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Alstom: il ratto del manager

Autore: . Data: mercoledì, 7 ottobre 2009Commenti (0)

Palazzo e giornali raccontano il teatrino dei partiti ed il Paese in crisi rischia di esplodere.

operaiPer nulla come un fulmine a ciel sereno, ieri si è verificato il primo episodio di ‘ratto del manager’ in Italia. E’ avvenuto nello stabilimento dell’Alstom di Colleferro, in provincia di Roma. Un gruppo di lavoratori ha ‘trattenuto’ alcuni dirigenti dell’azienda nella sede della direzione.

Paolo Caviglia, della Rsu Cgil ha detto ad un certo punto: “Non permettiamo a nessuno di uscire”. Il sindacalista ha quindi aggiunto: “Abbiamo ricevuto questa mattina una visita da parte della direzione generale dell’Alstom. Abbiamo avuto con loro un incontro nel quale ci hanno ribadito che in assenza di commesse di lavoro questo stabilimento ha poca vita. Lo scenario potrebbe cambiare con una apertura di gare d’appalto e, naturalmente, in possibilità di vittoria. Noi lavoratori abbiamo avuto una reazione: abbiamo fermato le attività e abbiamo fatto un presidio davanti alla direzione non facendo uscire nessuno”.

Lo stabilimento in lotta è di proprietà della francese Alstom, un gruppo industriale di costruzioni meccaniche specializzato in ingegneria ferroviaria, navale, costruzioni di centrali per la produzione di energia e reti per la distibuzione di elettricità. E’ famosa nel mondo per i suoi ‘gioielli’, ovvero il treno ad alta velocità TGV ed il transatlantico Queen Mary 2. In Italia il gruppo occupa 2.500 lavoratori, impegnati negli stabilimenti di Sesto San Giovanni, Savigliano, Bari, Bologna, Verona e Colleferro.

Nella cittadina laziale si costruiscono vagoni per i treni e nella fabbrica lavorano 200 persone. Mario Cacciotti, sindaco del comune che ospita l’azienda, ha spiegato: “Gli animi sono esasperati perché oggi (ieri, ndr), nel corso di una riunione, è stato comunicato ai dipendenti che lo stabilimento ha nove mesi di vita”. Poi ha aggiunto: “Non c’è nessun sequestro dei manager. Manager e lavoratori sono fuori dallo stabilimento perchè all’annuncio i dipendenti sono scesi in sciopero”.

Le parole del Primo cittadino sono un ulteriore segnale dell’incapacità della politica nel saper affrontare e tantomeno descrivere gli avvenimenti. Tutto si edulcora, si trasforma, si rende impalpabile e neppure si capisce più il perchè.

E’ evidente che i dipendenti della Alstom non hanno pensato di ‘segregare’ il vice-presidente francese delle risorse umane  Bruno Juillemet, il direttore del personale di Milano, Francesca Cortella, e Riccardo Pierobon dell’ufficio comunicazione, i tre manager ‘trattenuti’..

Altrettanto evidente è che il silenzio tombale con il quale i media nascondono la crisi che sta devastando il tessuto industiale del Paese, la totale assenza di provvedimenti governativi a sostegno della produttività, l’inesistenza dell’opposizione e la catastrofe occupazionale inducono i lavoratori ad azioni di lotta sempre più dure. Dalle guardie giurate sul Colosseo a Roma ai dipendenti della Innse che si sono arrampicati su una gru, gli episodi di protesta ‘anomala’ potrebbero diventare il ‘leitmotiv’ dei prossimi mesi.

Durante il ‘blocco dell’uscita’, Pierobon commentando dall’interno della Alstom la situazione ha dichiarato: “Siamo qui da stamani e non abbiamo ancora avuto necessità di uscire dalla fabbrica. Abbiamo tranquillizzato carabinieri e polizia che non siamo stati sequestrati. Volevamo sdrammatizzare, non c’è stato alcun tipo di intimidazione o violenza nei nostri confronti. Al momento è in corso una legittima e civile dimostrazione da parte degli operai”. Poi ha aggiunto: “È vero c’è una protesta davanti all’azienda di Colleferro, ma noi siamo venuti per una riunione del sindacato internazionale di Alstom. La riunione parte domani (oggi, ndr), ma siamo già tutti qui perchè oggi siamo venuti a visitare la fabbrica”.

Interessanti per capire non solo la situazione specifica della fabbrica, ma il problema in generale, alcune considerazioni espresse da Fanella, Giorgio Ambrogioni, presidente di Federmanager e dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi.

