Le elezioni tedesche e la sinistra italiana
I risultati della consultazione permettono alcune riflessioni.
Le elezioni tedesche potrebbero essere un motivo di riflessione per la sinistra italiana. Certo, la Repubblica federale è un Paese ‘normale’, abitato da cittadini consapevoli, non esiste il monopolio televisivo, i giornali sono indipendenti ed i politici sono sottoposti a controlli.
Si pensi solo che Helmut Kohl, il Cancelliere ‘artefice’ dell’unificazione delle due Germanie e secondo solo al leggendario Otto von Bismarck per quanto concerne la durata del suo mandato a capo del Governo, è drasticamento sparito dalla scena politica dopo che furono scoperti una serie di scandali sul finanziamento del suo partito, la Cdu.
Poi, nel 2003 venne alla luce un compenso di 300mila euro pagato a Kohl da Leo Kirch, proprietario di un canale televisivo privato, per una ‘consulenza’ e siccome l’editore aveva potuto espandere il proprio impero grazie alle riforme promosse dal Cancelliere negli anni ’80 per lui la politica è diventato un ricordo ed è ricomparso solo di recente per sostenere Merkel..
Domenica si è votato in Germania ed i giornali hanno immediatamente descritto i risultati come una vittoria della ‘destra’. In realtà le cose stanno un po’ diversamente. Alle elezioni del 2005 in mancanza di altre possibilità i due avversari di sempre Spd, socialdemocratici, e Cdu-Csu, centristi cristiani, dovettero accettare la formazione di un governo unitario, chiamata Grande coalizione.
Il ‘compromesso’ non è mai stato gradito agli elettori ed i socialdemocratici, a causa di quella scelta, hanno visto prima uscire dal partito una consistente area di sinistra e poi pagato il prezzo di una strategia opaca e senza caratteri definiti.
I risultati di domenica hanno segnato la crescita dell’astensionismo, passato dal record negativo del 2005, il 77,7 per cento, ad un nuovo primato, il 72,5.
I due protagonisti della ‘Grande coalizione’ hanno perso entrambi. La Cdu-Csu è passata dal 35,2 delle scorse consultazioni al 33,8, mentre l’Spd ha avuto un vero tracollo, scendendo dal 34,2 del 2005 al più basso risultato dalla fne della Seconda guerra mondiale, il 23 per cento. Si deve tener presente che già nelle elezioni che diede vita alla Coalizione i due protagonisti avevano perso, scendendo la Cdu-Csu di 3,3 punti e l’Spd di 4,3.
Sia nel 2005 che oggi i socialdemocratici rifiutano qualunque accordo con la sinistra socialista, che viene chiamata Linke. Questa decisione ha portato i socialisti a crescere negli anni ed a radicarsi in tutto Paese, mentre subito dopo la riunificazione erano presenti solo nella ex Germania orientale.
Domenica la Linke ha raggiunto l’11,9 per cento, mentre era all’8,7 nel 2005 ed al 4 per cento nel 2002. I Verdi, altro partito d’opposizione e di area di sinistra, sono passati dal 8,1 al 10,7.
La vera sorpresa però è rappresentatata dai liberali dell’Fdp, arrivati al 14,6 per cento, mentre erano al 9.8 del 2005.
Le cose che debbono essere osservate sono due. La prima è che la Germania federale è stata per quasi tutta la sua storia un Paese quasi bipartitico e dopo l’unificazione il Pds, l’ex partito comunista della parte orientale, era radicato nel suo territorio di origine e rappresentava i tedeschi che ritenevano di essere stati ‘annessi’ dalla parte occidentale. Oggi il bipartitismo è finito defintivamente.
La seconda è che Merkel non ha vinto perchè ha mantenuto le promesse, ma per il contrario. Il Wall Street Journal ha sostenuto che la sua nuova investitura a Cancelliere si deve alla non attuazione del progrmma presentato nel 2005 e che prevedeva tagli durissimi alle tasse e ad al famoso stato assistenziale germanico. Dopo la formazione della Grande coalizione Merkel ha invece scelto una politica moderata, non lontana da quella dei socialdemocratici.
Così i socialdemocratici si sono ritrovati a subire le pressioni di chi voleva scelte più coraggiose ed Cancelliere ha guadagnato la fiducia dei meno liberisti. I nuovi protagonisti della scena, i liberali dell’Fdp, hanno vinto non perchè credono nella ‘centralità del mercato’, ma per la stanchezza di molti per il clima ‘consociativo’ imposto dalla Coalizione.
Oggi una nuova alleanza governerà il Bundestag quella tra Cdu-Csu e Fdp. Ma cosa potrebbe accadere? Se Merkel tenterà di recuperare la visione liberista, imponendo una svolta di destra (cercata dall’Fdp) e tagliando lo stato sociale, i tedeschi non accetteranno la cosa e le toglieranno il consenso, gaudagnato perchè ‘moderata’ e non ‘radicale’. Se manterrà la sua linea non potrà facilmente mediare coi nuovi alleati, che se non otterranno una svolta saranno puniti in fretta.
In tutti e due i casi il ‘dogma’ della non alleanza tra Spd, Linke e Verdi sembra al tramonto e nelle elezioni regionali è possibile che una politica più ‘di sinistra’, specialmente con la crisi finaziaria in atto, possa portare alcuni Lander a sostituire la leadership del centro destra con la sinistra. Siccome il Lander a loro volta nominano i rappresentanti del Bundesrat, la seconda Camera tedesca, in quella potrebbe affermarsi una maggioranza diversa da quella che sostiene il governo centrale.
I partiti della sinistra italiana dovrebbero guardare al ‘laboratorio’ tedesco, che pur con una storia federalista, ha sconfitto il bipartitismo, rifiutato il consociativismo e punito duramente lo spostamento al centro della socialdemocrazia. La sinistra socialista a sua volta è stata capace di trovare la capacità di unirsi, di rappresentare le fascie sociali più deboli, i giovani, gli intellettuali. I Verdi non hanno smarrito la strada e salgono nel consenso degli elettori.
L’Spd è stato battuto duramente perchè non ha saputo innovare se stesso, ritrovare la propria anima storica ed associarle i grandi temi e problemi del nuovo millenio.
La volontà di ‘semplificare’ che si vuol far vincere in Italia in Germania è defunta, perchè le società complesse hanno bisogno di allargare gli spazi della politica e non di circoscriverli a megacoalizioni senz’anima e senza ideali.
I prossimi anni saranno per la Gemania un banco di prova per ritrovare a sinistra una strategia capace non di vincere le elezioni, ma utile per trovare nelle diversità delle sue coponenti un modello che permetta la difesa dei diritti dei cittadini ed uno sviluppo equo e sostenibile. Diverso è il futuro per Merkel e Fdp, perchè rappresentano una cultura politica ‘pre-crisi’ e ‘liberista’, per cui o sapranno cambiare strada o la vittoria di oggi sarà la sconfitta certa di domani.


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