cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » cronaca
Regola la dimensione del carattere: A A

Rinviata la manifestazione per la libertà di stampa

Autore: . Data: venerdì, 18 settembre 2009Commenti (0)

Una decisione incomprensibile, giustificata dalla terribile strage di Kabul.

morteL’iniziativa promossa dalla Fnsi, il sindacato dei giornalisti, ed alla quale hanno aderito moltissime associazioni della società civile e singoli cittadini era senza ombra di dubbio una scelta tardiva ed anche vagamente ipocrita.

Adesso a causa della strage di soldati italiani a Kabul è stata anche rimandata e non se ne comprende il motivo, perchè proprio l’Afghanistan è da anni al centro di uno scandaloso meccanismo di informazione drogata, che ha nascosto ai cittadini italiani la realtà di un Paese travolto da una guerra molto più estesa di quanto non si dica, con un governo nazionale del tutto incapace di rispettare le regole democratiche e dove l’integralismo talebano trova forza sempre maggiore a causa di scelte politico-militari del tutto incapaci di avviare un processo di pacificazione serio.

Sul sito di ‘Articolo 21′ si legge a poche ore dalla strage: “E’ il momento del lutto. Tutto, in questa fase e in questi momenti, passa in secondo piano. Articolo 21 è abituata, come associazione, a rispettare il silenzio e il dolore che da questa mattina grava su tutti noi. Sei militari italiani morti nell’attentato. Certamente è bene aprire la discussione sulla manifestazione nazionale che anche noi stiamo organizzando a Roma per la libertà dell’informazione. Ci affidiamo alle decisioni che in merito alla manifestazione vorrà prendere la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, e tutti noi siamo vicini al dolore delle famiglie colpite dal lutto di questo attentato che, in ogni caso, ci dice che in Afghanistan siamo ancora davvero lontani dalla pacificazione”.

Non si comprende la relazione tra ‘libertà di stampa’ e ‘lutto’, tra esercizio dei diritti civili e dolore per la morte non solo di soldati italiani, ma di decine ‘di esseri umani’. Non pare infatti esista una gerarchia definita dai passaporti quando in un conflitto soldati, cittadini, donne, bambini perdono la vita. In Aghanistan, Iraq, Somalia ed in molti altri luoghi del pianeta si muore ogni giorno, per guerra, fame, malattie e povertà. Sarebbe stato bene che almeno nei comunicati Fnsi, Articolo 21 ed altri ricordassero a fianco dei poveri soldati italiani anche gli almeno dieci cittadini afgani ammazzati. Anche perchè le nostre truppe dovrebbero essere lì per garantirne la libertà.

La libertà di stampa è il più importante dei diritti civili, perchè informare significa poter fornire ai cittadini la materia prima che forma la coscienza e permettere in questo modo la circolazione di consapevolezze indispensabili per decidere, scegliere, esistere e votare.

Non è da oggi che in Italia questo diritto è limitato. Forse, volendo cercare una data, si può dire che il 20 ottobre 1984 fu Bettino Craxi a decretare l’inizio di questa sciagura, autorizzando, in violazione delle leggi, la trasmissione simultanea su tutto il territorio nazionale di un segnale video.

Sono allora venticinque anni che il problema esiste. Da quel tempo si discute, si analizza, si valuta… e non si fa nulla. Intanto, una intera generazione è stata nutrita non solo di informazione palesemente di parte, ma, peggio, da una pasticciata miscela di interessi commerciali, contenuti dozzinali, simbologie fasulle, demagogia e provincialismo.

Per la manifestazione che avrebbe dovuto tenersi sabato il Partito radicale è stata l’unica forza politica che per l’occasione ha avuto il coraggio e la forza di eprimere posizioni chiare, rifiutando di partecipare alla ‘celebrazione’ rimandata a data da destinarsi.

In una intervista a ‘il Manifesto’ Emma Bonino ha detto: “E’ paradossale che i principali aderenti siano gli stessi che hanno concorso negli anni alla lottizzazione dei centri del potere informativo, a partire dal servizio pubblico radiotv, all’insegna di un baratto permanente tra i vertici della partitocrazia”.

