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Il Brunetta furioso

Autore: . Data: lunedì, 21 settembre 2009Commenti (0)

Il ministro è incontenibile, quasi imbarazzante.

brunetta1Aveva detto sabato scorso che “ci sono elite irresponsabili che stanno preparando un vero e proprio colpo di stato”, pensando ai protagoniati “della rendita parassitaria, burocratica, finanziaria, editoriale”.

Per il ‘castiga fannulloni’  “questa sedicente elite in questo anno di grande crisi ha pensato solo a come far cadere un governo che guarda caso cominciava a colpire proprio le casematte della rendita”.

Ignaro del fatto che un gran numero di analisti e persino gli esperti dell’Osce considerano le misure del governo di cui fa parte non particolarmente efficaci contro la disoccupazione e poco attente alla difesa delle categorie più deboli, Brunetta si è anche occupato dell’opposizione lanciando un appello “alla povera sinistra che da questa finta elite si fa irretire”.

“Propongo – ha sentenziato – una lotta di liberazione per i compagni della sinistra per bene: liberatevi da questo abbraccio mortale di questa cattiva finanza, di questo cattivo sindacato, di questi cattivi gruppi editoriali”. Insomma di tutu quelli che criticano Berlusconi.

Poi, con un’espressione colorita, ha lanciato la sua scomunica definitiva contro quella che conisdera la ‘cattiva’ sinistra (opposta alla non meglio identificata “sinistra per bene”): “Che vada a morire ammazzata”.

In Italia tra un premier che oltre alle escort è arrivato a fare le corna in una foto ufficiale con numerosi altri capi di stato e governo, un altro ministro che chiama i ‘padani’ alla ‘lotta di liberazione’ ed auspica la secessione di una parte del Paese contro l’oppressore (che poi è lui stesso nella sua funzione di governante), il titolare degli Interni che chiede di “essere cattivi” contro i migranti, facendo finta di non sapere che le leggi non prevedono l’uso di aggettivi ci può aspettare di tutto, anche l’imprecazione o il ricorso al malocchio.

Le critiche sono piovute, anche impietose, dopo la rivelazione di un progetto per sovvertire le istituzioni, ma brunetta anche ieri ha insistito: “Non sono un ipocrita, non mi scuso per i toni che ho usato: se i giornalini o i giornaloni si attaccano a una battuta ironica fatta in romanesco facciano pure, nel merito di quello che ho detto non ho ricevuto nessuna obiezione”.

Obiezione a cosa? La notizia di un golpe in preparazione è ignota a molti e stupisce che Brunetta , al corrente di un simile pericolosissimo piano per rovesciare la democrazia, non si sia rivolto subito alla magistratura, invece di renderlo noto durante un dibattito a Cortina d’Ampezzo, amena località turistica sulle Dolomiti.

L’uso dell’epressione in “romanesco”, per lui che è veneto, può essere tollerata, anche se il ministro ebbe a raccomandare ai suoi impiegati: “Anche il venerdì i dipendenti delle pubbliche amministrazioni devono vestire in giacca e cravatta. Quando si è un’azienda pubblica e si ha a che fare con il pubblico, si hanno doveri maggiori rispetto al privato”.

Un “rispetto” che nella frase “vada a morire ammazzata” è difficoltosamente riscontrabile.

Rispondendo a chi lo aveva criticato sabato Brunetta ha risposto: “I benpensanti dicono che ho usato toni forti, ma qui è in gioco la democrazia”, insistendo nella tesi del complotto.

Quindi ha spiegato: “Io ho fatto un identikit delle èlites parassitarie che si appoggiano alla sinistra e che vogliono far cadere un governo democraticamente eletto. Non chiedetemi i nomi: la domanda la giro a voi, pubblica opinione e giornalisti, basta cercare sulle pagine dei giornali negli ultimi cinque mesi”.

Insomma, un ministro della Repubblica ha dedotto leggendo “giornalini o i giornaloni” che in angoli bui della società italiana ci sono persone delle quali conosce i nomi (ma non vuol renderli noti) impegnate nel voler far cadere democraticamente eletto. Cadere come? Con le armi? Con strategie stragiste? Organizzando un attentato?

Non sono mancati anche i commenti positivi alle dichiarazioni di Brunetta. Il più interessante viene dal suo collega ai Beni culturali, Bondi. Ha detto il ministro-poeta: “Renato Brunetta ha compiuto un’opera culturale, nel senso che ha squarciato il velo di ipocrisia che divide la maggioranza dei cittadini italiani da una minoranza che disprezza il voto popolare, e che pretenderebbe di sostituirsi ad esso sulla base di un’aristocratica concezione della democrazia”

Poi Bondi ha aggiunto: “Una minoranza che spadroneggia nel campo dell’organizzazione della cultura grazie ai denari pubblici, senza volersi assoggettare al giudizio del pubblico anzi disprezzandolo. Una minoranza che ha l’ardire di sbandierare ancora una pretesa diversità morale con il risultato di straziare ingiustamente gli avversari politici e di sfigurare il volto dell’Italia nel mondo; una minoranza che non hai mai dismesso l’obiettivo di ribaltare i risultati elettorali, non tramite una sana e regolare competizione, bensì utilizzando l’arma del discredito, del linciaggio mediatico, della delegittimazione morale e dell’uso politico della giustizia. Renato Brunetta ha il merito di aver dato voce ad una maggioranza finora silenziosa, ma ora consapevole della propria forza, delle proprie ragioni e delle proprie responsabilità”.

A chi si riferisce Bondi? Chi impera nel mondo della cultura? Sa che la principale azienda culturale italiana, la Rai, è totalmente occupata dalla sua parte politica, o che un’importante fondazione americana, ‘Freedom House’, nel suo rapporto 2009 ha scritto: “Nonostante l’Europa Occidentale goda a tutt’oggi della più ampia libertà di stampa, l’Italia è stata retrocessa nella categoria dei Paesi parzialmente liberi, dal momento che la libertà di parola è stata limitata da nuove leggi, dai tribunali, dalle crescenti intimidazioni subite dai giornalisti da parte della criminalità organizzata e dei gruppi di estrema destra, e a causa dell’eccessiva concentrazione della proprietà dei media”.

Le demagogia, l’abitudine a confondere le acque, il ritenere chi denuncia il malcostume imperante in Italia responsabile del crollo dell’immagine e della credibilità del Paese nel mondo sono fenomeni imbarazzanti.

Infine, va forse associato al gruppo occulto di golpisti anche il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, che nello stesso momento in cui Brunetta auspicava per la “cattiva sinistra” un destino mortale, ha detto: “E’ necessario che dal mondo politico arrivino uomini retti che possano dare un contributo importante alla vita del Paese in questi anni”.

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