In Italia dilaga il mostro della crisi
Nascosto dai media ed ignorato dal governo arriva con l’autunno lo tsunami che rischia di travolgere il Paese.
In questi giorni l’irresponsabile compagnia di giro che popola le stanze del Palazzo è alle prese con le conseguenze della crisi finanziaria mondiale. Ieri il presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, nel corso del suo intervento al Work Shop Ambrosetti di Cernobbio, ha detto che “Confindustria e sindacati devono farsi parte integrante di un progetto Paese. Ci vuole coesione e non conflittualità ”. L’associazione che riunisce gli imprenditori, poi, ha lanciato la proposta di creazione di fondi settoriali a sostegno delle imprese. “L’idea è di creare una sorta di società consortili che sottoscrivano obbligazioni e azioni di aziende, che le aziende stesse possano ricomprare dopo un periodo di circa tre anni”, ha sostenuto Marcegaglia, aggiungendo: “Credo si tratti di un meccanismo che possa dare risposte alle esigenze di ricapitalizzazione e di consolidamento delle imprese”.
Infine il presidente di Confindustria ha reso noto che “con Epifani ci siamo incontrati in privato e abbiamo avuto un dialogo costruttivo. Non posso entrare nel merito di quello che ci siamo detti ma c’è coscienza da ambo le parti che siamo una fase delicata e che la soluzione della crisi dipende anche dai nostri comportamenti. Ho invitato Epifani a far in modo che prevalga ciò che ci unisce su cià che ci separa”.
Il leader della Cgil è sembrato molto meno ottimista, rivelando subito che con Mercegaglia “abbiamo solo scambiato qualche opinione, allo stato niente di più”. Poi Epifani ha continuato: “Abbiamo un interesse comune noi e le imprese a chiedere che non si licenzino i lavoratori, non si chiudano le aziende, ci sia meno fisco sulle buste paga dei lavoratori” ed è arrivato al vero nodo politico che ha del tutto devastato le relazioni sindacali negli ultimi otto mesi: “Poi abbiamo un tema che ci divide che è il modello contrattuale”. Quindi il capo del più grande sindacato italiano, al centro di una strategia che ha visto Cisl, Uil, governo, centrodestra e Confindustria impegnati in una battaglia all’ultimo sangue per determinarne l’isolamento, ha sottolineato il problema all’ordine del giorno: “Noi abbiamo avanzato delle critiche – ha sottolineato – mi aspetto che Confindustria rifletta sulle nostre osservazioni e faccia qualche passo in avanti. Se li farà – ha avvertito – è chiaro che allora noi ne trarremo anche delle conseguenze. Questo è il lavoro che dovremo fare nei prossimi giorni, certo conviene a tutti affrontare la crisi più uniti”.
Il clima adesso ‘unitario’ cercato da Confindiustia è la conseguenza di tre fattori sostanziali: l’asfissia del sistema produttivo italiano, la totale inadeguatezza dell’attività del governo. il pericolo di fortissime proteste popolari a causa dell’esplosione della cassa integrazione, del non rinnovo di decine di migliaia di contratti per i precari, dell’aumento della disoccupazione.
Secondo l’Istat nel mese di giugno la bilancia commerciale totale ha segnato un saldo negativo di 631 milioni, mentre sia le esportazioni che le importazioni vanno malissimo. Sempre a giugno, per gli scambi complessivi, le esportazioni sono diminuite del 20,7 per cento e le importazioni hanno segnato un meno 21,3 per cento. La bilancia commerciale con i Paesi Ue in un anno ha visto calare l’export del 24,4 per cento e l’import del 14,1.
Nel solo Piemonte, una delle regioni più sviluppate d’Italia, se si comparano i dati del 2009 con quelli dell’anno precedente, si scopre che la crisi ha divorato almeno 10mila posti di lavoro, 11 milioni di giornate lavorative, 100mila assunzioni, Nella stessa regione il ricorso alla cassa integrazione è aumentato di oltre il 1.000 per cento.
Per il presidente dell’Unione Industriale di Torino, Gianfranco Carbonato, “ormai abbiamo toccato il fondo, ma stiamo per superarlo”. Ma mentre i buoni auspici dell’imprenditore rimangono tali il ricorso agli ammortizzatori sociali continua a crescere: le ore di cassa ordinaria (52 settimane a disposizione in 2 anni), all’inizio del secondo semestre 2009 sono passate dai 6,3 milioni dell’intero 2008 ai 70,9 milioni di luglio 2009, con un incremento del 1.015 per cento.
Anche la cassa straordinaria (concessa caso per caso ad aziende chiuse, in fallimento, crisi o riorganizzazione) è esplosa, passando dai 9,2 milioni di ore del 2008 ai 21,7 milioni di luglio 2009, con un incremento del 136 per cento.
Mentre non solo il Piemonte è nel delirio in tutto il Paese si estende la protesta degli insegnanti rimasti a casa dopo i tagli alla scuola e la riorganizzazione delle classi volute da Gelmini e Tremonti. Per il Lazio, nelle sole scuole elementari, è il caos, perchè mancano oltre il 60 per cento dei docenti e i maestri di ruolo non sono in grado di coprire il fabbisogno. Nella provincia di Roma nell’istituto Piero della Francesca ci sono 30 docenti in meno, in via Cilea 25, al Caldani 25, a Casalpalocco 21, ad Ardea II 20, in via Rodano 20, al Lido del Faro 19, al Martini 19, al Collodi 18, al Grassi 13.
Il segretario della Flc Cgil di Roma e del Lazio ha detto: “Se in una scuola mancano dieci professori è già un record, figurarsi 30. Dovrebbero immettere in ruolo molte persone in più”. Le conseguenze dell’operato del governo nel Lazio sono terribili: 3211 docenti in meno, 1328 tra bidelli e personale amministrativo, 2800 pensionamenti e solo 1350 nuove immissioni in ruolo tra docenti e tecnici-amministrativi.
In Liguria sono state tagliate le ore di assistenza ai portatori di handicap (18 abituali, 24 nella scuola materna ed elementare). Nel tempo nel quale i ragazzi saranno privi di ausilio rimarranno nelle aule senza saper che fare o nei casi più gravi dovranno restare a casa.
In questo scenario apocalittico i media e la politica non fanno nulla per rendere l’opinione pubblica consapevole della serietà della situazione. L’autunno si annuncia gravido di incertezze, mentre i partiti, chiusi nei rispettivi fortini, sono dilaniati da lotte intestine in vista di una più o meno ravvicinata debacle del premier, assediato da scandali che per quanto si sia tentato di coprire ne hanno minato il prestigio nel mondo e compromesso l’autorevolezza anche tra i sostenitori.
Per l’oposizione nulla da segnalare, infine. I principale schieramento, il Pd, è alle prese con proprio congresso, mentre quella che un tempo era chiamata sinistra ‘radicale’ deve occuparsi del collasso dei propri apparati, poichè con la perdita di gran parte del finanziamento pubblico a causa della scomparsa dal Parlamento italiano ed europeo non ci sono neppure i soldi per l’ordinaria amministrazione.


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