Indagini sui rifiuti tossici affondati in Calabria
Adesso si scopre che i fatti erano noti da anni.
Secondo il Procuratore capo di Brescia, Nicola Pace, quanto emerso dalle indagini sulla nave Kunsky affondata al largo delle coste calabresi, “ha tutta l’aria di essere una conferma ai risultati investigativi ottenuti dalla procura di Matera”, di cui negli anni novanta era capo “e di Reggio Calabria, con il pm Francesco Neri”.
Il procuratore Pace spiega anche che “all’epoca risultava già evidente, benchè non comprovato da elementi oggettivi, l’affondamento doloso di 42 navi con carichi di rifiuti anche radioattivi. Questo nell’ambito di un’attività delinquenziale posta in atto durante un’altra apparentemente legale”.
Nell’indagine cui prese parte il magistrato bresciano, in particolare, emersero dati interessanti sulla presenza di una di queste navi, la ‘Rigel’, a circa 2.400 metri di profondità , a Capo Spartivento, nello Ionio calabrese.
Le operazioni di accertamento e di recupero sarebbero state particolarmente difficoltose e onerose e nonostante la segnalazione il ministero della Giustizia decise di non procedere.
All’origine dell’affondamento di navi radioattive vi sarebbe stata un’attività delinquenziale posta in essere da persone che avrebbero finto di ricorrere a un metodo scientifico e legale, allora individuato, per lo smaltimento di scorie radioattive.
Si sarebbe dovuto procedere alla loro incapsulazione in siluri da spedire a velocità altissima in fondali molto profondi e soprattutto fangosi, facilmente penetrabili. Qualcuno, venuto a conoscenza del progetto, sarebbe riuscito a ottenere le scorie da smaltire e il relativo indennizzo, agendo poi senza scrupoli attraverso l’affondamento di carrette del mare nel Mediterraneo, ma anche nell’alto Adriatico e nello Ionio.
Tra gli investigatori impegnati allora vi fu anche il personale del Corpo forestale in servizio a Brescia, che veniva chiamato, per l’alta competenza, anche in altre province. Il procuratore capo di Brescia ricorda con particolare commozione, infine, la morte, ufficialmente per cause naturali, del capitano Natale de Grazia, allora impegnato nel censimento delle navi al centro delle indagini.


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