I magistrati si difendono dagli attacchi di Berlusconi
Ancora una durissima polemica tra il premier ed i giudici.
Con una immagine personale in caduta libera, il Cavaliere suppone che la miglior difesa sia l’attacco. Così l’8 settembre aveva detto: “So che ci sono fermenti in procura, a Palermo e a Milano. Si ricominciano a guardare i fatti del ’93, del ’94 e del ’92. Mi fa male che queste persone, con i soldi di tutti, facciano cose cospirando contro di noi, che lavoriamo per il bene del Paese”.
Poi il presidente del Consiglio aveva aggiunto che le inchieste dei magistrati lombardi e siciliani sono “follia pura”. Con un una epressione durissima aveva insistito:”Ci attaccano come tori inferociti” e concluso: “Qui c’è un torero che non ha paura di nessuno. Noi lavoriamo per il bene del Paese”.
Berlusconi si riferiva alle possibili ripercussioni prodotte dalle dichiarazioni fatte dal figlio dell’ex sindaco di Palermo Massimo Ciancimino, condannato a 5 anni e 8 mesi per aver usato e riciclato i soldi provenienti dal tesoro occulto di suo padre.
Sembra che gli inquirenti abbiano riaperto alcuni fascicoli accantonati, alla ricerca di nuovi è più autorevoli ‘ispiratori’ delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, nelle quali fiurono assassinati Falcone, Borsellino e numerosi agenti delle scorte.
Nel 2005, su mezzo foglietto di carta trovato durante la perquisizione di un locale di Palermo in uso a Massimo Ciancimino, era scritta una frase: “La mafia nel ’91 progettò di mettere le mani su una delle reti tv di Silvio Berlusconi minacciandolo di “tristi fatti”.
Il documento era di difficile interpretazione, perchè mancava la parte superiore del foglio ed è rimasto negli archivi per anni. Adesso è conservato dalla corte d’Appello di Palermo, dove è in corso il processo di secondo grado contro il figlio dell’ex sindaco, il commercialista Gianni Lapis, l’avvocato Giorgio Ghiron e la vedova di Vito Ciancimino, Epifania Silvia Scardino, tutti già condannati col rito abbreviato dal Gup Giuseppe Sgadari. Ciancimino per riciclaggio, Ghiron e Lapis per intestazioni fittizia di beni di provenienza illecita.
Il figlio dell’ex sindaco di Palermo avrebbe, inoltre, detto ai giudici Ingroia e Di Matteo, di aver parlato con il padre del documento, ispirato da rivelazioni di Bernardo Provenzano.
Reagendo all’offensiva del Cavaliere ieri l’Associazione nazionale magistrati (Anm) ha affermato che la lotta alla mafia “non può tollerare infondate operazioni di delegittimazione dei magistrati e delle forze dell’ordine, esposti in prima linea nell’azione di contrasto alla criminalità mafiosa”. L’Anm ha la propria “indignazione” per le dichiarazioni “inaccettabili” del presidente del Consiglio contro le procure di Milano e Palermo.
“Ancora una volta l’onorevole Berlusconi – ha protestato la giunta dell’Anm- definisce folli i magistrati che hanno come unica responsabilità quella di esercitare le loro funzioni al servizio del Paese, senza condizionamenti”.
Pr il sindacato dei magistrati e “del tutto inaccettabile che il Capo del Governo affermi che i magistrati impegnati in indagini difficilissime su fatti tra i più gravi della storia del nostro Paese, quali le stragi mafiose dei primi anni ’90, sprecano i soldi dei contribuenti. Come se non fosse interesse di tutti fare piena luce, e con ogni mezzo, su vicende gravissime che presentano aspetti ancora oscuri”.
“La lotta alla mafia, che il Governo in carica dichiara spesso di voler perseguire con ogni mezzo – anno aggiunto i giudici – richiede un impegno corale di tutte le istituzioni e non può tollerare infondate operazioni di delegittimazione dei magistrati e delle forze dell’ordine, esposti in prima linea nell’azione di contrasto alla criminalità mafiosa”. A loro l’Anm esprime “il pieno sostegno e la convinta solidarietà della magistratura italiana”.
Una nuova drammatica polemica a margine di nuovo interrogativo inquietante, che non ha ancora riscontri, ma certamente in grado di aprire nuovi dubbi e perplessità, quasi eguali a quelle prodotte da un articolo pubblicato in Francia dal noto settimanale ‘le Nouvel Observateur” nei primi giorni di agosto ed anche quello senza riscontri effettivi. Il giornale aveva scritto a proposito delle indagini in corso a Bari: “Sul filo delle rivelazioni, l’ipotesi di un’infiltrazione della mafia russa ai vertici dello Stato italiano prende consistenza” e per provare l’affermazione si citava una fonte anonima, indicata come “poliziotto anti-mafia” che avrebbe detto al reporter d’oltralpe: “Nelle feste di Villa Certosa, Tarantini faceva arrivare navi intere di ragazze dell’Est, dalla Russia e dall’Ucraina. Con loro, c’era la droga, certamente. È la stessa filiera…”.


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