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Lavoro agricolo per il recupero dei detenuti

Autore: . Data: venerdì, 18 settembre 2009Commenti (0)

Un progetto che potrebbe offrire una chance seria per il reinserimento.

carcereIl lavoro agricolo rende più liberi, anche all’interno delle carceri, e può diventare occasione di riscatto nella vita, sia dentro, sia fuori le mura. Con questo spirito è nato il progetto “Agricoltura sociale e detenzione. Un percorso di futuro”, presentato a Roma alla Festa nazionale dell’Altra Economia (promossa dall’assessorato al Bilancio della Regione Lazio in collaborazione con Aiab, Altromercato, Arci, Legambiente, Wwf, in programma a Roma fino al 20 settembre).

L’iniziativa, partita lo scorso dicembre, è stata realizzata da Aiab in collaborazione col dipartimento amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia, Alpa, cooperativa Capodarco, Copa, garante detenuti Lazio, Inea, Rete fattorie sociali, Uila e con il finanziamento del Ministero del Lavoro.

“Il problema delle carceri non va circoscritto ai soli addetti ai lavori, ma riguarda tutta la società. Per questo – ha detto Anna Ciaperoni, vicepresidente Aiab – abbiamo voluto occuparcene”.

Attualmente sono circa 50 gli istituti penitenziari che hanno un’attività agricola. A questi si devono aggiungere le aziende private che lavorano con le carceri. I detenuti occupati in attività agricola sono 372, il 2,8 per cento del totale, a cui si sommano i detenuti che lavorano con le aziende.

“Sono numeri modesti – ha detto Ciaperoni – a livello quantitativo, ma a livello qualitativo l’attività si è rivelata ad alta valenza educativa”. “Oggi l’affollamento nelle carceri ha superato il livello di tollerabilità – ha detto Angiolo Marroni, garante dei diritti dei detenuti Regione Lazio -. In questo contesto la pena detentiva non è soltanto inutile, ma diventa dannosa per la società, perchè i detenuti non compiono nessun percorso educativo. In questo ambito pensiamo che l’agricoltura , come il lavoro in genere, possa essere importante per recuperare le persone. Per rendere effettivi e incisivi questi progetti bisogna però investire in formazione e incentivare l’ingresso delle aziende nelle carceri, affinchè i prodotti possano raggiungere il mercato e i detenuti possano lavorare realmente nella società”.

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