La considerazione della parlamentare radicale è corretta, perchè è innegabile che anche la sinistra abbia partecipato fin dagli anni settanta alla lottizzazione della Rai, indicando propri candidati e facendo in modo che altri fossero esclusi dalla direzione di reti, tg e giornali radio.

Ha aggiunto Bonino a proposito della spartizione del servizio pubblico: “Un baratto del quale sono stati attori e beneficiari le organizzazioni della sinistra ufficiale, dal Pci in giù, e al quale hanno partecipato gli editori della cosiddetta stampa progressista, utilizzando il quarto potere per difendere interessi illegittimi contro l’interesse generale. Uno scempio del quale Berlusconi è degno continuatore. Perchè è indiscutibile che l’occupazione televisiva da parte sua ha raggiunto livelli parossistici, ma non è nè il primo nè il solo responsabile. Ha trovato un vuoto di democrazia che ha potuto facilmente occupare, anche grazie alle consolidate pratiche spartitorie in corso da anni”.

Il problema della ‘libertà di informazione’ è oggi il punto centrale intorno al quale si allarga la ragnatela che sta lentamente avvolgendo e immobilizzando la democrazia italiana. I cittadini non sono letteralmente ‘al corrente dei fatti’ e solo una piccola parte più sensibile del Paese è in grado di procurarsi notizie che abbiano un minimo fondamento di verità. La decisione di ‘rispettare il lutto’ e di difendere ‘un’altra volta’ la libertà di stampa dimostra quanto sia flebile la spinta civile nel mondo dell’informazione italiana.

Nella sua conversazione con ‘il Manifesto’ Bonino ha aggiunto di volere il “definitivo rientro nella legalità del nostro Paese, a cominciare dalle norme sull’informazione tv. Sono decenni che noi radicali denunciamo, in solitudine, l’attentato in corso ai diritti civili e politici dei cittadini. Abbiamo ottenuto decine di pronunciamenti da parte delle autorità competenti. E però, grazie all’indifferenza della magistratura ordinaria, la partitocrazia si è sembre sottratta alla responsabilità istituzionale, politica e culturale rispetto alla sistematica violazione di leggi e regolamenti. Anzi, in questa legislatura Pdl, Pd, Udc, Lega e Idv insieme sono arrivati a sospendere per nove mesi le garanzie costituzionali di controllo parlamentare del sistema radiotv, senza che nessuno – meno che mai la Federazione della stampa che ha indetto la piazza del 19, nè l’Ordine dei giornalisti – prendesse un’iniziativa che non fosse strumentale agli interessi di questa o quella fazione politica o corporativa. Allora: le tribune politiche, e quelle dell’accesso che sono un obbligo, le vogliamo ripristinare?”.

La responsabilità della crisi del sistema informativo italiano non è solo dei ‘poteri forti’, di Berlusconi o del mondo politico. Non ci sarebbe alcuna lottizzazione senza giornalisti che si lasciano lottizzare, così come non circolerebbero notizie manipolate se i reporter si rifiutassero di diffondere materiale non aderente alle realtà dei fatti.

Richiamando la cronaca più recente, la parlamentare radicale ha voluto correttamente allargare il tema a quello più complesso dei diritti civili ed ha insisito: “Gli attacchi concentrici cui sono stati sottoposti Boffo e Fini hanno tutto il sapore di quello che la stampa anglosassone chiama “character assassination”, quella tecnica per cui si “massacra” una persona per massacrarne idee e opinioni. Per noi radicali un déjà vu perchè da anni lo subiamo. Questo killeraggio avveniva tipicamente nei regimi totalitari, di destra o di sinistra. Quindi non segnalano solo un salto di qualità del conflitto d’interesse solamente – sarebbe riduttivo – ma dell’erosione dello stato di diritto e della legalità che perdura nel nostro Paese”.

InviatoSpeciale era molto scettico sulla manifestazione organizzata da Fnsi e altri, ma senza aderire in modo ‘pubblico’ aveva deciso di partecipare. Sapevamo bene che tra i dimostranti non sarebbero stati pochi quelli che quotidianamente, per la professione che svolgono, omettono fatti, li distorcono, sono sensibili ad ‘aggiustare’ la realtà per favorire la propria carriera. Adesso dopo questa ultima decisione i dubbi sono diventati certezza, perchè un rinvio motivato dal cordoglio per una strage tragicamente annunciata da uno stillicidio di uccisioni che dura da mesi testimonia non solo l’inadeguatezza di chi si è accorto dopo anni dello situazione, ma mostra la colpevole reticenza di una categoria che forse avrebbe dovuto non solo confermare l’appuntamento, ma allargarne le tematiche alla questione della pace.

