento – ha proseguito Melandri – era parso, sin dall’inizio, agli operatori del settore inefficace e farraginoso ed ora abbiamo la conferma del parziale fallimento della regolarizzazione. Il problema dell’attuale esecutivo non è quello delle frequentazioni delle escort da parte del presidente del Consiglio, ma la pochezza e l’incapacità con la quale puntualmente il governo agisce ogni qual volta si trovi ad affrontare una delle grandi emergenze del Paese”.


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