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Le carceri esplodono

Autore: . Data: lunedì, 14 settembre 2009Commenti (0)

La Polizia penitenziaria sull’orlo del collasso. Il governo è immobile.

detenutiDonato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) ha chiesto energicamente un intervento serio dell’esecutivo per affrontare la gravissima situazione delle carceri italiane.

Per il rappresentante dei poliziotti penitenziari sarebbe auspicabile che il governo si facesse promotore di una assemblea nazionale interamente dedicata alla giustizia, da tenersi entro la fine del mese di settembre 2009 a cui far partecipare esperti ed operatori del settore, dal quale trarre utili spunti per l’annunciata riforma del processo penale e quella, urgente e non più rinviabile, del sistema penitenziario nazionale”.

Capece ha aggiunto: “Riunire attorno allo stesso tavolo le varie categorie professionali che gravitano nel mondo della giustizia – magistrati, avvocati e Polizia penitenziaria, ad esempio – sarebbe già un buon risultato. Se poi si riuscisse -aggiunge- a formalizzare nuove linee guida da sottoporre al parlamento a partire dalle quali ‘ricostruire’ i sistemi giudiziari e penitenziari del Paese sarebbe indubbiamente un ottimo successo”

Il segretario del Sappe ha aggiunto: “Ritengo che costituire un tavolo di approfondimento che esami realtà e prossimi interventi per il sistema della giustizia e per il pianeta carcere in particolare dovrebbe essere prioritario nell’agenda del ministero della Giustizia” e sottolineto come “a tutt’oggi non ci risulta che classe politica e governativa che si sono avvicendate nella guida del Paese abbiano fatto seguire all’indulto i necessari interventi strutturali sull’esecuzione della pena, che garantiscano la giusta sanzione a chi commette reati soprattutto a tutela delle vittime della criminalità e che rendano la pena uno strumento efficace per ripagare la società del reato commesso. A cominciare dall’individuazione di provvedimenti legislativi che potenzino maggiormente l’area penale esterna e dall’incremento degli organici della Polizia Penitenziaria, unico Corpo di Polizia cui affidare completamente l’esecuzione penale esterna a tutto vantaggio della cittadinanza, destinando le unità di Carabinieri e Polizia di Stato oggi impiegate in tali compiti nella prevenzione e repressione dei reati, specie di quelli di criminalità diffusa”.

Il sindacalista poi ha ricordato: “Dispiace infatti che proprio dopo l’indulto non vennero programmati dal Governo Prodi quegli interventi strutturali per il sistema carcere – chiesti anche dal Capo dello Stato Napolitano – necessari per non vanificare in pochi mesi gli effetti di questo atto di clemenza. Ma ci sembra che anche il Governo Berlusconi tentenni sul fronte delle riforme penitenziarie, come attesta drammaticamente il fatto che oggi l’Italia ha raggiunto un record di detenuti – con oltre 64mila presenze -, il più alto numero mai registratosi nella storia del Paese. Noi continuiamo a parlare della necessità di individuare provvedimenti concreti di potenziamento dell’area penale esterna, che tengano in carcere chi veramente deve starci, e di potenziamento degli organici di Polizia Penitenziaria cui affidare i compiti di controllo sull’esecuzione penale. Di un maggior ricorso all’area penale esterna, destinando i soggetti a misure alternative alla detenzione e impiegandoli in lavori socialmente utili non retribuiti. Di una revisione della legge sugli extracomunitari che permetta espulsioni più facili piuttosto che la detenzione in Italia. Approvato l’indulto, era davvero necessario ‘ripensarè il carcere. Dobbiamo però constatare che nulla di tutto ciò è stato fino ad oggi fatto. Mi auguro non si perda ulteriore tempo prezioso”.

Intanto l’Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria (Osapp) ha lanciato un allarme per la situazione dell’ex super carcere di Trani “dove da oltre una settimana solo pochissimi agenti rimasti in forza al penitenziario mantengono con una dura prova fisica la sorveglianza sulle oltre 280 detenuti”.

In una nota il segretario generale aggiunto del sindacato, Domenico Mastrulli, ha affermato che analoga situazione si verifica nel carcere femminile “dove chi ci rimette giorno dopo giorno è la polizia penitenziaria femminile”.

Per la carenza di organico, sono state “revocate tutte le licenze programmate dei poliziotti, posticipati riposi e diritti contrattuali” con “turni di 13 e 15 ore continuative nei settori detentivi dove la tensione si taglierebbe a fette”.

Mastrulli ha definito “esplosiva la situazione” e denunciato “l’abbandono della stessa amministrazione regionale e centrale del dipartimento”.

La gravità delle situazione nelle carceri italiane è un altro di quegli argomenti che raramente trovano spazio sulls stampa nazionale, mai in televisione, con la conseguenza che l’opinione pubblica ignora lo stato delle cose.

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