La violenza contro i diritti dei cittadini italiani è avvenuto con il concorso più o meno attivo di tutte le parti poltiche, ed ora bisogna rimediare, perchè la democrazia nel Paese è davvero a rischio e non c’è molto tempo prima dell’affondamento definitivo del bastimento.

Tuttavia, trovato un responsabile, individuato il mandante e valutato il danno, c’è da indicare senza timore all’opinione pubblica anche un altro soggetto: il complice.

Quel complice è il giornalismo stesso, almeno una parte del giornalismo italiano. I nostri quotidiani, i telegiornali, i giornali radio, le pubblicazioni on line non si fanno da soli, non c’è un miracoloso software che produce reportage, articoli, inchieste, servizi vari in placida e piacevole autonomia.

Dietro il prodotto informativo ci sono esseri umani, con un passaporto ed un tesserino rosso: i giornalisti. Quando si pubblica una notizia, come avviene sistematicamente per l’Afghanistan, e si deforma la realtà c’è un cronista che ‘sbaglia’. Quando si affianca ad un articolo sulla guerra in Somalia (rarissimo) o su una strage in Iraq un servizio fotografico sull’ultima ‘velina’ seminuda c’è un capo che l’ha deciso.

In Italia l’accesso alla professione giornalistica avviene senza alcuna trasparenza, spesso grazie ad un gran numero di scuole che poco formano, o in virtù di ‘amicizie’, ‘protezioni’, ‘appartenenze’ e si deve avere il coraggio di dire che il meccanismo è malato.

Quando modelli comportamentali e professionali tendono a costruire una ‘casta’, che coi suoi riti e i suoi più o meno frequentati salotti, separa il giornalista dalla società e rende il dibattito politico di questo Paese, già di suo inquietante, un teatrino di ‘retroscena’, si deve avere il dovere di aprire un colossale dibattito autocritico sul giornalismo nazonale.

Nulla ha impedito alla Rai di ‘anticipare’ il Tg1 delle 13,30, per esempio, e ‘per cordoglio’ di sospendere ‘La prova del cuoco’, nella quale il ‘lutto’ coincideva con un coniglio cucinato in modo bizzarro o con un dessert di zucca e lamponi.

Ma in Italia l’ottica di una telecamera rende prevalente l’abbronzatura sul messaggio, la dimensione di una scrivania diventa decisiva al posto della descrizione di un fatto e un giornale, invece di investigare e trovare risposte, propone domande a chi dovrebbe essere inchodato alle proprie responsabilità e non messo in condizione di evitare persino di spiegare quello che è più evidente persino dell’esistenza del sole.

Sarà impossibile limitare la libertà di stampa solo quando i giornalisti impareranno a non farsi limitare, manifestazioni comprese. I dirtitti civili sono per loro stessa natura impegno dei cittadini al loro rispetto, non concessione da parte del Potere.

Era giusto manifestare, allora, e sbagliavano i radicali nella scelta di non partecipare alla manifestazione. L’Fnsi e gli altri hanno pensato bene di ‘sospendere’ tutto, dando ragione a chi diffidava.

Ormai è chiaro che solo se saranno i cittadini a chiedere il rispetto delle regole potrà riaprirsi una discussione seria sulla libertà di stampa. Se invece sarà la ‘sottocasta’ degli informatori di professione a mostrarsi al ‘pubblico’ per invocare regole corrette si rimarrà al palo, perchè vorra dire che il corporativismo di una categoria è solo alla ricerca di garanzie per se stesso e non per restituire ad un popolo intero il diritto inalienabile alla conoscenza.

Roberto Barbera

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Lascia un commento

Usa il modulo sottostante per commentare. Se sei già registrato, effettua il log-in. Puoi anche abbonarti ai commenti di questo articolo via RSS.

Tag HTML consentiti:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008