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La danza per combattere l’anoressia.

Autore: . Data: lunedì, 28 settembre 2009Commenti (0)

Una terapia innovativa per affrontare un problema sempre più diffuso.

mediciSecondo Claude Lorin, psicoanalista all’Ospedale di St. Anne a Parigi, consulente scientifico dell’Association Internationale d’Histoire de la Psychanalise e professore all’Università Parigi X, la danza può essere una soluzione possibile per la pericolosa patologia.

“Danzare significa utilizzare in modo positivo le preoccupazione alimentari”, spiega Caude Lorin nella prefazione del suo libro. “La danza può trasformare la malattia in qualcosa di sacro perchè implica la sublimazione di tutto ciò che è corpo, slancio vitale, desiderio, passione – spiega ancora – La danza infatti non ha mai fatto altro che sublimare il piacere e la voluttà di un corpo in supremo godimento simbolico. L’anoressica cade nell’acqua o nuota in acque torbide. La ballerina mette in luce il proprio corpo. È un Narciso che non annega”.

Il ricercatore aggiunge: “La ballerina si concede il diritto di riconoscere il proprio corpo. L’anoressica assolutamente no”. “Lo stadio dello specchio – prosegue – così decisivo nella costruzione dell’individuo assomiglia, nell’anoressica, a uno specchio che distorca i riflessi”.

Per lo psicoanalista “la danza è una parte dell’arte del pensare. Giustezza, equilibrio, intelligenza, profondità. I desideri di un ballerino possono essere chimerici, ma la sua volontà è d’acciaio”.

Risponde Patrick Dupond, etoile all’Opera di Parigi: “Ogni danzatore deve poter disciplinare il proprio corpo, ma la ‘maitrise’, il controllo del proprio corpo non devono trasformarsi in una battaglia, non è una lotta instancabile contro se stessi. Per avere successo le ballerine necessitano di una straordinaria energia, hanno bisogno di carburante. In realtà – prosegue Dupond – non esistono regole assolute. È responsabilità di ciascuno mangiare al momento giusto e secondo il proprio ritmo”.

“La teoria di Claude Lorin nel suo libro ‘Uno sguardo sull’anoressia’ è interessante come punto di vista personale”, dichiara Paola Iorio, direttrice della Scuola del ballo del Teatro dell’Opera di Roma. “La danza è fatta di grande disciplina e una giusta alimentazione è fondamentale per il fisico e soprattutto per le sforzo al quale si sottopongono i giovani danzatori – spiega ancora – Ma lo ripeto, la danza non può salvare dall’anoressia. Ci sono ben altre motivazioni legate a questa malattia e terapie mediche possibili per guarire. Insegno da oltre 40 anni, sono stata docente anche in Accademia – prosegue Paola Jorio – In tutta la mia lunga carriera ho avuto solo tre casi di ragazze anoressiche. Quando ci sono problemi consiglio sempre di rivolgersi ad un medico o meglio ad un dietologo perchè le diete ‘fai da tè sono sempre pericolosissime non solo per il fisico, ma soprattutto per la psiche”.

“Un’alimentazione seria è importantissima per qualsiasi sport o attività, non solo per la danza – interviene Carla Fracci, alla guida del corpo di ballo del Costanzi – Permette di operare per il meglio. La disciplina è alla base della nostra arte – prosegue la Fracci – ma nel cibo serve semplicemente moderazione. Si può mangiare di tutto, basta limitare le quantità. Persino un mezzo bicchiere di vino rosso, la sera dopo uno spettacolo, può far bene”.

Le obiezioni dei ‘professionisti’ del settore, tuttavia, non tengono conto dell’approccio psicoanalitico al problema, fermandosi ai soli aspetti tecnici dell’arte della danza, per cui le tesi del medico francese potrebbero aprire una strada nuova nel campo della lotta all’anoressia.

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