Il sindacalista della Alstom ha sostenuto: “Se si fa un atto eclatante ti danno ascolto. A comportarsi bene non si arriva da nessuna parte, per questo, abbiamo deciso di forzare un pò la mano. È due anni che questa trattativa va avanti ed oggi hanno detto che se tra 9 mesi non arrivano commesse si chiude. I manager sono ancora nella stanza, ma non c’è nessuno che è legato o preso sotto tiro”.

Ambrogioni, da parte sua, ha rilevato che l’episodio di Colleferro “è un fatto molto grave che non può e non deve essere sottovalutato” ed aggiunto: “Non c’è ragione che possa giustificare il ricorso a forme di intimidazione o violenza verso professionisti aziendali che fanno il loro dovere con grande senso di responsabilità ed attuando direttive decise a ben altri livelli”. Mostrando una preoccupazione probabilmente frutto del clima generale che si respira nel mondo del lavoro, il rappresentante dei manager ha concluso: “E’ fondamentale che le rappresentanze sindacali facciano prevalere senso di misura e di responsabilità. Non è certamente in questi modi, che possono peraltro determinare pericolose escalation, che si affrontano e risolvono le difficoltà di una azienda”.

A rendere evidente il perchè di una situazione che rischia di finire fuori controllo ed l’assoluta inadeguatezza della classe politica nazionale le parole di Sacconi. Il ministro, col tradizionale linguaggio del Palazzo ed ignorando la gravità delle durissime ripercussioni che la crisi sta producendo nella società italiana, ha mostrato subito l’ormai abituale  Riferendosi alla ‘vigorosa’ scelta di lotta dei lavorato della Alstom ha sostenuto che Il sequestro “non potrebbe essere accettato perchè si tratterebbe di violenza sulle persone in un Paese che ha conosciuto il terrorismo”, mescolando cose tra loro del tutto diverse, perchè associare iniziative palesemente pacifiche organizzate per la difesa del posto di lavoro alle azioni criminali delle Brigate rosse è pura demagogia.

Dopo aver lanciato il sasso, Sacconi ha aggiunto che però l’episodio è “un tentativo di drammatizzazione mediatica che non può essere assecondato perchè costituirebbe un pericoloso precedente”, negando che esiste un problema generale serio, che va affrontato per davvero e non con proclami e annunci.

Infine il titolare del Lavoro ha mostrato di non avere nulla da proporre, se non il tradizionale politichese da Palazzo: “Ho potuto appurare tramite il Ministro dell’Interno che per fortuna la libera circolazione dalla e per la fabbrica è garantita da una presenza di carabinieri. I lavoratori e le loro organizzazioni hanno sedi dove far valere le legittime ragioni e stiamo seguendo la situazione della Alstom di Colleferro come quella della Tenaris di Bergamo o come quella di tante altre aziende purtroppo investite dai problemi della crisi”. Sacconi in concreto non ha detto nulla, specialmente alla luce delle parole pronunciate dal sindacalista e dal rappresentante dei manager, che in modo differente hanno descritto non solo il disagio delle categorie che rappresentano, ma anche descritto una situazione che media e politica continuano ad ignorare.

In modo particolare, poi,  Massimiliano Smeriglio, assessore alle Politiche del Lavoro e Formazione della Provincia di Roma ha aperto una voragine sull’attività governo. Ha dichiarato il rappresentante dell’Ente locale: “Siamo molto preoccupati dallo stato delle trattative a Colleferro. Auspichiamo una ripresa tempestiva delle trattative per evitare che un episodio di lotta possa sfociare in gesti pericolosi”. “Ci auguriamo soprattutto – ha concluso Smeriglio – che il ‘tavolo’ presso il ministero dello Sviluppo Economico venga ripreso il prima possibile e che non porti a una declassificazione del polo manutentivo di Colleferro ma conduca, invece, alla creazione di un polo nazionale manutentivo del materiale rotabile tale da riqualificare tutta l’area e scongiurare il pericolo di una ulteriore perdita di posti di lavoro”.

Le trattative tra i lavoratori della fabbrica laziale, la direzione aziendale e le istituzioni saranno probabilmente complesse. Ma questa vicenda permette di capire che si sta aprendo l’autunno caldo del 2009. Se il governo, i rappresentanti dei lavoratori, quel che resta dei partiti dell’opposizione non interverranno immediatamente, ognuno in rapporto alle proprie responsabilità, per affrontare la crisi la situazione si farà progressivamente sempre più difficile. E questo è un rischio che il Paese non può correre.

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